Calcio
IL PENSIERO - Anellucci: "Nel calcio bisogna intervenire con riforme concrete, allenatori? Si è esaltato tanto Italiano per il suo gioco, ma poi ha trovato dei limiti, stesso discorso per De Zerbi e Farioli"
17.04.2026 11:25 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA. Di seguito, un estratto dell’intervista.

Si fa un nome per la FIGC, quello di Giovanni Malagò, attuale presidente del CONI: crede che possa essere l'uomo giusto?

"Sicuramente bisogna cambiare pagina, senza sbagliare, perché non c'è più tempo per recuperare. Serve un taglio netto col passato, e andava fatto molto prima, abbiamo buttato via anni importanti. Bisogna intervenire con riforme concrete, non solo parole. Detto questo, Malagò ha dimostrato nelle sue esperienze da manager di essere un valore aggiunto. Purtroppo il calcio passa prima dalla politica: la federazione deve essere forte politicamente per avere possibilità di crescita, soprattutto oggi che ci sono altre federazioni molto potenti. Serve una struttura solida, intelligente, prima sul piano politico e poi su quello tecnico, cosa che negli ultimi anni è mancata completamente". 

Malagò può sembrare un nome politico, ma guardando l'esplosione del CONI e degli altri sport in crescita in Italia sembrerebbe l'uomo giusto, non trova?

"Infatti è quello che le dicevo, quando hai una carriera politica ma anche organizzativa, i risultati arrivano. Il lavoro del CONI è stato un successo sotto tutti i punti di vista: presenze, atleti, medaglie. In Italia abbiamo sport in crescita esponenziale perché sono stati strutturati bene. Guardi cosa ha fatto Angelo Binaghi con la Federtennis: una programmazione seria, strutture importanti e anche la fortuna di avere una generazione di tennisti forti. Oggi abbiamo giocatori come Jannik Sinner che dominano il ranking mondiale. Gli Internazionali d'Italia a Roma sono diventati un evento straordinario, tra i più importanti al mondo, con numeri e incassi record. Questo è il risultato della programmazione, cosa che nel calcio purtroppo non c'è stata". 

Le narrazioni sugli allenatori in Italia continuano a cambiare: in questa stagione ormai manca solo la matematica per certificare che l'esordiente Cristian Chivu sia arrivato davanti a nomi come Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Cosa significa questo?

"Non solo questo. Si è esaltato tanto Vincenzo Italiano per il suo gioco, ma poi ha trovato dei limiti. Si è parlato tanto anche di Roberto De Zerbi e dei suoi sistemi, ma bisogna guardare i risultati. Stesso discorso per Francesco Farioli: allenare l'Ajax è importante, ma i risultati contano. Bisogna dare merito a Chivu, che molti sottovalutavano. Bastava vedere il lavoro fatto con l'Inter Primavera o al Parma per capire che siamo di fronte a un grande allenatore". 

È stato più merito di Chivu o demerito dei grandi allenatori, che hanno avuto anche investimenti importanti?

"Io cambierei proprio il modo di fare informazione. Se sei amico di certi ambienti sei bravo, altrimenti sei scarso: questo è un problema. Il merito, in Italia, spesso viene visto quasi negativamente. Detto questo, Chivu ha una squadra forte e completa, ma non basta: devi metterci del tuo. È vero che più sali di livello e meno incide l'allenatore, ma non è così semplice. Non è facile allenare neanche una Primavera o costruire un progetto giovani come al Parma. Poi è chiaro che altri allenatori hanno fatto spendere 150-200 milioni ai loro club e sono comunque indietro in classifica: questo deve far riflettere. Ci sono allenatori meno considerati, come quelli di Parma e Udinese, che fanno un lavoro eccellente valorizzando giocatori sconosciuti. Altri invece sono sopravvalutati perché hanno grandi investimenti alle spalle". 

Da ciò che sa, crede che Antonio Conte resterà sulla panchina del SSC Napoli anche nella prossima stagione?

"Io credo di no. Penso che si stia cercando una soluzione per uscire da un contratto molto importante. Non credo che il presidente voglia continuare a sostenere certi costi senza i risultati sperati, soprattutto in Europa. Oggi la vera differenza economica per un club come il Napoli la fa l'Europa, non il campionato. Si guarda sempre più a competizioni che garantiscono introiti maggiori. Credo quindi che si possa chiudere un ciclo e ripartire con un progetto diverso, magari con un allenatore più incline al confronto". 

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IL PENSIERO - Anellucci: "Nel calcio bisogna intervenire con riforme concrete, allenatori? Si è esaltato tanto Italiano per il suo gioco, ma poi ha trovato dei limiti, stesso discorso per De Zerbi e Farioli"

di Redazione

17/04/2026 - 11:25

A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA. Di seguito, un estratto dell’intervista.

Si fa un nome per la FIGC, quello di Giovanni Malagò, attuale presidente del CONI: crede che possa essere l'uomo giusto?

"Sicuramente bisogna cambiare pagina, senza sbagliare, perché non c'è più tempo per recuperare. Serve un taglio netto col passato, e andava fatto molto prima, abbiamo buttato via anni importanti. Bisogna intervenire con riforme concrete, non solo parole. Detto questo, Malagò ha dimostrato nelle sue esperienze da manager di essere un valore aggiunto. Purtroppo il calcio passa prima dalla politica: la federazione deve essere forte politicamente per avere possibilità di crescita, soprattutto oggi che ci sono altre federazioni molto potenti. Serve una struttura solida, intelligente, prima sul piano politico e poi su quello tecnico, cosa che negli ultimi anni è mancata completamente". 

Malagò può sembrare un nome politico, ma guardando l'esplosione del CONI e degli altri sport in crescita in Italia sembrerebbe l'uomo giusto, non trova?

"Infatti è quello che le dicevo, quando hai una carriera politica ma anche organizzativa, i risultati arrivano. Il lavoro del CONI è stato un successo sotto tutti i punti di vista: presenze, atleti, medaglie. In Italia abbiamo sport in crescita esponenziale perché sono stati strutturati bene. Guardi cosa ha fatto Angelo Binaghi con la Federtennis: una programmazione seria, strutture importanti e anche la fortuna di avere una generazione di tennisti forti. Oggi abbiamo giocatori come Jannik Sinner che dominano il ranking mondiale. Gli Internazionali d'Italia a Roma sono diventati un evento straordinario, tra i più importanti al mondo, con numeri e incassi record. Questo è il risultato della programmazione, cosa che nel calcio purtroppo non c'è stata". 

Le narrazioni sugli allenatori in Italia continuano a cambiare: in questa stagione ormai manca solo la matematica per certificare che l'esordiente Cristian Chivu sia arrivato davanti a nomi come Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Cosa significa questo?

"Non solo questo. Si è esaltato tanto Vincenzo Italiano per il suo gioco, ma poi ha trovato dei limiti. Si è parlato tanto anche di Roberto De Zerbi e dei suoi sistemi, ma bisogna guardare i risultati. Stesso discorso per Francesco Farioli: allenare l'Ajax è importante, ma i risultati contano. Bisogna dare merito a Chivu, che molti sottovalutavano. Bastava vedere il lavoro fatto con l'Inter Primavera o al Parma per capire che siamo di fronte a un grande allenatore". 

È stato più merito di Chivu o demerito dei grandi allenatori, che hanno avuto anche investimenti importanti?

"Io cambierei proprio il modo di fare informazione. Se sei amico di certi ambienti sei bravo, altrimenti sei scarso: questo è un problema. Il merito, in Italia, spesso viene visto quasi negativamente. Detto questo, Chivu ha una squadra forte e completa, ma non basta: devi metterci del tuo. È vero che più sali di livello e meno incide l'allenatore, ma non è così semplice. Non è facile allenare neanche una Primavera o costruire un progetto giovani come al Parma. Poi è chiaro che altri allenatori hanno fatto spendere 150-200 milioni ai loro club e sono comunque indietro in classifica: questo deve far riflettere. Ci sono allenatori meno considerati, come quelli di Parma e Udinese, che fanno un lavoro eccellente valorizzando giocatori sconosciuti. Altri invece sono sopravvalutati perché hanno grandi investimenti alle spalle". 

Da ciò che sa, crede che Antonio Conte resterà sulla panchina del SSC Napoli anche nella prossima stagione?

"Io credo di no. Penso che si stia cercando una soluzione per uscire da un contratto molto importante. Non credo che il presidente voglia continuare a sostenere certi costi senza i risultati sperati, soprattutto in Europa. Oggi la vera differenza economica per un club come il Napoli la fa l'Europa, non il campionato. Si guarda sempre più a competizioni che garantiscono introiti maggiori. Credo quindi che si possa chiudere un ciclo e ripartire con un progetto diverso, magari con un allenatore più incline al confronto".