Prosegue l’attività incessante di manutenzione e restauro che il Parco Archeologico di Ercolano dedica al proprio patrimonio, ampliando costantemente le possibilità di visita e di conoscenza dell’antica città. Si sono da poco conclusi i lavori di restauro sulle due macine asinarie in pietra lavica e sul forno del panificio (pistrinum) che si affaccia sul Vicolo Meridionale, uno dei due forni del popoloso quartiere vicino alla Palestra, insieme a quello di Sextus Patulcius Felix.
L’intervento restituisce ai visitatori la piena leggibilità di un ambiente che racconta, meglio di molti altri, il quotidiano di un mestiere antico: qui, tra il grande forno a legna, la vasca per l’acqua e le due macine azionate dal movimento rotatorio di animali da soma, si svolgeva la lavorazione del pane per l’intero quartiere.
Un panificio, due storie
Gli ambienti raccontano in realtà due fasi della vita della città. Prima dell’allestimento a panificio, gli spazi oggi occupati dal deposito e dalla piccola latrina erano infatti un unico ambiente adibito a latrina pubblica, la cui lunga seduta lignea poteva ospitare fino a dieci persone contemporaneamente; il locale con le macine era probabilmente la sala d’attesa, mentre la grande stanza sul retro fungeva da spogliatoio. Solo in un secondo momento, prima dell’eruzione del 79 d.C., il complesso fu trasformato nel panificio che oggi possiamo visitare, con le macine, il forno e la stalla per gli animali impiegati nella molitura.
La storia dell'asinello
Ai piedi di una delle due macine, l’archeologo Amedeo Maiuri — che condusse gli scavi di Ercolano tra il 1927 e il 1961 — rinvenne lo scheletro di un asinello, l’animale che con il suo lavoro instancabile faceva girare la pietra della molitura. Coerente con la sua idea innovativa di museo all’aperto, Maiuri scelse di esporre i resti dell’animale proprio lì dove furono trovati, protetti da una teca in ferro: un allestimento che oggi non è più visibile in situ, con i resti conservati in deposito dal 1981.
È una storia che il Parco intende oggi raccontare con strumenti nuovi: il cantiere di restauro è stato infatti accompagnato da una completa documentazione digitale dei reperti, comprensiva di rilievi tridimensionali, che apre la strada a future narrazioni multimediali — dalle ricostruzioni 3D ai contenuti social — pensate per restituire al pubblico, anche a chi non può vedere i resti originali, il racconto di questo piccolo grande protagonista della vita quotidiana ercolanese.
«Ogni intervento di restauro è anche un’occasione per raccontare l’antichità con strumenti nuovi. La storia di questo panificio, delle sue macine e dell’asinello ritrovato da Maiuri ci parla del lavoro quotidiano nell’antica Ercolano, e oggi, grazie ai rilievi digitali realizzati durante il cantiere, possiamo immaginare nuovi modi per farla conoscere a chi visita il Parco e a chi ci segue online.» — Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano
Il pane di Ercolano, da Ercolano a Roma
Non è un caso che proprio in questi mesi il tema del pane ercolanese sia al centro dell’attenzione anche fuori dal Parco: fino al 18 ottobre 2026, Castel Sant’Angelo a Roma ospita la mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, che espone tra l’altro una pagnotta carbonizzata dall’eruzione del Vesuvio e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix — il panificio gemello di quello del Vicolo Meridionale. Due racconti che si intrecciano, tra la Capitale e l’antica Ercolano, per restituire il volto più quotidiano e sorprendente della città sepolta dal Vesuvio.
di Redazione
18/09/2026 - 14:24
Prosegue l’attività incessante di manutenzione e restauro che il Parco Archeologico di Ercolano dedica al proprio patrimonio, ampliando costantemente le possibilità di visita e di conoscenza dell’antica città. Si sono da poco conclusi i lavori di restauro sulle due macine asinarie in pietra lavica e sul forno del panificio (pistrinum) che si affaccia sul Vicolo Meridionale, uno dei due forni del popoloso quartiere vicino alla Palestra, insieme a quello di Sextus Patulcius Felix.
L’intervento restituisce ai visitatori la piena leggibilità di un ambiente che racconta, meglio di molti altri, il quotidiano di un mestiere antico: qui, tra il grande forno a legna, la vasca per l’acqua e le due macine azionate dal movimento rotatorio di animali da soma, si svolgeva la lavorazione del pane per l’intero quartiere.
Un panificio, due storie
Gli ambienti raccontano in realtà due fasi della vita della città. Prima dell’allestimento a panificio, gli spazi oggi occupati dal deposito e dalla piccola latrina erano infatti un unico ambiente adibito a latrina pubblica, la cui lunga seduta lignea poteva ospitare fino a dieci persone contemporaneamente; il locale con le macine era probabilmente la sala d’attesa, mentre la grande stanza sul retro fungeva da spogliatoio. Solo in un secondo momento, prima dell’eruzione del 79 d.C., il complesso fu trasformato nel panificio che oggi possiamo visitare, con le macine, il forno e la stalla per gli animali impiegati nella molitura.
La storia dell'asinello
Ai piedi di una delle due macine, l’archeologo Amedeo Maiuri — che condusse gli scavi di Ercolano tra il 1927 e il 1961 — rinvenne lo scheletro di un asinello, l’animale che con il suo lavoro instancabile faceva girare la pietra della molitura. Coerente con la sua idea innovativa di museo all’aperto, Maiuri scelse di esporre i resti dell’animale proprio lì dove furono trovati, protetti da una teca in ferro: un allestimento che oggi non è più visibile in situ, con i resti conservati in deposito dal 1981.
È una storia che il Parco intende oggi raccontare con strumenti nuovi: il cantiere di restauro è stato infatti accompagnato da una completa documentazione digitale dei reperti, comprensiva di rilievi tridimensionali, che apre la strada a future narrazioni multimediali — dalle ricostruzioni 3D ai contenuti social — pensate per restituire al pubblico, anche a chi non può vedere i resti originali, il racconto di questo piccolo grande protagonista della vita quotidiana ercolanese.
«Ogni intervento di restauro è anche un’occasione per raccontare l’antichità con strumenti nuovi. La storia di questo panificio, delle sue macine e dell’asinello ritrovato da Maiuri ci parla del lavoro quotidiano nell’antica Ercolano, e oggi, grazie ai rilievi digitali realizzati durante il cantiere, possiamo immaginare nuovi modi per farla conoscere a chi visita il Parco e a chi ci segue online.» — Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano
Il pane di Ercolano, da Ercolano a Roma
Non è un caso che proprio in questi mesi il tema del pane ercolanese sia al centro dell’attenzione anche fuori dal Parco: fino al 18 ottobre 2026, Castel Sant’Angelo a Roma ospita la mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, che espone tra l’altro una pagnotta carbonizzata dall’eruzione del Vesuvio e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix — il panificio gemello di quello del Vicolo Meridionale. Due racconti che si intrecciano, tra la Capitale e l’antica Ercolano, per restituire il volto più quotidiano e sorprendente della città sepolta dal Vesuvio.