Villa Adriana, il grandioso complesso archeologico di Tivoli dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità, è stata una inesauribile fonte di ispirazione, per la sua originalissima architettura e per la sfarzosa decorazione scultorea e pittorica, per Michelangelo, Leonardo e Raffaello, che la visitarono in tempi diversi, tra il 1496 e il 1503. È questo uno dei temi portanti del volume VILLA ADRIANA AGLI ALBORI del RINASCIMENTO - Leonardo | Michelangelo | Raffaello (deiMerangoli editore) di Andrea Bruciati e Giuseppina Enrica Cinque, un volume (496 pagine e 350 immagini, di cui molte inedite) che introduce nel dibattito degli studiosi nuove osservazioni e scoperte sul grande complesso archeologico.
Il volume sarà presentato giovedì 9 aprile alle ore 16 presso il Museo di Capodimonte nel corso dell'incontro Raffaello e l'antico: un diverso sguardo a partire dalle opere del Museo e Real Bosco di Capodimonte. L'incontro aperto al pubblico e promosso da Amici di Capodimonte Ets, vedrà gli interventi di Gloria Antoni (Museo di Capodimonte), Andrea Bruciati (già Villa Adriana), Giuseppina Enrica Cinque (Tor Vergata), Marzia Faietti (Università degli Studi di Bologna), Gerhard Wolf (Kunsthistorisches Institut in Florenz).
Bruciati e Cinque, attraverso il confronto di più fonti e partendo da tanti quesiti che hanno per oggetto le 4 sculture marmoree raffiguranti le Muse assise, ora custodite al Museo del Prado di Madrid e provenienti da Villa Adriana, sono giunti a definirne la data del ritrovamento (1496) ma anche quanto tali sculture abbiano influenzato i tre grandi geni del Rinascimento. Michelangelo avrebbe per primo visitato i resti della Villa nel 1496, quando appena ventenne giunge per la prima volta a Roma. La conferma dell'apprezzamento delle sculture è dimostrata dal dipinto di una Vergine da lui raffigurata in una posa che ricorda la musa Calliope; alla sua visita fece seguito nel 1501 quella di Leonardo, che si sarebbe ispirato alle Muse per le figure femminili ne La Vergine con Sant’Anna, il Bambino, San Giovannino e l’agnellino. Come se non bastasse, il Serapeo adrianeo venne utilizzato da Leonardo come fondale per l’allestimento scenico dell’Orfeo, opera scritta da Poliziano per i Gonzaga a Mantova. Infine, Raffaello: non solo ne Sacra Famiglia sotto la Quercia la Vergine ha una postura simile a quella della musa Tersicore, ma il dipinto rivela molti richiami al paesaggio e ad alcune decorazioni marmoree antiche che fino al 1517 erano visibili a Tivoli.
E proprio il pittore urbinate introduce un altro tema portato in luce nel volume, la nascita della grottesca, ossia di quel genere decorativo caratterizzato da colori vivaci, architetture esili e fantasiose e figure fantastiche, il cui nome rimanda tradizionalmente alla scoperta della Domus Aurea e dei suoi ambienti dipinti scoperti alla fine del ‘400.
Proprio per le grottesche, Bruciati e Cinque hanno approfondito lo studio dei documenti relativi a Morto da Feltro, operante tra il Quattrocento e l’inizio del Cinquecento tra Roma e Villa Adriana. Il Vasari lo indica quale maestro delle grottesche, e sappiamo con certezza che egli visitò sia la Domus Aurea sia Villa Adriana perché in entrambe lasciò la propria firma, recentemente scoperta da Cinque nel Palazzo con Criptoportico della dimora adrianea. È certo che all’epoca in cui egli visitò la Villa le pareti erano ancora impreziosite da affreschi di qualità pari, se non superiore, a quelle della Domus Aurea. Gli studi condotti sui resti delle decorazioni parietali di Villa Adriana permettono di ipotizzare che la “scoperta” delle grottesche da parte di Morto da Feltro, e successivamente da Raffaello, sia avvenuta proprio a Villa Adriana e non, come si è sempre affermato, negli antri della Domus Aurea. Una ulteriore dimostrazione di come la splendida residenza di Adriano abbia disseminato, nel corso della storia dell’arte, la sua vitale bellezza.
GLI AUTORI
Andrea Bruciati, storico dell’arte contemporanea, già Direttore dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, è curatore di oltre 150 mostre e altrettanti cataloghi, nonché di numerosi convegni, volumi e saggi. Tra i più recenti: la mostra “Io sono una forza del passato: Adriano, i ritratti”, 30 novembre-5 maggio 2024, Mouseia di Villa Adriana; il convegno “Nerone e Adriano. Le arti al potere”, 24-25 marzo 2022, Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli; il volume “Leonardo e l’antico. Una sintesi introduttiva” (L’Erma di Bretschneider, Roma 2021) e il saggio «All’ombra delle rovine: la Madonna Tiburtina», pubblicato in “Le Grandi Ville Romane del territorio tiburtino” (Società Tiburtina di Storia e d’Arte, Tivoli 2021), volume curato insieme a M. Eichberg e G. Proietti.
Giuseppina Enrica Cinque, architetto, professore delle Discipline della Rappresentazione presso l’Università di Roma Tor Vergata, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria Informatica, è autrice di numerosi saggi e monografie, curatrice di convegni e di volumi. Dal 2002 inizia gli studi e i rilievi di Villa Adriana e i primi risultati del rilievo geometrico e dimensionale dell’intera area di proprietà demaniale confluiscono nel volume “Villa Adriana". La Pianta del Centenario”, redatto con B. Adembri (Centro Di, Firenze 2006), mentre quelli della ricerca documentale convergono in “Le rappresentazioni planimetriche di Villa Adriana tra XVI e XVIII secolo: Ligorio, Contini, Kircher, Gondoin, Piranesi” (École française de Rome, Roma 2017).

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di Redazione
02/04/2026 - 12:56
Villa Adriana, il grandioso complesso archeologico di Tivoli dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità, è stata una inesauribile fonte di ispirazione, per la sua originalissima architettura e per la sfarzosa decorazione scultorea e pittorica, per Michelangelo, Leonardo e Raffaello, che la visitarono in tempi diversi, tra il 1496 e il 1503. È questo uno dei temi portanti del volume VILLA ADRIANA AGLI ALBORI del RINASCIMENTO - Leonardo | Michelangelo | Raffaello (deiMerangoli editore) di Andrea Bruciati e Giuseppina Enrica Cinque, un volume (496 pagine e 350 immagini, di cui molte inedite) che introduce nel dibattito degli studiosi nuove osservazioni e scoperte sul grande complesso archeologico.
Il volume sarà presentato giovedì 9 aprile alle ore 16 presso il Museo di Capodimonte nel corso dell'incontro Raffaello e l'antico: un diverso sguardo a partire dalle opere del Museo e Real Bosco di Capodimonte. L'incontro aperto al pubblico e promosso da Amici di Capodimonte Ets, vedrà gli interventi di Gloria Antoni (Museo di Capodimonte), Andrea Bruciati (già Villa Adriana), Giuseppina Enrica Cinque (Tor Vergata), Marzia Faietti (Università degli Studi di Bologna), Gerhard Wolf (Kunsthistorisches Institut in Florenz).
Bruciati e Cinque, attraverso il confronto di più fonti e partendo da tanti quesiti che hanno per oggetto le 4 sculture marmoree raffiguranti le Muse assise, ora custodite al Museo del Prado di Madrid e provenienti da Villa Adriana, sono giunti a definirne la data del ritrovamento (1496) ma anche quanto tali sculture abbiano influenzato i tre grandi geni del Rinascimento. Michelangelo avrebbe per primo visitato i resti della Villa nel 1496, quando appena ventenne giunge per la prima volta a Roma. La conferma dell'apprezzamento delle sculture è dimostrata dal dipinto di una Vergine da lui raffigurata in una posa che ricorda la musa Calliope; alla sua visita fece seguito nel 1501 quella di Leonardo, che si sarebbe ispirato alle Muse per le figure femminili ne La Vergine con Sant’Anna, il Bambino, San Giovannino e l’agnellino. Come se non bastasse, il Serapeo adrianeo venne utilizzato da Leonardo come fondale per l’allestimento scenico dell’Orfeo, opera scritta da Poliziano per i Gonzaga a Mantova. Infine, Raffaello: non solo ne Sacra Famiglia sotto la Quercia la Vergine ha una postura simile a quella della musa Tersicore, ma il dipinto rivela molti richiami al paesaggio e ad alcune decorazioni marmoree antiche che fino al 1517 erano visibili a Tivoli.
E proprio il pittore urbinate introduce un altro tema portato in luce nel volume, la nascita della grottesca, ossia di quel genere decorativo caratterizzato da colori vivaci, architetture esili e fantasiose e figure fantastiche, il cui nome rimanda tradizionalmente alla scoperta della Domus Aurea e dei suoi ambienti dipinti scoperti alla fine del ‘400.
Proprio per le grottesche, Bruciati e Cinque hanno approfondito lo studio dei documenti relativi a Morto da Feltro, operante tra il Quattrocento e l’inizio del Cinquecento tra Roma e Villa Adriana. Il Vasari lo indica quale maestro delle grottesche, e sappiamo con certezza che egli visitò sia la Domus Aurea sia Villa Adriana perché in entrambe lasciò la propria firma, recentemente scoperta da Cinque nel Palazzo con Criptoportico della dimora adrianea. È certo che all’epoca in cui egli visitò la Villa le pareti erano ancora impreziosite da affreschi di qualità pari, se non superiore, a quelle della Domus Aurea. Gli studi condotti sui resti delle decorazioni parietali di Villa Adriana permettono di ipotizzare che la “scoperta” delle grottesche da parte di Morto da Feltro, e successivamente da Raffaello, sia avvenuta proprio a Villa Adriana e non, come si è sempre affermato, negli antri della Domus Aurea. Una ulteriore dimostrazione di come la splendida residenza di Adriano abbia disseminato, nel corso della storia dell’arte, la sua vitale bellezza.
GLI AUTORI
Andrea Bruciati, storico dell’arte contemporanea, già Direttore dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, è curatore di oltre 150 mostre e altrettanti cataloghi, nonché di numerosi convegni, volumi e saggi. Tra i più recenti: la mostra “Io sono una forza del passato: Adriano, i ritratti”, 30 novembre-5 maggio 2024, Mouseia di Villa Adriana; il convegno “Nerone e Adriano. Le arti al potere”, 24-25 marzo 2022, Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli; il volume “Leonardo e l’antico. Una sintesi introduttiva” (L’Erma di Bretschneider, Roma 2021) e il saggio «All’ombra delle rovine: la Madonna Tiburtina», pubblicato in “Le Grandi Ville Romane del territorio tiburtino” (Società Tiburtina di Storia e d’Arte, Tivoli 2021), volume curato insieme a M. Eichberg e G. Proietti.
Giuseppina Enrica Cinque, architetto, professore delle Discipline della Rappresentazione presso l’Università di Roma Tor Vergata, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria Informatica, è autrice di numerosi saggi e monografie, curatrice di convegni e di volumi. Dal 2002 inizia gli studi e i rilievi di Villa Adriana e i primi risultati del rilievo geometrico e dimensionale dell’intera area di proprietà demaniale confluiscono nel volume “Villa Adriana". La Pianta del Centenario”, redatto con B. Adembri (Centro Di, Firenze 2006), mentre quelli della ricerca documentale convergono in “Le rappresentazioni planimetriche di Villa Adriana tra XVI e XVIII secolo: Ligorio, Contini, Kircher, Gondoin, Piranesi” (École française de Rome, Roma 2017).

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