Marten De Roon, centrocampista dell'Atalanta, ha parlato a Sky Sport dopo la vittoria contro il Borussia Dortmund in Champions League: "Che posso dire? Questa è una serata storica per noi, è veramente tanta roba. C’erano pochi che hanno creduto prima della partita, forse. Noi, il giorno dopo la partita di andata, ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto che dovevamo crederci. Penso che dal primo minuto abbiamo messo in campo questo spirito, questo atteggiamento, questa consapevolezza che potevamo farcela. L’abbiamo fatto, pur soffrendo forse negli ultimi quindici-venti minuti, e poi chiudere così… non ho parole. Qual è stata la molla, la scintilla? Il capitano non ha fatto un discorso particolare, però ci siamo detti che prima era importante la prestazione e poi avremmo guardato se riuscivamo a fare un gol, se riuscivamo a farne due. Non dovevamo entrare in campo pensando che dovevamo per forza vincere subito. C’erano novanta minuti da giocare. Siamo entrati così in campo, però con lo spirito di partire subito forte perché un gol iniziale aiuta sempre. Abbiamo messo loro in difficoltà, soprattutto con la pressione. In trasferta avevamo concesso troppo spazio, soprattutto a Guirassy tra le linee di centrocampo, dove ho sofferto un pochino io. In questa partita siamo stati più compatti, abbiamo fatto una grande gara di intensità. Davanti Zalewski ha fatto una grande partita e alla fine tutti hanno messo il proprio contributo. Un po’ di fortuna devi averla, però questa è una grande serata. Questa vittoria sta solo un gradino sotto Dublino? Il Liverpool in trasferta è stato anche abbastanza bello, e poi la gara con il Valencia in casa. Però questa è in Champions, andare agli ottavi è tanta roba. Siamo ancora una squadra di provincia, però adesso rappresentiamo un orgoglio per l’Italia e questo vuol dire tanto. Quando si è visto il sangue sulla fronte di Krstovic, nessuno ha avuto dubbi sul rigore. Era scontato che lo tirasse Samardzic? No, nello spogliatoio c’è un foglio dove sono indicati i rigoristi: prima c’è Scamacca, poi Sama, terzo Pasalic. Ho sentito Jimmy chiedere al mister 'calcia Sama?' e lui ha confermato, quindi c’era poco dubbio. E, vedendo come l’ha tirato, anche lui aveva pochi dubbi. Ci sono cento parole, perché l’Atalanta è tante cose. Si è partiti soprattutto dalle cose che ho detto prima: atteggiamento, spirito, concetti così. Da lì si è parlato di qualità, del fatto che dovevamo mettere qualità, di tanti compiti e principi che abbiamo sviluppato negli ultimi anni. Però le parole più importanti sono state quelle legate allo spirito, perché senza spirito non arrivi da nessuna parte. Secondo me oggi abbiamo visto proprio questo: soprattutto in casa riusciamo a trascinare non solo la squadra ma anche i tifosi, e per gli avversari diventa difficile giocare qui. Il piano tattico era molto semplice: più pressione. Anche Scamacca andava ad attaccare il portiere partendo dalla parte sinistra, così non c’era più il passaggio comodo verso il suo difensore di riferimento. L’idea era di mettere più pressione sui loro difensori, che all’andata avevano avuto troppo spazio e troppo tempo per giocare palloni facili. Poi, in fase di possesso palla, ci siamo detti che dovevamo cercare molto di più la profondità, perché loro giocano con una linea molto alta. All’andata avevamo giocato quasi sempre incontro, venendo incontro al pallone, mentre questa volta abbiamo attaccato gli spazi. Abbiamo messo i braccetti, con Kolasinac e Scavini, ad attaccare i loro attaccanti, così si sono abbassati e anche le seconde palle, invece di arrivare sulla nostra metà campo, arrivavano sulla loro metà campo. È andata così. Io dico sempre che un po’ di fortuna e un po’ di voglia in più devi averle, però oggi ce le siamo meritata".
di Redazione
25/02/2026 - 21:14
Marten De Roon, centrocampista dell'Atalanta, ha parlato a Sky Sport dopo la vittoria contro il Borussia Dortmund in Champions League: "Che posso dire? Questa è una serata storica per noi, è veramente tanta roba. C’erano pochi che hanno creduto prima della partita, forse. Noi, il giorno dopo la partita di andata, ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto che dovevamo crederci. Penso che dal primo minuto abbiamo messo in campo questo spirito, questo atteggiamento, questa consapevolezza che potevamo farcela. L’abbiamo fatto, pur soffrendo forse negli ultimi quindici-venti minuti, e poi chiudere così… non ho parole. Qual è stata la molla, la scintilla? Il capitano non ha fatto un discorso particolare, però ci siamo detti che prima era importante la prestazione e poi avremmo guardato se riuscivamo a fare un gol, se riuscivamo a farne due. Non dovevamo entrare in campo pensando che dovevamo per forza vincere subito. C’erano novanta minuti da giocare. Siamo entrati così in campo, però con lo spirito di partire subito forte perché un gol iniziale aiuta sempre. Abbiamo messo loro in difficoltà, soprattutto con la pressione. In trasferta avevamo concesso troppo spazio, soprattutto a Guirassy tra le linee di centrocampo, dove ho sofferto un pochino io. In questa partita siamo stati più compatti, abbiamo fatto una grande gara di intensità. Davanti Zalewski ha fatto una grande partita e alla fine tutti hanno messo il proprio contributo. Un po’ di fortuna devi averla, però questa è una grande serata. Questa vittoria sta solo un gradino sotto Dublino? Il Liverpool in trasferta è stato anche abbastanza bello, e poi la gara con il Valencia in casa. Però questa è in Champions, andare agli ottavi è tanta roba. Siamo ancora una squadra di provincia, però adesso rappresentiamo un orgoglio per l’Italia e questo vuol dire tanto. Quando si è visto il sangue sulla fronte di Krstovic, nessuno ha avuto dubbi sul rigore. Era scontato che lo tirasse Samardzic? No, nello spogliatoio c’è un foglio dove sono indicati i rigoristi: prima c’è Scamacca, poi Sama, terzo Pasalic. Ho sentito Jimmy chiedere al mister 'calcia Sama?' e lui ha confermato, quindi c’era poco dubbio. E, vedendo come l’ha tirato, anche lui aveva pochi dubbi. Ci sono cento parole, perché l’Atalanta è tante cose. Si è partiti soprattutto dalle cose che ho detto prima: atteggiamento, spirito, concetti così. Da lì si è parlato di qualità, del fatto che dovevamo mettere qualità, di tanti compiti e principi che abbiamo sviluppato negli ultimi anni. Però le parole più importanti sono state quelle legate allo spirito, perché senza spirito non arrivi da nessuna parte. Secondo me oggi abbiamo visto proprio questo: soprattutto in casa riusciamo a trascinare non solo la squadra ma anche i tifosi, e per gli avversari diventa difficile giocare qui. Il piano tattico era molto semplice: più pressione. Anche Scamacca andava ad attaccare il portiere partendo dalla parte sinistra, così non c’era più il passaggio comodo verso il suo difensore di riferimento. L’idea era di mettere più pressione sui loro difensori, che all’andata avevano avuto troppo spazio e troppo tempo per giocare palloni facili. Poi, in fase di possesso palla, ci siamo detti che dovevamo cercare molto di più la profondità, perché loro giocano con una linea molto alta. All’andata avevamo giocato quasi sempre incontro, venendo incontro al pallone, mentre questa volta abbiamo attaccato gli spazi. Abbiamo messo i braccetti, con Kolasinac e Scavini, ad attaccare i loro attaccanti, così si sono abbassati e anche le seconde palle, invece di arrivare sulla nostra metà campo, arrivavano sulla loro metà campo. È andata così. Io dico sempre che un po’ di fortuna e un po’ di voglia in più devi averle, però oggi ce le siamo meritata".