Calcio
RADIO CRC - Chiariello: "Conte è una garanzia, lo terrei, ma al suo posto mi stuzzicano Sarri o Mancini"
05.05.2026 19:35 di Napoli Magazine
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Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "Si sta parlando moltissimo, dopo la vittoria a Napoli di Maurizio Sarri con la Lazio e questo finale di stagione scoppiettante della Lazio: una Lazio incredibile. Sembrava arrivata al capolinea, fuori dalla zona coppe, sperduta anche dall'Atalanta che aveva rimontato e se n'era andata. Una campagna acquisti a gennaio, dopo il blocco del mercato estivo, catastrofica, con partenze importantissime come Casseggiano e Guendozi. L'arrivo di un centravanti misconosciuto dal Salisburgo, una Lazio avviata alla catastrofe. Sciopero: i tifosi non entrano allo stadio. Un unico argine a tutto ciò: Maurizio Sarri, il quale si mette a lavorare di buzzo buono, tira fuori questo Taylor, centrocampista preso in Olanda, che si dimostra un acquisto straordinario, recupera giocatori che erano praticamente scomparsi dal radar come Nuno Tavares, che dopo un'apparizione folgorante all'inizio con la Lazio — sembrava una folgore su quella fascia — era diventato un disastro assoluto. Si inventa Patrick, un difensore centrale ex terzino, davanti alla difesa. Insomma, la Lazio batte il Milan, se ricordo bene, una grande di sicuro, Milan o Juve, una delle due: il Milan, credo. Batte il Napoli a Napoli e, da ultimo, va a vincere anche a Cremona, facendo un finale di stagione pazzesco e, in Coppa Italia, sovvertendo ogni pronostico, sopravanza l'Atalanta, seppure ai rigori, scoprendo in Motta un pararigori degno di — eh, come si chiamava il portiere della Steaua Bucarest che fece il fenomeno e parò quattro rigori? Quattro. Fatto sta che, insomma, Sarri a Napoli ha meritato di vincere. Il suo nome è tornato in grande spolvero, grande spolvero. E se ne parla come nuovo allenatore del Napoli, perché c'è molto scetticismo intorno all'incontro tra De Laurentiis e Conte, che dovrebbe sancire il patto per concludere il terzo anno di contratto. Onestamente il pessimismo è montante. Si chiamav Helmut Ducadan. Sì, signore, il portiere coi baffi, lo ricordo. E, insomma, se c'era ottimismo fino a un po' di tempo fa, negli ultimi tempi lo scetticismo è aumentato da più parti. Da cosa deriva questo scetticismo galoppante? Paradossalmente il Napoli sta blindando il secondo posto, che era un obiettivo di non poco conto, ma lo sta facendo giocando malissimo, malissimo. Parma, Lazio — la Cremonese non conta: hanno preso Giampaolo, si sono letteralmente… hanno fatto harakiri proprio e si sono buttati in Serie B da soli. Questo è venuto a giocare a Napoli uomo su uomo, pigliando una bambola incredibile e poi, contro il Como, è andata a giocare per lo 0-0. Parliamoci chiaro: l'ha portata a casa, per carità, ma ci si attende di più. E i nodi vengono al pettine. Il Napoli ha 20 esuberi; se non sono 20, sono 18, di cui 10 di ritorno. C'è da piazzare un'intera squadra di ritorno. Eh, signori, i nomi sono precisi, le chiacchiere stanno a zero. Eccoli qua, quelli che sono tornati, che vanno piazzati: tra Marin, Rafa Marin e Marianucci. Almeno uno tornerà in circolazione. E poi, tra quelli da piazzare, ci sono Zanoli, Cajuste, Zerbin, Nørlund, Rao, probabilmente sì, Ngonge, Lindström, Lucca, Ambrosino, Cheddira. In più c'è da piazzare, da sostituire in uscita Juan Jesus, Mazzocchi, Olivera con ogni probabilità, Anguissa: uno tra lui e Lobotka è partente, diciamocela tutta. Kvara, probabilmente; Lukaku sicuramente; e magari Giovanni da mandare in prestito a giocare. C'è Meret che esce e il punto interrogativo su Buongiorno. Venti: stiamo parlando di 20 calciatori. Chi resta? Milinkovic-Savic, Contini terzo portiere, Di Lorenzo, Rrahmani e Buongiorno; di sicuro Gutiérrez, Spinazzola — non si sa se rinnova — Gilmour e Lobotka, se va via chissà. McTominay, poniamo che Hasa rientri, può darsi. Giovane e Alisson verranno riscattati? Gli ultimi due di sicuro e chissà se Elmas verrà riscattato. Situazione molto complessa: i due troveranno la quadra? C'è scetticismo. E cosa accade però? Che chi viene ha tre problemi; anzi, chi viene ne ha due, forse anche tre. Sarri ne ha uno in più. E ora vi spiego il mio punto di vista. Chiaramente nessuno può pensare, sano di mente, che chi viene faccia i risultati che ha fatto Antonio Conte, almeno in Italia: primo posto, secondo posto e Supercoppa. E vale a fare… va. Quando noi, in 100 anni — perché è il centenario di storia — di scudetti ne abbiamo 2, 4? di Supercoppe 3… e all'improvviso vogliamo vincere, vincere, vincere. Ci ha preso questa bulimia esagerata. Dare un bel gioco alla squadra si chiede: “Il Napoli gioca male, ci vuole qualcuno che faccia giocare bene la squadra”. Eh beh, però faccia risultati, quindi deve coniugare gioco e produttività. Sarri lo fece: 91 punti, ma non ha vinto, ed è considerato un perdente. E non è corretto come ragionamento. Quindi il confronto con Conte sarà impari per chiunque, anche se sarà un gran nome — che sia Mancini, Sarri, Guardiola, perfino — che ha perso il campionato in Inghilterra col pareggio con l’Everton, salvo all’ultima giornata. Dopo una grande rimonta si è fatto fregare sul filo di lana e lì gli investimenti sono centinaia di milioni di euro, mica pizze e fichi. Chiunque verrà dovrà fare i conti con Conte, con un unico attuato a disposizione. Far meglio in Champions sarà facile, perché peggio di Conte in Champions non si può fare. Arrivare dopo il Pafos non si può fare manco volendo, sinceramente. Però perché la permanenza di Conte è importante? Perché Conte è un certificato di qualità. Vi piacerà o non vi piacerà, simpatico, antipatico, discutibile o no sui metodi di gestione: Conte è uno che arriva al traguardo, è un mostro. Eh, chi vuol guardare al Napoli competitivo con sicurezza, Conte è una garanzia; poi si errerà pure il naso, pazienza. Chi vuole vedere un calcio un po’ diverso, magari anche un po’ più emozionante, più piacevole… però poi bisogna capire se è più piacevole vincere o vedere una bella partita, magari vincendo, perché poi il bel gioco deve portare la vittoria. Normalmente dovrebbe essere così. E per bel gioco intendo gioco produttivo, cioè creare occasioni da rete, prenderne il meno possibile e crearne il massimo possibile. Questo è l’obiettivo di un allenatore: massimizzare in campo la fase offensiva e la fase difensiva e quindi eguagliare Conte sul piano dei risultati è impresa non improba, di più. Migliorare il livello del gioco, fare meglio in Champions. Per Sarri c’è un problema in più: dovrà fare i conti col suo passato, perché Sarri si è evoluto, è cambiato, si è adeguato. Il bellissimo Napoli di Sarri non si è più visto giocare alle sue squadre. Alla prima partita così così: “Eh, non è più Sarri di una volta, non gioca più come prima”. Avrà un confronto impietoso con Conte e con se stesso nella sua versione partenopea. E poi ci sarà il marchio di fabbrica: la minestra riscaldata. Anche volendo dimenticare come Sarri se ne andò da Napoli, che non ha convinto nessuno col suo modo di fare la conferenza stampa con la Juventus. A Napoli perdoniamo tutto. Abbiamo superato la juventinità di Conte, che era una cosa smaccata; tranne Guido Clemente di San Luca, non se n’è mai fatto una ragione, chiedendo l’abiura in ginocchio di fronte all’altare di Maradona. A Napoli è diventato facilmente il bicchiere… Ricordo che quando nel 2014 gli diedi dello scemo, del cretino — non mi ricordo quale epiteto usai — quando lui, nel 2014, mi pare, quegli anni là (perché lui ha allenato la Juve nel 13, 14 e 15, mi pare di ricordare), in quegli anni lì preferì il record dei 102 punti piuttosto che vincere l’Europa League. Dissi: “Ma sei cretino”. Fui applaudito a scena aperta. A distanza di oltre 10 anni tirano fuori quel mio intervento di “Campania Sport” per esecrarmi e dire che ho dato del cretino a Conte. Oltre 10 anni dopo. Quando allenava la Juve tutti hanno applaudito quando io insultai Conte. Non si fa insultare, quindi io sbagliai a insultarlo. Infatti la domenica dopo mi scusai, ma questo non l’ha detto nessuno, perché la parola “cretino” non la dovevo dire. Forse, al massimo: “Ma è da stupidi rinunciare a un’Europa League per un record di punti”. Eh, avrei dovuto dirlo in maniera un po’ più elegante. Vabbè, ci sta di usare parole, a volte, specialmente quando si parla e non si scrive: il tono oratorio ti porta a volte ad andare un po’ sopra le righe. Mi succede, ce l’ho questo vizio, ce l’ho questo difetto, me lo tengo. Poi c’è chi ci pensa ad amplificarlo. Ci stanno pittati e peripatetici che non fanno altro che sottolinearlo. Gli lascio questo sfizio, gli lascio questo sfizio. Li conosco i miei difetti, non ho problemi a riconoscerli. Fatto sta che Sarri avrebbe davvero molte difficoltà e là deve essere bravo il presidente, che sia Sarri o che non sia Sarri, dovesse andar via Conte. Non può fare come ha fatto con Garcia: dare, secondo, aver sbagliato la scelta… e quegli errori là non li fa più, perché De Laurentiis è uno che impara dai suoi errori, ma non lo ha difeso come avrebbe dovuto, perché a quel punto non hai alternative: lo devi difendere, non lo devi commissariare ed esautorare di fatto, perché poi partì la slavina. De Laurentiis fu molto bravo quando prese Sarri la prima volta. Maradona perfino… Iannicelli non ne parliamo proprio. “Non arriva al giorno dei cornuti, la festa del torrone lì — come si chiama? — il 4 ottobre, non mi ricordo manco più”. Insomma, “Sarri out, Sarri out, non è degno del Napoli”. Le prime partite: è un disastro, no? Eh, poi passa al 4-2-3-1, 5-0, 5-0, boom, la Lazio vola. Maradona viene a Napoli, va da Sarri, se lo bacia e gli chiede scusa. Ah vabbè, ma Diego era un ragazzo di un’umiltà incredibile e Sarri con le lacrime agli occhi perché abbracciava il suo mito. Una scena straordinaria, però lì fu bravo De Laurentiis: mise il petto in fuori e disse: “Sarri non si tocca. Se dovete criticare, criticate me che l’ho scelto dopo Benitez”. Attenzione: dopo Benitez, cioè da un guru a uno che ha 59 anni e ha fatto bene a Empoli. Cioè queste sono le follie di De Laurentiis, che sono quelle follie che sono visioni, visioni che lo rendono straordinario agli occhi miei, spero anche ai vostri. Però io la scommessa Sarri la farei. Ribadisco: io gradirei molto Roberto Mancini sulla panchina del Napoli. Se mi si chiede: “Ma tu Conte lo terresti?”. “Certo che lo terrei, perché sono tranquillo che il Napoli arriva primo o secondo”. È così, è così. Non so perché, per magia, gli altri crollano. Eh vabbè, vuol dire che lui è fortunato. Tutto quello che volete: Conte crollerà, crolla Allegri, crolla tizio, crolla Caio, come te pare, come non te pare. Con lui sei sicuro che competi per vincere ed è il motivo per cui terrei Conte. Ma, dovesse andar via Conte, Mancini e Sarri mi stuzzicano molto. Mi piace Italiano, ma non gli auguro di venire a Napoli. Maresca, che è destinato al City, che ha vinto una Coppa del Mondo col Chelsea, è un salto nel buio, perché in Italia non ha mai allenato e in Italia bisogna avere la scorza dura e gente come Sarri e Mancini ha molte ore di volo sulle spalle e a Napoli sarebbero amati entrambi. Ecco perché spero che da questo terzetto non si esca: che resti Conte — auspicabile —, che venga Sarri, e mi piacerebbe, sarebbe romantico, che l’uomo che ci ha fatto divertire più di tutti in assoluto, anche più di Spalletti, torni e vinca quello che gli hanno scippato, perché gliel’hanno scippato, lo scudetto, a lui e a noi. Sarebbe un romanticismo del centenario meraviglioso, un piccolo sogno. Mi piacerebbe. E l’elegante Roberto Mancini: da calciatore lo adoravo, da tecnico è stato bravo. Agli Europei mi ha fatto godere. Sì, non è arrivato al Mondiale, ma chiedete a Jorginho come si calciano i rigori".

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di Redazione

05/05/2026 - 19:35

Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "Si sta parlando moltissimo, dopo la vittoria a Napoli di Maurizio Sarri con la Lazio e questo finale di stagione scoppiettante della Lazio: una Lazio incredibile. Sembrava arrivata al capolinea, fuori dalla zona coppe, sperduta anche dall'Atalanta che aveva rimontato e se n'era andata. Una campagna acquisti a gennaio, dopo il blocco del mercato estivo, catastrofica, con partenze importantissime come Casseggiano e Guendozi. L'arrivo di un centravanti misconosciuto dal Salisburgo, una Lazio avviata alla catastrofe. Sciopero: i tifosi non entrano allo stadio. Un unico argine a tutto ciò: Maurizio Sarri, il quale si mette a lavorare di buzzo buono, tira fuori questo Taylor, centrocampista preso in Olanda, che si dimostra un acquisto straordinario, recupera giocatori che erano praticamente scomparsi dal radar come Nuno Tavares, che dopo un'apparizione folgorante all'inizio con la Lazio — sembrava una folgore su quella fascia — era diventato un disastro assoluto. Si inventa Patrick, un difensore centrale ex terzino, davanti alla difesa. Insomma, la Lazio batte il Milan, se ricordo bene, una grande di sicuro, Milan o Juve, una delle due: il Milan, credo. Batte il Napoli a Napoli e, da ultimo, va a vincere anche a Cremona, facendo un finale di stagione pazzesco e, in Coppa Italia, sovvertendo ogni pronostico, sopravanza l'Atalanta, seppure ai rigori, scoprendo in Motta un pararigori degno di — eh, come si chiamava il portiere della Steaua Bucarest che fece il fenomeno e parò quattro rigori? Quattro. Fatto sta che, insomma, Sarri a Napoli ha meritato di vincere. Il suo nome è tornato in grande spolvero, grande spolvero. E se ne parla come nuovo allenatore del Napoli, perché c'è molto scetticismo intorno all'incontro tra De Laurentiis e Conte, che dovrebbe sancire il patto per concludere il terzo anno di contratto. Onestamente il pessimismo è montante. Si chiamav Helmut Ducadan. Sì, signore, il portiere coi baffi, lo ricordo. E, insomma, se c'era ottimismo fino a un po' di tempo fa, negli ultimi tempi lo scetticismo è aumentato da più parti. Da cosa deriva questo scetticismo galoppante? Paradossalmente il Napoli sta blindando il secondo posto, che era un obiettivo di non poco conto, ma lo sta facendo giocando malissimo, malissimo. Parma, Lazio — la Cremonese non conta: hanno preso Giampaolo, si sono letteralmente… hanno fatto harakiri proprio e si sono buttati in Serie B da soli. Questo è venuto a giocare a Napoli uomo su uomo, pigliando una bambola incredibile e poi, contro il Como, è andata a giocare per lo 0-0. Parliamoci chiaro: l'ha portata a casa, per carità, ma ci si attende di più. E i nodi vengono al pettine. Il Napoli ha 20 esuberi; se non sono 20, sono 18, di cui 10 di ritorno. C'è da piazzare un'intera squadra di ritorno. Eh, signori, i nomi sono precisi, le chiacchiere stanno a zero. Eccoli qua, quelli che sono tornati, che vanno piazzati: tra Marin, Rafa Marin e Marianucci. Almeno uno tornerà in circolazione. E poi, tra quelli da piazzare, ci sono Zanoli, Cajuste, Zerbin, Nørlund, Rao, probabilmente sì, Ngonge, Lindström, Lucca, Ambrosino, Cheddira. In più c'è da piazzare, da sostituire in uscita Juan Jesus, Mazzocchi, Olivera con ogni probabilità, Anguissa: uno tra lui e Lobotka è partente, diciamocela tutta. Kvara, probabilmente; Lukaku sicuramente; e magari Giovanni da mandare in prestito a giocare. C'è Meret che esce e il punto interrogativo su Buongiorno. Venti: stiamo parlando di 20 calciatori. Chi resta? Milinkovic-Savic, Contini terzo portiere, Di Lorenzo, Rrahmani e Buongiorno; di sicuro Gutiérrez, Spinazzola — non si sa se rinnova — Gilmour e Lobotka, se va via chissà. McTominay, poniamo che Hasa rientri, può darsi. Giovane e Alisson verranno riscattati? Gli ultimi due di sicuro e chissà se Elmas verrà riscattato. Situazione molto complessa: i due troveranno la quadra? C'è scetticismo. E cosa accade però? Che chi viene ha tre problemi; anzi, chi viene ne ha due, forse anche tre. Sarri ne ha uno in più. E ora vi spiego il mio punto di vista. Chiaramente nessuno può pensare, sano di mente, che chi viene faccia i risultati che ha fatto Antonio Conte, almeno in Italia: primo posto, secondo posto e Supercoppa. E vale a fare… va. Quando noi, in 100 anni — perché è il centenario di storia — di scudetti ne abbiamo 2, 4? di Supercoppe 3… e all'improvviso vogliamo vincere, vincere, vincere. Ci ha preso questa bulimia esagerata. Dare un bel gioco alla squadra si chiede: “Il Napoli gioca male, ci vuole qualcuno che faccia giocare bene la squadra”. Eh beh, però faccia risultati, quindi deve coniugare gioco e produttività. Sarri lo fece: 91 punti, ma non ha vinto, ed è considerato un perdente. E non è corretto come ragionamento. Quindi il confronto con Conte sarà impari per chiunque, anche se sarà un gran nome — che sia Mancini, Sarri, Guardiola, perfino — che ha perso il campionato in Inghilterra col pareggio con l’Everton, salvo all’ultima giornata. Dopo una grande rimonta si è fatto fregare sul filo di lana e lì gli investimenti sono centinaia di milioni di euro, mica pizze e fichi. Chiunque verrà dovrà fare i conti con Conte, con un unico attuato a disposizione. Far meglio in Champions sarà facile, perché peggio di Conte in Champions non si può fare. Arrivare dopo il Pafos non si può fare manco volendo, sinceramente. Però perché la permanenza di Conte è importante? Perché Conte è un certificato di qualità. Vi piacerà o non vi piacerà, simpatico, antipatico, discutibile o no sui metodi di gestione: Conte è uno che arriva al traguardo, è un mostro. Eh, chi vuol guardare al Napoli competitivo con sicurezza, Conte è una garanzia; poi si errerà pure il naso, pazienza. Chi vuole vedere un calcio un po’ diverso, magari anche un po’ più emozionante, più piacevole… però poi bisogna capire se è più piacevole vincere o vedere una bella partita, magari vincendo, perché poi il bel gioco deve portare la vittoria. Normalmente dovrebbe essere così. E per bel gioco intendo gioco produttivo, cioè creare occasioni da rete, prenderne il meno possibile e crearne il massimo possibile. Questo è l’obiettivo di un allenatore: massimizzare in campo la fase offensiva e la fase difensiva e quindi eguagliare Conte sul piano dei risultati è impresa non improba, di più. Migliorare il livello del gioco, fare meglio in Champions. Per Sarri c’è un problema in più: dovrà fare i conti col suo passato, perché Sarri si è evoluto, è cambiato, si è adeguato. Il bellissimo Napoli di Sarri non si è più visto giocare alle sue squadre. Alla prima partita così così: “Eh, non è più Sarri di una volta, non gioca più come prima”. Avrà un confronto impietoso con Conte e con se stesso nella sua versione partenopea. E poi ci sarà il marchio di fabbrica: la minestra riscaldata. Anche volendo dimenticare come Sarri se ne andò da Napoli, che non ha convinto nessuno col suo modo di fare la conferenza stampa con la Juventus. A Napoli perdoniamo tutto. Abbiamo superato la juventinità di Conte, che era una cosa smaccata; tranne Guido Clemente di San Luca, non se n’è mai fatto una ragione, chiedendo l’abiura in ginocchio di fronte all’altare di Maradona. A Napoli è diventato facilmente il bicchiere… Ricordo che quando nel 2014 gli diedi dello scemo, del cretino — non mi ricordo quale epiteto usai — quando lui, nel 2014, mi pare, quegli anni là (perché lui ha allenato la Juve nel 13, 14 e 15, mi pare di ricordare), in quegli anni lì preferì il record dei 102 punti piuttosto che vincere l’Europa League. Dissi: “Ma sei cretino”. Fui applaudito a scena aperta. A distanza di oltre 10 anni tirano fuori quel mio intervento di “Campania Sport” per esecrarmi e dire che ho dato del cretino a Conte. Oltre 10 anni dopo. Quando allenava la Juve tutti hanno applaudito quando io insultai Conte. Non si fa insultare, quindi io sbagliai a insultarlo. Infatti la domenica dopo mi scusai, ma questo non l’ha detto nessuno, perché la parola “cretino” non la dovevo dire. Forse, al massimo: “Ma è da stupidi rinunciare a un’Europa League per un record di punti”. Eh, avrei dovuto dirlo in maniera un po’ più elegante. Vabbè, ci sta di usare parole, a volte, specialmente quando si parla e non si scrive: il tono oratorio ti porta a volte ad andare un po’ sopra le righe. Mi succede, ce l’ho questo vizio, ce l’ho questo difetto, me lo tengo. Poi c’è chi ci pensa ad amplificarlo. Ci stanno pittati e peripatetici che non fanno altro che sottolinearlo. Gli lascio questo sfizio, gli lascio questo sfizio. Li conosco i miei difetti, non ho problemi a riconoscerli. Fatto sta che Sarri avrebbe davvero molte difficoltà e là deve essere bravo il presidente, che sia Sarri o che non sia Sarri, dovesse andar via Conte. Non può fare come ha fatto con Garcia: dare, secondo, aver sbagliato la scelta… e quegli errori là non li fa più, perché De Laurentiis è uno che impara dai suoi errori, ma non lo ha difeso come avrebbe dovuto, perché a quel punto non hai alternative: lo devi difendere, non lo devi commissariare ed esautorare di fatto, perché poi partì la slavina. De Laurentiis fu molto bravo quando prese Sarri la prima volta. Maradona perfino… Iannicelli non ne parliamo proprio. “Non arriva al giorno dei cornuti, la festa del torrone lì — come si chiama? — il 4 ottobre, non mi ricordo manco più”. Insomma, “Sarri out, Sarri out, non è degno del Napoli”. Le prime partite: è un disastro, no? Eh, poi passa al 4-2-3-1, 5-0, 5-0, boom, la Lazio vola. Maradona viene a Napoli, va da Sarri, se lo bacia e gli chiede scusa. Ah vabbè, ma Diego era un ragazzo di un’umiltà incredibile e Sarri con le lacrime agli occhi perché abbracciava il suo mito. Una scena straordinaria, però lì fu bravo De Laurentiis: mise il petto in fuori e disse: “Sarri non si tocca. Se dovete criticare, criticate me che l’ho scelto dopo Benitez”. Attenzione: dopo Benitez, cioè da un guru a uno che ha 59 anni e ha fatto bene a Empoli. Cioè queste sono le follie di De Laurentiis, che sono quelle follie che sono visioni, visioni che lo rendono straordinario agli occhi miei, spero anche ai vostri. Però io la scommessa Sarri la farei. Ribadisco: io gradirei molto Roberto Mancini sulla panchina del Napoli. Se mi si chiede: “Ma tu Conte lo terresti?”. “Certo che lo terrei, perché sono tranquillo che il Napoli arriva primo o secondo”. È così, è così. Non so perché, per magia, gli altri crollano. Eh vabbè, vuol dire che lui è fortunato. Tutto quello che volete: Conte crollerà, crolla Allegri, crolla tizio, crolla Caio, come te pare, come non te pare. Con lui sei sicuro che competi per vincere ed è il motivo per cui terrei Conte. Ma, dovesse andar via Conte, Mancini e Sarri mi stuzzicano molto. Mi piace Italiano, ma non gli auguro di venire a Napoli. Maresca, che è destinato al City, che ha vinto una Coppa del Mondo col Chelsea, è un salto nel buio, perché in Italia non ha mai allenato e in Italia bisogna avere la scorza dura e gente come Sarri e Mancini ha molte ore di volo sulle spalle e a Napoli sarebbero amati entrambi. Ecco perché spero che da questo terzetto non si esca: che resti Conte — auspicabile —, che venga Sarri, e mi piacerebbe, sarebbe romantico, che l’uomo che ci ha fatto divertire più di tutti in assoluto, anche più di Spalletti, torni e vinca quello che gli hanno scippato, perché gliel’hanno scippato, lo scudetto, a lui e a noi. Sarebbe un romanticismo del centenario meraviglioso, un piccolo sogno. Mi piacerebbe. E l’elegante Roberto Mancini: da calciatore lo adoravo, da tecnico è stato bravo. Agli Europei mi ha fatto godere. Sì, non è arrivato al Mondiale, ma chiedete a Jorginho come si calciano i rigori".