A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio è intervenuto Daniele Autieri, giornalista di Report: "Ci sono state tante reazioni, non ultima quella di Abodi. Tutti sorpresi, quando invece i mali del calcio li conoscono tutti. Sembra che nessuno voglia mettere le mani sulla questione che ormai è diventata centrale per il nostro Paese, perché il calcio è un'industria. Il livello di chiusura del sistema calcio è più chiuso rispetto ad altri sistemi? Non c'è presa di coscienza dei veri problemi del calcio italiano. Ci siamo resi conto della crisi solo dopo la partita contro la Bosnia. Se avessimo superato il turno dopo i rigori, avremmo esultato. In realtà la nostra Nazionale vive un problema endemico da tanti anni. Il problema non è casuale. I campioni li sforniamo, le U17-U19 sono più titolate al Mondo. Ma cosa succede poi a questi talenti quando esplodono? Succede che club di Serie A e Serie B non danno spazio. Solo 17 giocatori del sud presenti in Serie A: come mai? Perché conviene ai club fare più facilmente plusvalenze con trattative all'estero. Poi con le operazioni estero su estero si fanno affari personali. I nostri ragazzi italiani sono penalizzati per questo. Nel 2025, i club di Serie A hanno assegnato come commissioni 250 milioni di euro. Sappiamo bene qual è lo stato finanziario delle società italiane. In Italia il 70% sono stranieri, ne LaLiga è l'opposto. Noi facciamo l'intervista a Gravina che ci fa l'esempio sulla finale dell'Europeo U17, mentre quel Portogallo sconfitto dall'Italia manda poi 14 giocatori in Prima Squadra, solo 8 della formazione azzurra saranno poi utilizzati tra i grandi. Cambierà qualcosa con il nuovo presidente della FIGC? Malagò e Abete già sono stati nel giro. Malagò aveva anche definito i presidenti della Lega Serie A dei delinquenti. Procuratori hanno sempre più potere? Abbiamo provato a ribaltare questa teoria. I procuratori non sono i padroni del calcio. Il procuratore è uno strumento, ricco strumento, al servizio di questo sistema. Ma a dare le carte sono i presidenti e i direttori sportivi. Siamo riusciti a ricostruirlo, dimostrando che a muovere le pedine sono i club".
di Redazione
01/06/2026 - 16:18
A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio è intervenuto Daniele Autieri, giornalista di Report: "Ci sono state tante reazioni, non ultima quella di Abodi. Tutti sorpresi, quando invece i mali del calcio li conoscono tutti. Sembra che nessuno voglia mettere le mani sulla questione che ormai è diventata centrale per il nostro Paese, perché il calcio è un'industria. Il livello di chiusura del sistema calcio è più chiuso rispetto ad altri sistemi? Non c'è presa di coscienza dei veri problemi del calcio italiano. Ci siamo resi conto della crisi solo dopo la partita contro la Bosnia. Se avessimo superato il turno dopo i rigori, avremmo esultato. In realtà la nostra Nazionale vive un problema endemico da tanti anni. Il problema non è casuale. I campioni li sforniamo, le U17-U19 sono più titolate al Mondo. Ma cosa succede poi a questi talenti quando esplodono? Succede che club di Serie A e Serie B non danno spazio. Solo 17 giocatori del sud presenti in Serie A: come mai? Perché conviene ai club fare più facilmente plusvalenze con trattative all'estero. Poi con le operazioni estero su estero si fanno affari personali. I nostri ragazzi italiani sono penalizzati per questo. Nel 2025, i club di Serie A hanno assegnato come commissioni 250 milioni di euro. Sappiamo bene qual è lo stato finanziario delle società italiane. In Italia il 70% sono stranieri, ne LaLiga è l'opposto. Noi facciamo l'intervista a Gravina che ci fa l'esempio sulla finale dell'Europeo U17, mentre quel Portogallo sconfitto dall'Italia manda poi 14 giocatori in Prima Squadra, solo 8 della formazione azzurra saranno poi utilizzati tra i grandi. Cambierà qualcosa con il nuovo presidente della FIGC? Malagò e Abete già sono stati nel giro. Malagò aveva anche definito i presidenti della Lega Serie A dei delinquenti. Procuratori hanno sempre più potere? Abbiamo provato a ribaltare questa teoria. I procuratori non sono i padroni del calcio. Il procuratore è uno strumento, ricco strumento, al servizio di questo sistema. Ma a dare le carte sono i presidenti e i direttori sportivi. Siamo riusciti a ricostruirlo, dimostrando che a muovere le pedine sono i club".