Esiste - o meglio esisteva - un trofeo del quale il Napoli è, a tutti gli effetti, il detentore assoluto, visto che quella vinta dagli azzurri è stata l’ultima edizione della Coppa di Lega Italo - Inglese (da non confondersi con la Coppa Anglo - Italiana e con la Coppa Italo - Inglese Semiprofessionisti). La manifestazione veniva organizzata negli anni ’60 e negli anni ’70 della quale vennero disputate complessivamente cinque edizioni.
Il 1976 del Napoli fu un anno fantastico, un anno da “double”, visto che a giugno gli azzurri conquistarono la seconda Coppa Italia della propria storia - dopo quella vinta nel 1962 - e, pochi mesi più tardi, a novembre, festeggiarono il secondo trofeo internazionale.
Il percorso in Coppa Italia fu semplicemente trionfale, con la squadra allenata da Alberto Delfrati e Rosario Rivellino (subentrati a stagione in corso a Luis Vinicio) capace di travolgere in finale l’Hellas Verona allo stadio “Olimpico” di Roma con un eloquente 4-0, firmato dalla doppietta di Beppe Savoldi, il gol di Giorgio Braglia e l’autorete del portiere veneto Alberto Ginulfi.
Per arrivare alla finale il Napoli dovette disputare la bellezza di dieci partite, tanto era “cervellotica” la formula dell’epoca. I partenopei chiusero il torneo da imbattuti: nel primo girone pareggiarono con il Cesena e poi superarono Reggiana, Foggia e Palermo, mentre nel secondo girone (con gare addirittura di andata e ritorno) inanellarono due pareggi contro la Fiorentina, due successi contro il Milan, una vittoria e un pareggio contro la Sampdoria.
Chiusa la stagione con la Coppa Italia in bacheca (che seguiva l’eccellente quinto posto conquistato in campionato), alcuni mesi più tardi il Napoli si aggiudicò la Coppa di Lega Italo - Inglese, portando in riva al Golfo un trofeo che ricorda molto la coppa che viene assegnata ai vincitori di Wimbledon, il torneo del Grande Slam più prestigioso al mondo.
La formula, in questo caso, era estremamente semplice: a sfidarsi erano la vincitrice della Coppa Italia e la vincitrice della Coppa d’Inghilterra, nella fattispecie il Southampton, uno dei club con maggior storia d’Oltremanica, fondato nel lontanissimo 1885.
Nel frattempo, sulla panchina del Napoli era tornato Bruno Petisso Pesaola, che aveva già guidato i partenopei per quattro stagioni durante il decennio precedente, vincendo tra l’altro la prima Coppa Italia della storia. Era il Napoli di “Gedeone” Carmignani, Giuseppe Bruscolotti, Tarcisio Burgnich, Giovanni Vavassori, Luciano Chiarugi, Antonio Juliano e Walter Speggiorin.
Il match d’andata, disputato il 21 settembre 1976 al “The Dell Stadium”, si concluse con la vittoria di misura - per 1 a 0 - dei Saints grazie alla rete realizzata nella ripresa da Williams.
Al ritorno, il 14 novembre 1976, in uno stadio “San Paolo” gremito, non ci fu partita con gli azzurri che travolsero gli inglesi con una ripresa arrembante.
Chiarugi riportò in parità la doppia sfida al 40’, mentre nel secondo tempo il Napoli travolse i Saints, con l’acuto di Bruscolotti e la doppietta nel finale di Speggiorin.
di Redazione
22/07/2026 - 17:39
Esiste - o meglio esisteva - un trofeo del quale il Napoli è, a tutti gli effetti, il detentore assoluto, visto che quella vinta dagli azzurri è stata l’ultima edizione della Coppa di Lega Italo - Inglese (da non confondersi con la Coppa Anglo - Italiana e con la Coppa Italo - Inglese Semiprofessionisti). La manifestazione veniva organizzata negli anni ’60 e negli anni ’70 della quale vennero disputate complessivamente cinque edizioni.
Il 1976 del Napoli fu un anno fantastico, un anno da “double”, visto che a giugno gli azzurri conquistarono la seconda Coppa Italia della propria storia - dopo quella vinta nel 1962 - e, pochi mesi più tardi, a novembre, festeggiarono il secondo trofeo internazionale.
Il percorso in Coppa Italia fu semplicemente trionfale, con la squadra allenata da Alberto Delfrati e Rosario Rivellino (subentrati a stagione in corso a Luis Vinicio) capace di travolgere in finale l’Hellas Verona allo stadio “Olimpico” di Roma con un eloquente 4-0, firmato dalla doppietta di Beppe Savoldi, il gol di Giorgio Braglia e l’autorete del portiere veneto Alberto Ginulfi.
Per arrivare alla finale il Napoli dovette disputare la bellezza di dieci partite, tanto era “cervellotica” la formula dell’epoca. I partenopei chiusero il torneo da imbattuti: nel primo girone pareggiarono con il Cesena e poi superarono Reggiana, Foggia e Palermo, mentre nel secondo girone (con gare addirittura di andata e ritorno) inanellarono due pareggi contro la Fiorentina, due successi contro il Milan, una vittoria e un pareggio contro la Sampdoria.
Chiusa la stagione con la Coppa Italia in bacheca (che seguiva l’eccellente quinto posto conquistato in campionato), alcuni mesi più tardi il Napoli si aggiudicò la Coppa di Lega Italo - Inglese, portando in riva al Golfo un trofeo che ricorda molto la coppa che viene assegnata ai vincitori di Wimbledon, il torneo del Grande Slam più prestigioso al mondo.
La formula, in questo caso, era estremamente semplice: a sfidarsi erano la vincitrice della Coppa Italia e la vincitrice della Coppa d’Inghilterra, nella fattispecie il Southampton, uno dei club con maggior storia d’Oltremanica, fondato nel lontanissimo 1885.
Nel frattempo, sulla panchina del Napoli era tornato Bruno Petisso Pesaola, che aveva già guidato i partenopei per quattro stagioni durante il decennio precedente, vincendo tra l’altro la prima Coppa Italia della storia. Era il Napoli di “Gedeone” Carmignani, Giuseppe Bruscolotti, Tarcisio Burgnich, Giovanni Vavassori, Luciano Chiarugi, Antonio Juliano e Walter Speggiorin.
Il match d’andata, disputato il 21 settembre 1976 al “The Dell Stadium”, si concluse con la vittoria di misura - per 1 a 0 - dei Saints grazie alla rete realizzata nella ripresa da Williams.
Al ritorno, il 14 novembre 1976, in uno stadio “San Paolo” gremito, non ci fu partita con gli azzurri che travolsero gli inglesi con una ripresa arrembante.
Chiarugi riportò in parità la doppia sfida al 40’, mentre nel secondo tempo il Napoli travolse i Saints, con l’acuto di Bruscolotti e la doppietta nel finale di Speggiorin.