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IL PENSIERO - Adani: "Amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità e non voglio cambiare"
19.07.2026 12:26 di Napoli Magazine
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Lele Adani, ex difensore oggi commentatore tecnico della Rai, ha fatto il punto sul Mondiale attraverso le pagine del Corriere della Sera: "Messi? Qui siamo di fronte probabilmente al più grande genio del XXI secolo e secondo me contro l'Inghilterra ha fatto la giocata più importante della sua storia con la Nazionale: non ho esagerato, anzi non sono arrivato dove Leo avrebbe meritato arrivassi. Posso anche credere che l'urlo sia invasivo, come credo che sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso. Fa comodo parlare solo delle urla. Quando metto le cuffie allo stadio e prendo il microfono, so chi l'ha portato prima di me. Ma proprio per questo la profondità del racconto e dell'analisi deve essere totale. Anticipare di un anno l'esplosione della Norvegia, capace di far fuori il Brasile palleggiandogli in faccia, non è forse un servizio pubblico completo? Ma fa comodo parlare solo del resto. Non voglio cambiare. Se vuoi tornare a giocare a calcio devi andare sui campi e parlare di calcio, lasciando che i ragazzi siano travolti di nuovo da tutto ciò che fa rivivere la magia. Io la vedo così, amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità. E non voglio cambiare".

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IL PENSIERO - Adani: "Amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità e non voglio cambiare"

di Redazione

19/07/2026 - 12:26

Lele Adani, ex difensore oggi commentatore tecnico della Rai, ha fatto il punto sul Mondiale attraverso le pagine del Corriere della Sera: "Messi? Qui siamo di fronte probabilmente al più grande genio del XXI secolo e secondo me contro l'Inghilterra ha fatto la giocata più importante della sua storia con la Nazionale: non ho esagerato, anzi non sono arrivato dove Leo avrebbe meritato arrivassi. Posso anche credere che l'urlo sia invasivo, come credo che sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso. Fa comodo parlare solo delle urla. Quando metto le cuffie allo stadio e prendo il microfono, so chi l'ha portato prima di me. Ma proprio per questo la profondità del racconto e dell'analisi deve essere totale. Anticipare di un anno l'esplosione della Norvegia, capace di far fuori il Brasile palleggiandogli in faccia, non è forse un servizio pubblico completo? Ma fa comodo parlare solo del resto. Non voglio cambiare. Se vuoi tornare a giocare a calcio devi andare sui campi e parlare di calcio, lasciando che i ragazzi siano travolti di nuovo da tutto ciò che fa rivivere la magia. Io la vedo così, amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità. E non voglio cambiare".