Non c'è solo l'Italia che vince a Houston, ma c'è anche l'Italia che si racconta, da Joe Di Maggio a Yogi Berra. A fianco dell'impresa della nazionale di baseball guidata da Francisco Cervelli contro i maestri statunitensi c'è una mostra interattiva organizzata dal Museo nazionale dell'emigrazione italiana (Mei) di Genova e dall'Ufficio diplomazia sportiva del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), realizzata da Opera Laboratori. Le storie dei grandi giocatori - e delle grandi giocatrici - italodiscendenti che hanno lasciato il segno sui diamanti americani. "Storie di impegno e di fatica, di riscatto arrivato grazie allo sport", racconta al telefono con l'ANSA Paolo Masini, direttore del Mei, da Houston dopo aver assistito alla storica vittoria azzurra. Storie che hanno un valore doppio, perché da una parte mostrano agli Stati Uniti il contributo - a volte più noto, come nel caso di Joe Di Maggio, altre volte oggi sconosciuto ai più - di chi ha contribuito a rendere grande un loro sport nazionale partendo dallo Stivale; dall'altra, fa riscoprire agli italodiscendenti di oggi le proprie radici, valorizzandole. E così è andata con i componenti azzurri della nazionale, che hanno assistito in gruppo all'inaugurazione della mostra all'Italian Cultural & Community Center di Houston, in collaborazione anche con la Federbaseball: "L'idea era far vedere ai giocatori la storia che hanno sulle spalle, volevamo che loro passassero in mezzo a quelle immagini per portarsele dietro e caricarsi - spiega Masini -. La loro vittoria con gli Usa è stata esaltante, perché è un po' il punto finale di un cerchio che si chiude, la rivalsa di un popolo a cui quel gioco è stato insegnato e che tramite quello si è anche integrato". Per questo, racconta Masini, viene naturale pensare, dopo la loro impresa, alle vite di chi li ha preceduti. Da Tony Lazzeri, nato a San Francisco ma originario della Lucchesia e primo campione italo americano nella Mlb, a Clementina Brida, nota come Maud Nelson, che dopo aver giocato per diverse squadre di baseball professionistiche divenne, nel 1911, proprietaria e direttrice delle Western Bloomer Girls. Fino a Joe Di Maggio, il più grande di tutti, immmortalato in uno scatto che vale più di mille parole con un piatto di pasta e a fianco la madre Rosalia, che veniva da Isola delle Femmine: "L'immagine di famiglie che hanno sudato tanto - commenta Masini - quella era l'Italia dell'emigrazione che ce l'ha fatta". Pochi anni dopo, Di Maggio sarebbe stato ritratto a fianco di Marilyn Monroe. La mostra, dopo Houston, farà tappa a New Orleans, ma la volontà degli organizzatori, dati anche i riscontri di pubblico, è che possa girare gli States, da New York a Miami. Qui si giocheranno le finali del World Baseball Classic, e la speranza è che ci possano essere anche gli azzurri. Del resto, come diceva la leggenda dei New York Yankees Yogi Berra, origini lombarde e forse ispiratore del personaggio dell'Orso Yoghi, "It ain't over till it's over": "Non è finita, finché non è finita".
di Redazione
11/03/2026 - 19:36
Non c'è solo l'Italia che vince a Houston, ma c'è anche l'Italia che si racconta, da Joe Di Maggio a Yogi Berra. A fianco dell'impresa della nazionale di baseball guidata da Francisco Cervelli contro i maestri statunitensi c'è una mostra interattiva organizzata dal Museo nazionale dell'emigrazione italiana (Mei) di Genova e dall'Ufficio diplomazia sportiva del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), realizzata da Opera Laboratori. Le storie dei grandi giocatori - e delle grandi giocatrici - italodiscendenti che hanno lasciato il segno sui diamanti americani. "Storie di impegno e di fatica, di riscatto arrivato grazie allo sport", racconta al telefono con l'ANSA Paolo Masini, direttore del Mei, da Houston dopo aver assistito alla storica vittoria azzurra. Storie che hanno un valore doppio, perché da una parte mostrano agli Stati Uniti il contributo - a volte più noto, come nel caso di Joe Di Maggio, altre volte oggi sconosciuto ai più - di chi ha contribuito a rendere grande un loro sport nazionale partendo dallo Stivale; dall'altra, fa riscoprire agli italodiscendenti di oggi le proprie radici, valorizzandole. E così è andata con i componenti azzurri della nazionale, che hanno assistito in gruppo all'inaugurazione della mostra all'Italian Cultural & Community Center di Houston, in collaborazione anche con la Federbaseball: "L'idea era far vedere ai giocatori la storia che hanno sulle spalle, volevamo che loro passassero in mezzo a quelle immagini per portarsele dietro e caricarsi - spiega Masini -. La loro vittoria con gli Usa è stata esaltante, perché è un po' il punto finale di un cerchio che si chiude, la rivalsa di un popolo a cui quel gioco è stato insegnato e che tramite quello si è anche integrato". Per questo, racconta Masini, viene naturale pensare, dopo la loro impresa, alle vite di chi li ha preceduti. Da Tony Lazzeri, nato a San Francisco ma originario della Lucchesia e primo campione italo americano nella Mlb, a Clementina Brida, nota come Maud Nelson, che dopo aver giocato per diverse squadre di baseball professionistiche divenne, nel 1911, proprietaria e direttrice delle Western Bloomer Girls. Fino a Joe Di Maggio, il più grande di tutti, immmortalato in uno scatto che vale più di mille parole con un piatto di pasta e a fianco la madre Rosalia, che veniva da Isola delle Femmine: "L'immagine di famiglie che hanno sudato tanto - commenta Masini - quella era l'Italia dell'emigrazione che ce l'ha fatta". Pochi anni dopo, Di Maggio sarebbe stato ritratto a fianco di Marilyn Monroe. La mostra, dopo Houston, farà tappa a New Orleans, ma la volontà degli organizzatori, dati anche i riscontri di pubblico, è che possa girare gli States, da New York a Miami. Qui si giocheranno le finali del World Baseball Classic, e la speranza è che ci possano essere anche gli azzurri. Del resto, come diceva la leggenda dei New York Yankees Yogi Berra, origini lombarde e forse ispiratore del personaggio dell'Orso Yoghi, "It ain't over till it's over": "Non è finita, finché non è finita".