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CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - Ad Arienzo l’opera “Io conosco la parola amore”, la Presidente Covelli: "Teatro strumento capace di favorire processi di crescita individuale e di reinserimento sociale"
05.05.2026 14:16 di Napoli Magazine
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La casa di reclusione “G. De Angelis” di Arienzo ha ospitato lo spettacolo “Io conosco la parola amore”, diretto da Gaetano Battista, con scenografia di Carmine Di Giulio e costumi di Teresa Papa.
 
Gli ambienti dell’istituto si sono trasformati per un giorno in spazi scenici - in un ideale percorso che congiunge la realtà inframuraria con quella vita che scorre al di fuori di essa - in cui dodici detenuti hanno interpretato brani di Matilde Serao, Alda Merini e Julio Cortazar.
 
Attraverso il linguaggio teatrale, è stata offerta ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con temi profondi quali le relazioni umane, il rispetto dell’altro, la consapevolezza delle proprie azioni e il significato autentico della parola “amore”, intesa come valore fondante della convivenza civile.
 
L’esperienza ha la particolarità di consentire ai detenuti di conseguire un diploma di recitazione: dunque un percorso formativo completo e spendibile al termine dell’espiazione della pena.
 
“Ho molto apprezzato i brani e le coreografie proposte e per questo, oltre agli attori, va rivolto un plauso alla direttrice del carcere di Arienzo, Annalaura De Fusco, che ha fortemente creduto in questo progetto. Il teatro rappresenta – ha sostenuto la Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli - uno strumento potente, capace di favorire processi di crescita individuale e di reinserimento sociale, in linea con il dettato dell’articolo 27 della Costituzione, che attribuisce alla pena una funzione rieducativa. In tale prospettiva, il carcere si configura anche come spazio di cultura, di dialogo e di cambiamento, in cui è possibile promuovere percorsi concreti di recupero e inclusione”.   
 
Il Coordinatore dell’Ufficio di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, Marco Puglia: “Il teatro rivela al massimo la sua potenza nel mondo carcere. Attraverso esso, infatti, le persone detenute hanno la possibilità di presentarsi agli altri mostrando il buono che c’è in loro, al di là del pregiudizio che incombe su loro. Non di rado, esperienze come queste, avviano inaspettati percorsi di revisione critica”.      
 
Presenti il Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello e il critico teatrale Giulio Baffi, che ha sottolineato il significativo messaggio dell’opera.   
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CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - Ad Arienzo l’opera “Io conosco la parola amore”, la Presidente Covelli: "Teatro strumento capace di favorire processi di crescita individuale e di reinserimento sociale"

di Redazione

05/05/2026 - 14:16

La casa di reclusione “G. De Angelis” di Arienzo ha ospitato lo spettacolo “Io conosco la parola amore”, diretto da Gaetano Battista, con scenografia di Carmine Di Giulio e costumi di Teresa Papa.
 
Gli ambienti dell’istituto si sono trasformati per un giorno in spazi scenici - in un ideale percorso che congiunge la realtà inframuraria con quella vita che scorre al di fuori di essa - in cui dodici detenuti hanno interpretato brani di Matilde Serao, Alda Merini e Julio Cortazar.
 
Attraverso il linguaggio teatrale, è stata offerta ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con temi profondi quali le relazioni umane, il rispetto dell’altro, la consapevolezza delle proprie azioni e il significato autentico della parola “amore”, intesa come valore fondante della convivenza civile.
 
L’esperienza ha la particolarità di consentire ai detenuti di conseguire un diploma di recitazione: dunque un percorso formativo completo e spendibile al termine dell’espiazione della pena.
 
“Ho molto apprezzato i brani e le coreografie proposte e per questo, oltre agli attori, va rivolto un plauso alla direttrice del carcere di Arienzo, Annalaura De Fusco, che ha fortemente creduto in questo progetto. Il teatro rappresenta – ha sostenuto la Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli - uno strumento potente, capace di favorire processi di crescita individuale e di reinserimento sociale, in linea con il dettato dell’articolo 27 della Costituzione, che attribuisce alla pena una funzione rieducativa. In tale prospettiva, il carcere si configura anche come spazio di cultura, di dialogo e di cambiamento, in cui è possibile promuovere percorsi concreti di recupero e inclusione”.   
 
Il Coordinatore dell’Ufficio di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, Marco Puglia: “Il teatro rivela al massimo la sua potenza nel mondo carcere. Attraverso esso, infatti, le persone detenute hanno la possibilità di presentarsi agli altri mostrando il buono che c’è in loro, al di là del pregiudizio che incombe su loro. Non di rado, esperienze come queste, avviano inaspettati percorsi di revisione critica”.      
 
Presenti il Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello e il critico teatrale Giulio Baffi, che ha sottolineato il significativo messaggio dell’opera.