Calcio
IN SARDEGNA - Arbitra 17enne aggredita, il dirigente: "Mi scuso ma non l'ho colpita"
09.03.2026 16:07 di Napoli Magazine
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Non si placano le polemiche a seguito dall'aggressione subita da un' arbitra di calcio di 17 anni, la scorsa settimana durante la partita tra Gioventù Sarroch e La Salle, nel Cagliaritano. La ragazza è finita al Pronto soccorso con lesioni alla mandibola e 45 giorni di cure. Ma il dirigente-guardalinee accusato di averla colpita per la mancata concessione di una rimessa laterale, nega quanto riportato nel referto arbitrale. "Sono molto amareggiato per quanto è accaduto in campo, non avrei mai dovuto perdere il controllo e dire quelle brutte parole all'arbitra ma non le ho messo le mani addosso e cinque anni di squalifica sono ingiustificati", ha detto all'Unione Sarda Guglielmo Pelagalli, dirigente della squadra di Sarroch. "Mi assumo le mie responsabilità per le offese e per essere entrato in campo dopo essere stato espulso ma non sono un violento. Non ho colpito la ragazza né con un pugno né con uno schiaffo, l'ho solamente sfiorata nel tentativo di toglierle il fischietto dalla bocca". Anche la società si schiera al suo fianco. "L'aggressione verbale è stata deprecabile, certi episodi non dovrebbero mai accadere e siamo dispiaciuti per questo - afferma il presidente Rocco Canepa - ma nessuno ha messo le mani addosso all'arbitra. Giocatori e genitori sono pronti a testimoniare. Siamo sempre stati una società corretta". Sulla vicenda interviene oggi la Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza della Sardegna, Carla Puligheddu. "Esprimo lo sdegno più profondo per un episodio che supera ogni limite di civiltà sportiva e umana", dichiara in una nota. "È inquietante che un dirigente adulto, investito di una responsabilità educativa, si trasformi nell'aggressore di una ragazza minorenne. Lo sport giovanile deve essere una palestra di vita, non un teatro di violenza e prevaricazione. Prendo atto con sconcerto - prosegue Carla Puligheddu - dei tentativi, emersi nel dibattito locale e in alcune comunicazioni societarie, di relativizzare l'accaduto. Parlare di 'aggressione verbale' a fronte di atti ufficiali della Giustizia sportiva che certificano due schiaffi, un pugno al volto e una prognosi medica di 45 giorni, non è solo una distorsione della realtà: è un atto di becera delegittimazione dell'autorità arbitrale e della dignità della vittima".

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IN SARDEGNA - Arbitra 17enne aggredita, il dirigente: "Mi scuso ma non l'ho colpita"

di Redazione

09/03/2026 - 16:07

Non si placano le polemiche a seguito dall'aggressione subita da un' arbitra di calcio di 17 anni, la scorsa settimana durante la partita tra Gioventù Sarroch e La Salle, nel Cagliaritano. La ragazza è finita al Pronto soccorso con lesioni alla mandibola e 45 giorni di cure. Ma il dirigente-guardalinee accusato di averla colpita per la mancata concessione di una rimessa laterale, nega quanto riportato nel referto arbitrale. "Sono molto amareggiato per quanto è accaduto in campo, non avrei mai dovuto perdere il controllo e dire quelle brutte parole all'arbitra ma non le ho messo le mani addosso e cinque anni di squalifica sono ingiustificati", ha detto all'Unione Sarda Guglielmo Pelagalli, dirigente della squadra di Sarroch. "Mi assumo le mie responsabilità per le offese e per essere entrato in campo dopo essere stato espulso ma non sono un violento. Non ho colpito la ragazza né con un pugno né con uno schiaffo, l'ho solamente sfiorata nel tentativo di toglierle il fischietto dalla bocca". Anche la società si schiera al suo fianco. "L'aggressione verbale è stata deprecabile, certi episodi non dovrebbero mai accadere e siamo dispiaciuti per questo - afferma il presidente Rocco Canepa - ma nessuno ha messo le mani addosso all'arbitra. Giocatori e genitori sono pronti a testimoniare. Siamo sempre stati una società corretta". Sulla vicenda interviene oggi la Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza della Sardegna, Carla Puligheddu. "Esprimo lo sdegno più profondo per un episodio che supera ogni limite di civiltà sportiva e umana", dichiara in una nota. "È inquietante che un dirigente adulto, investito di una responsabilità educativa, si trasformi nell'aggressore di una ragazza minorenne. Lo sport giovanile deve essere una palestra di vita, non un teatro di violenza e prevaricazione. Prendo atto con sconcerto - prosegue Carla Puligheddu - dei tentativi, emersi nel dibattito locale e in alcune comunicazioni societarie, di relativizzare l'accaduto. Parlare di 'aggressione verbale' a fronte di atti ufficiali della Giustizia sportiva che certificano due schiaffi, un pugno al volto e una prognosi medica di 45 giorni, non è solo una distorsione della realtà: è un atto di becera delegittimazione dell'autorità arbitrale e della dignità della vittima".