Calcio
L'ELOGIO - Anellucci: "Napoli, Hojlund tra i migliori, può stare tranquillamente in una rosa importante"
20.05.2026 11:31 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.
 
Da uomo che ha portato Edinson Cavani al Napoli, come giudica la stagione di Rasmus Højlund?

"Guardi, io sono chiaramente di parte. Nel senso che oggi, attaccanti della qualità e del valore di Edinson Cavani, per me non ce ne sono in giro. Però lo dico da cultore della materia. Detto questo, Højlund non ha fatto assolutamente male al Napoli. Anzi, credo che in tutto il marasma che si è creato sia stato uno dei giocatori che ha fatto meglio. Non conosco i dettagli del diritto di riscatto o del prestito, ma credo che Højlund meriterebbe sicuramente la conferma. Ha fatto un percorso di crescita importante: è arrivato come attaccante molto forte in profondità, devastante in accelerazione, poi ha dovuto imparare a giocare spalle alla porta e lo ha fatto bene. È un calciatore che può stare tranquillamente in una rosa importante, di una squadra che punta a vincere e a competere in Europa".
 
Lei ritiene che una squadra come il Napoli, che vuole restare ai vertici come ha dimostrato la gestione De Laurentiis, possa prescindere da Antonio Conte in panchina?
 
"Assolutamente sì".
 
Da tempo lei sostiene posizioni molto nette su Antonio Conte. Può spiegarci meglio il suo pensiero?
 
"Guardi, io me lo sono già tolto qualche sassolino. Io da dicembre le dicevo che Conte non sarebbe stato più l’allenatore del Napoli. Per una serie di situazioni di campo e di gestione dello spogliatoio. Conte ha dei meriti importanti, ma anche dei debiti. E questo mi sorprende perché è stato calciatore e conosce benissimo le dinamiche dello spogliatoio. Però, come tutti, ha pregi e difetti, e in alcune situazioni i difetti superano i pregi. Se lei fa un sondaggio e 100 persone su 100 dicono una cosa, non possono sbagliare tutti. La gestione degli ultimi mesi non è stata eccellente, soprattutto nei rapporti tra allenatore e giocatori. Poi sento dire che i calciatori guadagnano tanto e quindi devono solo essere felici: non è così. Devi stare bene nel tuo ambiente di lavoro, e se qualcosa non funziona, prima o poi esplode. E infatti è esploso. Conte in Europa ha sempre fatto più fatica, mentre in campionato, quando ha rose importanti, vince. Questo è il suo merito, ma spesso è un effetto boomerang: ti dà tanto, ma poi ti toglie altrettanto in termini di gestione".
 
Si sapeva già prima del suo arrivo che Conte è un allenatore molto esigente. Nel calcio moderno questo può creare problemi?
 
"Certo che sì. Conte è uno che pretende tutto perché ha una grande cultura del lavoro. Però oggi i calciatori sono diversi rispetto a quindici anni fa, sono più viziati e più pagati. E questo crea uno squilibrio. Io lo dico da trent’anni: c’è una grande differenza tra calciatori e giocatori veri. Oggi molti dovrebbero quasi pagare per giocare la domenica. Una volta c’era un altro livello di cultura calcistica, non solo in campo ma anche nelle scrivanie. Oggi manca la competenza. E quando manca la competenza, manca il merito. E senza merito il calcio va in declino. Lo vediamo tutti. Non basta cambiare un presidente federale, bisogna cambiare la cultura alla base. Bisogna ripartire dai giovani, dalle scuole, dai settori giovanili. In America lo hanno capito: il calcio è cresciuto perché hanno costruito un sistema serio dalle basi. In Italia invece manca programmazione e competenza".
 
Lei ha parlato anche di dirigenti e competenze: cosa intende?

"Intendo che oggi troppi si improvvisano direttori senza avere la competenza per farlo. Se devi costruire un palazzo, ti affidi a un ingegnere, non a chiunque. Nel calcio invece spesso funziona al contrario. E questo è un problema serio. Molti non hanno esperienza reale e si basano su cose sentite dire. La meritocrazia è quasi sparita, soprattutto nelle categorie inferiori. E i pochi bravi arrivano in Serie A troppo rapidamente, senza un percorso vero".
 
Un suo giudizio sul primo periodo di Giovanni Manna al Napoli?
 
"Per me è difficile giudicare una persona che non conosco personalmente. Non ho nulla contro Manna, ma credo che sia complicato fare il direttore sportivo con un allenatore come Conte, che di fatto accentra molte dinamiche di gestione. In questi casi lo spazio operativo è ridotto. Detto questo, se davvero Conte dovesse lasciare, allora sarà interessante vedere Manna con maggiore autonomia. In quel caso potremo valutarne davvero il lavoro. Sarà un banco di prova importante per lui".
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L'ELOGIO - Anellucci: "Napoli, Hojlund tra i migliori, può stare tranquillamente in una rosa importante"

di Redazione

20/05/2026 - 11:31

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.
 
Da uomo che ha portato Edinson Cavani al Napoli, come giudica la stagione di Rasmus Højlund?

"Guardi, io sono chiaramente di parte. Nel senso che oggi, attaccanti della qualità e del valore di Edinson Cavani, per me non ce ne sono in giro. Però lo dico da cultore della materia. Detto questo, Højlund non ha fatto assolutamente male al Napoli. Anzi, credo che in tutto il marasma che si è creato sia stato uno dei giocatori che ha fatto meglio. Non conosco i dettagli del diritto di riscatto o del prestito, ma credo che Højlund meriterebbe sicuramente la conferma. Ha fatto un percorso di crescita importante: è arrivato come attaccante molto forte in profondità, devastante in accelerazione, poi ha dovuto imparare a giocare spalle alla porta e lo ha fatto bene. È un calciatore che può stare tranquillamente in una rosa importante, di una squadra che punta a vincere e a competere in Europa".
 
Lei ritiene che una squadra come il Napoli, che vuole restare ai vertici come ha dimostrato la gestione De Laurentiis, possa prescindere da Antonio Conte in panchina?
 
"Assolutamente sì".
 
Da tempo lei sostiene posizioni molto nette su Antonio Conte. Può spiegarci meglio il suo pensiero?
 
"Guardi, io me lo sono già tolto qualche sassolino. Io da dicembre le dicevo che Conte non sarebbe stato più l’allenatore del Napoli. Per una serie di situazioni di campo e di gestione dello spogliatoio. Conte ha dei meriti importanti, ma anche dei debiti. E questo mi sorprende perché è stato calciatore e conosce benissimo le dinamiche dello spogliatoio. Però, come tutti, ha pregi e difetti, e in alcune situazioni i difetti superano i pregi. Se lei fa un sondaggio e 100 persone su 100 dicono una cosa, non possono sbagliare tutti. La gestione degli ultimi mesi non è stata eccellente, soprattutto nei rapporti tra allenatore e giocatori. Poi sento dire che i calciatori guadagnano tanto e quindi devono solo essere felici: non è così. Devi stare bene nel tuo ambiente di lavoro, e se qualcosa non funziona, prima o poi esplode. E infatti è esploso. Conte in Europa ha sempre fatto più fatica, mentre in campionato, quando ha rose importanti, vince. Questo è il suo merito, ma spesso è un effetto boomerang: ti dà tanto, ma poi ti toglie altrettanto in termini di gestione".
 
Si sapeva già prima del suo arrivo che Conte è un allenatore molto esigente. Nel calcio moderno questo può creare problemi?
 
"Certo che sì. Conte è uno che pretende tutto perché ha una grande cultura del lavoro. Però oggi i calciatori sono diversi rispetto a quindici anni fa, sono più viziati e più pagati. E questo crea uno squilibrio. Io lo dico da trent’anni: c’è una grande differenza tra calciatori e giocatori veri. Oggi molti dovrebbero quasi pagare per giocare la domenica. Una volta c’era un altro livello di cultura calcistica, non solo in campo ma anche nelle scrivanie. Oggi manca la competenza. E quando manca la competenza, manca il merito. E senza merito il calcio va in declino. Lo vediamo tutti. Non basta cambiare un presidente federale, bisogna cambiare la cultura alla base. Bisogna ripartire dai giovani, dalle scuole, dai settori giovanili. In America lo hanno capito: il calcio è cresciuto perché hanno costruito un sistema serio dalle basi. In Italia invece manca programmazione e competenza".
 
Lei ha parlato anche di dirigenti e competenze: cosa intende?

"Intendo che oggi troppi si improvvisano direttori senza avere la competenza per farlo. Se devi costruire un palazzo, ti affidi a un ingegnere, non a chiunque. Nel calcio invece spesso funziona al contrario. E questo è un problema serio. Molti non hanno esperienza reale e si basano su cose sentite dire. La meritocrazia è quasi sparita, soprattutto nelle categorie inferiori. E i pochi bravi arrivano in Serie A troppo rapidamente, senza un percorso vero".
 
Un suo giudizio sul primo periodo di Giovanni Manna al Napoli?
 
"Per me è difficile giudicare una persona che non conosco personalmente. Non ho nulla contro Manna, ma credo che sia complicato fare il direttore sportivo con un allenatore come Conte, che di fatto accentra molte dinamiche di gestione. In questi casi lo spazio operativo è ridotto. Detto questo, se davvero Conte dovesse lasciare, allora sarà interessante vedere Manna con maggiore autonomia. In quel caso potremo valutarne davvero il lavoro. Sarà un banco di prova importante per lui".