Raffaele Auriemma, giornalista, ha rilasciato alcune dichiarazioni sui suo canale YouTube: "Al netto dei disastri commessi da Gabriele Gravina da Castel di Sangro — perché sono stati disastri inenarrabili — la sua gestione, ormai pluriennale, non ha prodotto alcuna riforma ed è giunta al capolinea. Al netto di questo, però, fate una riflessione, come sto facendo io da anni. Continuiamo a dare mazzette nei settori giovanili, continuiamo a rimpinzare le rose degli Under 19 di calciatori stranieri, ma soprattutto continuiamo a far giocare nei settori giovanili i figli degli sponsor. Allora sapete che cosa vi dico? Il problema non è nel campo di calcio: risiede nei vertici, siano essi federali o di un singolo presidente di una società. Fino a quando i presidenti delle società di calcio non daranno importanza ai settori giovanili — e per importanza intendo attenzione e capacità di creare valore al loro interno — non cambierà nulla. Perché molte volte nei settori giovanili i soldi arrivano, ma poi bisogna capire dove vanno a confluire, in quali rivoli si disperdono. Se non si fa così, l’Italia andrà ancora più giù, sempre più a rotoli. Mai era successo che una nazionale campione del mondo per quattro volte non andasse ai Mondiali per tre edizioni consecutive. Prima d’ora non era mai accaduto. L’Italia, in passato, era stata assente ai Mondiali solo in altre due occasioni: nel 1930, per scelta, e nel 1958, quando non si qualificò al torneo poi vinto dal Brasile. Questa è l’Italia, amici miei: l’Italia dei favori e dei favoritismi. Mi fa sorridere che oggi nel governo esista un Ministero del Merito. Ma qual è il merito, se nei settori giovanili devono giocare i figli degli sponsor o i figli di persone che magari hanno qualche precedente penale? Perché tutto questo non viene sistemato? Perché l’Italia è così. Complimenti. Ma d’altra parte andate ad analizzare, a scandagliare, a setacciare il mio settore, quello delle misure, e poi chiedetevi come mai certe persone stanno lavorando. Andate a setacciare la loro storia e capirete che probabilmente il merito c’entra soltanto in minima parte. Anzi, per niente".
di Redazione
02/04/2026 - 12:52
Raffaele Auriemma, giornalista, ha rilasciato alcune dichiarazioni sui suo canale YouTube: "Al netto dei disastri commessi da Gabriele Gravina da Castel di Sangro — perché sono stati disastri inenarrabili — la sua gestione, ormai pluriennale, non ha prodotto alcuna riforma ed è giunta al capolinea. Al netto di questo, però, fate una riflessione, come sto facendo io da anni. Continuiamo a dare mazzette nei settori giovanili, continuiamo a rimpinzare le rose degli Under 19 di calciatori stranieri, ma soprattutto continuiamo a far giocare nei settori giovanili i figli degli sponsor. Allora sapete che cosa vi dico? Il problema non è nel campo di calcio: risiede nei vertici, siano essi federali o di un singolo presidente di una società. Fino a quando i presidenti delle società di calcio non daranno importanza ai settori giovanili — e per importanza intendo attenzione e capacità di creare valore al loro interno — non cambierà nulla. Perché molte volte nei settori giovanili i soldi arrivano, ma poi bisogna capire dove vanno a confluire, in quali rivoli si disperdono. Se non si fa così, l’Italia andrà ancora più giù, sempre più a rotoli. Mai era successo che una nazionale campione del mondo per quattro volte non andasse ai Mondiali per tre edizioni consecutive. Prima d’ora non era mai accaduto. L’Italia, in passato, era stata assente ai Mondiali solo in altre due occasioni: nel 1930, per scelta, e nel 1958, quando non si qualificò al torneo poi vinto dal Brasile. Questa è l’Italia, amici miei: l’Italia dei favori e dei favoritismi. Mi fa sorridere che oggi nel governo esista un Ministero del Merito. Ma qual è il merito, se nei settori giovanili devono giocare i figli degli sponsor o i figli di persone che magari hanno qualche precedente penale? Perché tutto questo non viene sistemato? Perché l’Italia è così. Complimenti. Ma d’altra parte andate ad analizzare, a scandagliare, a setacciare il mio settore, quello delle misure, e poi chiedetevi come mai certe persone stanno lavorando. Andate a setacciare la loro storia e capirete che probabilmente il merito c’entra soltanto in minima parte. Anzi, per niente".