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L'EX ARBITRO - De Meo: "Feci una segnalazione dopo Milan-Empoli del 2023, iniziò un calvario, vi spiego"
28.04.2026 15:49 di Napoli Magazine
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Pasquale De Meo, ex arbitro, è intervenuto a ‘Calcio Napoli 24 Live’ su CalcioNapoli24 TV: “Il 7 aprile 2023, durante Milan-Empoli, comportandomi sempre bene e rispettando il mio lavoro da uomo di regole, segnalai un comportamento da parte di un osservatore arbitrale presente nello spogliatoio, seguendo tutte le procedure corrette, anche perché noi associati AIA siamo tenuti a rispettare il codice etico e il regolamento, che poi ho allegato nella mia denuncia. Da quel momento è cominciato un vero e proprio calvario, perché questa segnalazione all’epoca non è stata gradita dal designatore Rocchi e, da lì, ci sono stati dei comportamenti nei miei confronti molto pesanti. Ho subito forti pressioni verbali a Coverciano, ma ho cercato di comportarmi sempre da uomo fino alle mie dimissioni dal ruolo, di certo non per motivi tecnici, ma perché, dopo aver presentato la mia denuncia, e dopo alcuni mesi di indagini, ho ricevuto l’archiviazione da parte della FIGC. Finalmente una procura ordinaria ha deciso di scendere in campo e di intervenire. Vedendo un mio collega, Rocca, che ha fatto la mia stessa denuncia e leggendo la sua lettera, mi sono praticamente immedesimato in lui, anche perché abbiamo vissuto le stesse identiche situazioni e condiviso anche degli anni insieme. Dopo la mia vicenda ho dovuto affrontare un brutto periodo, visto che sono stato messo da parte sia dal punto di vista tecnico che umano, anche perché non mi venivano date spiegazioni e, soprattutto, venivamo chiamati infami da altri colleghi. Posso dire che non è stato facile vivere in questo ambiente, ma oggi sono felice di essere libero e di poter guardare tutti negli occhi, come ho fatto allora e come faccio oggi. Non sono mai stato testimone diretto, ma circolavano voci che, nel campionato 2023/24 di Serie A, si utilizzassero alcuni gesti confusionali, come quelli che stanno emergendo negli ultimi giorni. Una persona che intraprende il percorso da arbitro deve seguire delle regole e rispettare dei doveri. Con le mie accuse mi sono ritrovato a scontrarmi contro un muro: alla luce della mia esperienza, posso dire di non essermi sentito tutelato. Anche al termine dell’archiviazione della mia accusa, non mi sono sentito per niente tutelato, perché evidentemente ciò che ho fatto non è stato gradito dal sistema, quindi dal trio Rocchi, Gravina e Chinè. Per 12 anni sono stato, tra virgolette, sotto contratto nel sistema arbitrale, ma non si trattava di un vero e proprio contratto: era più una forma non regolare, che non rispecchiava tutti i canoni del lavoro. Operando in sala VAR non c’è mai stata serenità e lucidità, anche perché si ha paura di sbagliare o di non intervenire, e questa mancanza di serenità può avere un impatto importante sulle partite, visto che poi non si riescono a gestire bene le situazioni. Quando si entra in campo o in sala VAR, c’è una grande mancanza di serenità, generata da questa confusione, anche perché l’arbitro non si sente tutelato e non può agire con tranquillità: si è più preoccupati del giudizio finale che del proprio operato, e questo può compromettere la concentrazione”.

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L'EX ARBITRO - De Meo: "Feci una segnalazione dopo Milan-Empoli del 2023, iniziò un calvario, vi spiego"

di Redazione

28/04/2026 - 15:49

Pasquale De Meo, ex arbitro, è intervenuto a ‘Calcio Napoli 24 Live’ su CalcioNapoli24 TV: “Il 7 aprile 2023, durante Milan-Empoli, comportandomi sempre bene e rispettando il mio lavoro da uomo di regole, segnalai un comportamento da parte di un osservatore arbitrale presente nello spogliatoio, seguendo tutte le procedure corrette, anche perché noi associati AIA siamo tenuti a rispettare il codice etico e il regolamento, che poi ho allegato nella mia denuncia. Da quel momento è cominciato un vero e proprio calvario, perché questa segnalazione all’epoca non è stata gradita dal designatore Rocchi e, da lì, ci sono stati dei comportamenti nei miei confronti molto pesanti. Ho subito forti pressioni verbali a Coverciano, ma ho cercato di comportarmi sempre da uomo fino alle mie dimissioni dal ruolo, di certo non per motivi tecnici, ma perché, dopo aver presentato la mia denuncia, e dopo alcuni mesi di indagini, ho ricevuto l’archiviazione da parte della FIGC. Finalmente una procura ordinaria ha deciso di scendere in campo e di intervenire. Vedendo un mio collega, Rocca, che ha fatto la mia stessa denuncia e leggendo la sua lettera, mi sono praticamente immedesimato in lui, anche perché abbiamo vissuto le stesse identiche situazioni e condiviso anche degli anni insieme. Dopo la mia vicenda ho dovuto affrontare un brutto periodo, visto che sono stato messo da parte sia dal punto di vista tecnico che umano, anche perché non mi venivano date spiegazioni e, soprattutto, venivamo chiamati infami da altri colleghi. Posso dire che non è stato facile vivere in questo ambiente, ma oggi sono felice di essere libero e di poter guardare tutti negli occhi, come ho fatto allora e come faccio oggi. Non sono mai stato testimone diretto, ma circolavano voci che, nel campionato 2023/24 di Serie A, si utilizzassero alcuni gesti confusionali, come quelli che stanno emergendo negli ultimi giorni. Una persona che intraprende il percorso da arbitro deve seguire delle regole e rispettare dei doveri. Con le mie accuse mi sono ritrovato a scontrarmi contro un muro: alla luce della mia esperienza, posso dire di non essermi sentito tutelato. Anche al termine dell’archiviazione della mia accusa, non mi sono sentito per niente tutelato, perché evidentemente ciò che ho fatto non è stato gradito dal sistema, quindi dal trio Rocchi, Gravina e Chinè. Per 12 anni sono stato, tra virgolette, sotto contratto nel sistema arbitrale, ma non si trattava di un vero e proprio contratto: era più una forma non regolare, che non rispecchiava tutti i canoni del lavoro. Operando in sala VAR non c’è mai stata serenità e lucidità, anche perché si ha paura di sbagliare o di non intervenire, e questa mancanza di serenità può avere un impatto importante sulle partite, visto che poi non si riescono a gestire bene le situazioni. Quando si entra in campo o in sala VAR, c’è una grande mancanza di serenità, generata da questa confusione, anche perché l’arbitro non si sente tutelato e non può agire con tranquillità: si è più preoccupati del giudizio finale che del proprio operato, e questo può compromettere la concentrazione”.