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DA DIMARO - Napoli in Val di Sole, nella SKI.IT Arena il viaggio nella storia azzurra tra trionfi ed emozioni, Valentina De Laurentiis vi ha riunito i trofei e i cimeli del Centenario
21.07.2026 12:36 di Napoli Magazine
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Negli ultimi anni a Napoli hanno dovuto “allargare” la bacheca dei trofei in maniera considerevole dopo i primi i successi di quasi 70 anni fa. Grazie alle vittorie legate al ritiro di Dimaro Folgarida.
 
Era il 1962 quando gli azzurri vinsero la prima delle sei Coppa Italia che trovano spazio nella Hall of Fame partenopea e sono celebrate nell’esposizione ospitata nel Dome realizzato nella SKI.IT Arena nell’antistadio di Carciato. Una grandissima novità voluta da Valentina De Laurentiis legata al centenario della società partenopea.
 
Entrando nella struttura - alla quale si accede tramite prenotazione - s’inizia un vero e proprio “viaggio nei ricordi e nei sentimenti”, che inizia - per l’appunto - dal 1962 e da quella Coppa Italia. Attenzione, quel trofeo ha un valore che va “oltre” ed è entrato nella storia della manifestazione visto che il Napoli è, ad oggi, l’unica squadra militante in serie B ad aver conquistato la Coppa Italia. Ma purtroppo negli anni è andato perduto. Rimane il ricordo indelebile.
 
Trentotto le squadre partecipanti con una formula nuova: primo turno al quale partecipavano le squadre di serie B, poi secondo turno con l’ingresso delle formazioni di serie A, tranne quattro - designate per sorteggio - che fecero il proprio ingresso direttamente negli ottavi di finale.
 
Il torneo prese il via il 27 agosto 1961: il Napoli del “Petisso” Pesaola affrontò in casa l’Alessandria, imponendosi 6-5 dopo i calci di rigori. I tempi regolamentari si erano conclusi sull’1 a 1 con rete di Glauco Gilardoni per i partenopei e pareggi dei grigi piemontesi a firma di Cappellaro. Al Napoli servirono i calci di rigore anche per superare il secondo turno: il 25 ottobre 1961 gli azzurri superarono la Sampdoria dopo i tiri dal dischetto: 7-6 il risultato finale, dopo che i 90’ regolamentari si erano chiusi a reti bianche.
 
Il 25 aprile 1962 ecco l’impegno valevole per gli ottavi di finale con trasferta al “Filadelfia” per affrontare il Torino. Gli azzurri espugnarono lo storico impianto torinese grazie alla doppietta di Gilardoni, in rete al 66’ e al 78’.
 
Altra trasferta ad altissimo coefficiente di difficoltà per la sfida “secca” valevole per i quarti di finale e altra impresa del Napoli, che il primo maggio 1961 furono capaci di battere la Roma all’Olimpico: decisivo fu il gol segnato da Gianni Corelli al 66’.
 
Ecco, allora che il 31 maggio, sempre in gara unica, il Napoli piazzò la penultima impresa: al “San Paolo” le reti di Ugo Tomeazzi e Giovanni Fanello, quest’ultimo scomparso proprio poche settimane fa, permisero agli azzurri di sconfiggere 2 a 1 il Mantova (in gol con Mazzero su rigore) e di conquistare così l’accesso ad una storica finale.
 
Altra curiosità: Tomeazzi, che aprì le marcature al 9’, una volta appese le scarpette al chiodo, intraprese la carriera d’allenatore e, per cinque stagioni, in due riprese, ha allenato proprio il Mantova, dove è ricordato tutt’ora come uno dei tecnici più importanti degli ultimi 50 anni del club biancorosso.
 
Nell’altra semifinale, con un epilogo decisamente sorprendente, la Spal travolse per 4 a 1 la Juventus di Charles, Sivori, Mora (assenti quel giorno) e Stacchini.
 
La finalissima “che non t’aspetti” si disputò a Roma allo stadio “Olimpico”, con il Napoli che passò in vantaggio al 12’ con Corelli, ma i ferraresi trovarono l’immediato pareggio al 16’ con Dante Micheli.
 
A decidere la sfida, a dodici minuti dal termine, fu il friulano Pierluigi Ronzon, che del Napoli divenne - qualche anno più tardi - anche capitano.
 
Il successo - storico - in Coppa Italia completò una stagione trionfale per gli azzurri, che qualche settimana prima avevano festeggiato la promozione in serie A, assieme a Genoa e Modena.
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DA DIMARO - Napoli in Val di Sole, nella SKI.IT Arena il viaggio nella storia azzurra tra trionfi ed emozioni, Valentina De Laurentiis vi ha riunito i trofei e i cimeli del Centenario

di Redazione

21/07/2026 - 12:36

Negli ultimi anni a Napoli hanno dovuto “allargare” la bacheca dei trofei in maniera considerevole dopo i primi i successi di quasi 70 anni fa. Grazie alle vittorie legate al ritiro di Dimaro Folgarida.
 
Era il 1962 quando gli azzurri vinsero la prima delle sei Coppa Italia che trovano spazio nella Hall of Fame partenopea e sono celebrate nell’esposizione ospitata nel Dome realizzato nella SKI.IT Arena nell’antistadio di Carciato. Una grandissima novità voluta da Valentina De Laurentiis legata al centenario della società partenopea.
 
Entrando nella struttura - alla quale si accede tramite prenotazione - s’inizia un vero e proprio “viaggio nei ricordi e nei sentimenti”, che inizia - per l’appunto - dal 1962 e da quella Coppa Italia. Attenzione, quel trofeo ha un valore che va “oltre” ed è entrato nella storia della manifestazione visto che il Napoli è, ad oggi, l’unica squadra militante in serie B ad aver conquistato la Coppa Italia. Ma purtroppo negli anni è andato perduto. Rimane il ricordo indelebile.
 
Trentotto le squadre partecipanti con una formula nuova: primo turno al quale partecipavano le squadre di serie B, poi secondo turno con l’ingresso delle formazioni di serie A, tranne quattro - designate per sorteggio - che fecero il proprio ingresso direttamente negli ottavi di finale.
 
Il torneo prese il via il 27 agosto 1961: il Napoli del “Petisso” Pesaola affrontò in casa l’Alessandria, imponendosi 6-5 dopo i calci di rigori. I tempi regolamentari si erano conclusi sull’1 a 1 con rete di Glauco Gilardoni per i partenopei e pareggi dei grigi piemontesi a firma di Cappellaro. Al Napoli servirono i calci di rigore anche per superare il secondo turno: il 25 ottobre 1961 gli azzurri superarono la Sampdoria dopo i tiri dal dischetto: 7-6 il risultato finale, dopo che i 90’ regolamentari si erano chiusi a reti bianche.
 
Il 25 aprile 1962 ecco l’impegno valevole per gli ottavi di finale con trasferta al “Filadelfia” per affrontare il Torino. Gli azzurri espugnarono lo storico impianto torinese grazie alla doppietta di Gilardoni, in rete al 66’ e al 78’.
 
Altra trasferta ad altissimo coefficiente di difficoltà per la sfida “secca” valevole per i quarti di finale e altra impresa del Napoli, che il primo maggio 1961 furono capaci di battere la Roma all’Olimpico: decisivo fu il gol segnato da Gianni Corelli al 66’.
 
Ecco, allora che il 31 maggio, sempre in gara unica, il Napoli piazzò la penultima impresa: al “San Paolo” le reti di Ugo Tomeazzi e Giovanni Fanello, quest’ultimo scomparso proprio poche settimane fa, permisero agli azzurri di sconfiggere 2 a 1 il Mantova (in gol con Mazzero su rigore) e di conquistare così l’accesso ad una storica finale.
 
Altra curiosità: Tomeazzi, che aprì le marcature al 9’, una volta appese le scarpette al chiodo, intraprese la carriera d’allenatore e, per cinque stagioni, in due riprese, ha allenato proprio il Mantova, dove è ricordato tutt’ora come uno dei tecnici più importanti degli ultimi 50 anni del club biancorosso.
 
Nell’altra semifinale, con un epilogo decisamente sorprendente, la Spal travolse per 4 a 1 la Juventus di Charles, Sivori, Mora (assenti quel giorno) e Stacchini.
 
La finalissima “che non t’aspetti” si disputò a Roma allo stadio “Olimpico”, con il Napoli che passò in vantaggio al 12’ con Corelli, ma i ferraresi trovarono l’immediato pareggio al 16’ con Dante Micheli.
 
A decidere la sfida, a dodici minuti dal termine, fu il friulano Pierluigi Ronzon, che del Napoli divenne - qualche anno più tardi - anche capitano.
 
Il successo - storico - in Coppa Italia completò una stagione trionfale per gli azzurri, che qualche settimana prima avevano festeggiato la promozione in serie A, assieme a Genoa e Modena.