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NEWS - Equidi, l'onorevole Brambilla: "Più controlli sui cavalli a fine carriera"
28.02.2026 11:15 di Napoli Magazine
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“Se non ritengano opportuno rafforzare il sistema dei controlli sui cavalli a fine carriera, per evitare che finiscano o nel circuito della macellazione abusiva o in triangolazioni illegali all’estero con la medesima destinazione finale”. Lo chiede in un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare e al ministro della Salute l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente.

“Le norme vigenti - ricorda la deputata di Nm - distinguono i cavalli DPA (destinati alla produzione alimentare) dai non-DPA (non destinati alla produzione alimentare) che, una volta assegnati a questa categoria, sono irreversibilmente esclusi dalla macellazione. La carriera dei cavalli non-DPA ha durata massima variabile secondo l’impiego: tipicamente (esclusi cavalli-atleti leggendari) 5-7 anni per il galoppo e 10 per il trotto, fino a 16-17 anni nelle prove di equitazione più dure e fino a 19-20 anni in quelle più leggere, mentre la naturale aspettativa di vita media per un cavallo, a seconda delle razze e delle condizioni di vita, è di 25-30 anni, con alti costi di mantenimento. Considerando il numero dei cavalli immessi nel circuito ippico o dell’equitazione sportiva ogni anno, dell’ordine delle decine di migliaia, ci si aspetterebbe, anche tenendo conto di attività “di riserva” come il turismo ippico o l’ippoterapia, una consistente presenza di individui anziani (oltre i 20 anni) non-DPA, ma, nonostante l’assenza di precise rilevazioni, non pare questo il caso”.

Di qui l’interrogativo, semplice ma pregnante: che fine fanno i cavalli non-DPA a fine carriera?

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NEWS - Equidi, l'onorevole Brambilla: "Più controlli sui cavalli a fine carriera"

di Redazione

28/02/2026 - 11:15

“Se non ritengano opportuno rafforzare il sistema dei controlli sui cavalli a fine carriera, per evitare che finiscano o nel circuito della macellazione abusiva o in triangolazioni illegali all’estero con la medesima destinazione finale”. Lo chiede in un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare e al ministro della Salute l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente.

“Le norme vigenti - ricorda la deputata di Nm - distinguono i cavalli DPA (destinati alla produzione alimentare) dai non-DPA (non destinati alla produzione alimentare) che, una volta assegnati a questa categoria, sono irreversibilmente esclusi dalla macellazione. La carriera dei cavalli non-DPA ha durata massima variabile secondo l’impiego: tipicamente (esclusi cavalli-atleti leggendari) 5-7 anni per il galoppo e 10 per il trotto, fino a 16-17 anni nelle prove di equitazione più dure e fino a 19-20 anni in quelle più leggere, mentre la naturale aspettativa di vita media per un cavallo, a seconda delle razze e delle condizioni di vita, è di 25-30 anni, con alti costi di mantenimento. Considerando il numero dei cavalli immessi nel circuito ippico o dell’equitazione sportiva ogni anno, dell’ordine delle decine di migliaia, ci si aspetterebbe, anche tenendo conto di attività “di riserva” come il turismo ippico o l’ippoterapia, una consistente presenza di individui anziani (oltre i 20 anni) non-DPA, ma, nonostante l’assenza di precise rilevazioni, non pare questo il caso”.

Di qui l’interrogativo, semplice ma pregnante: che fine fanno i cavalli non-DPA a fine carriera?