A Stile TV, nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra”, è intervenuto Alessandro Vocalelli, giornalista: “Malagò è la persona giusta nel momento giusto. Nei 13 anni al Coni ha dimostrato di avere capacità, personalità e relazioni e bisogna essere bravi a tenere insieme le tante anime del movimento. Quindi, le premesse sono buone c’è da capire poi quanto lo faranno lavorare. Antonio Conte sarebbe il mio preferito come ct perchè ha spessore, sa essere allenatore e selezionatore, ha carisma e credo sarebbe la soluzione giusta. Se Mancini ammette di aver sbagliato e chiede scusa va perdonato, ma resta sempre un retropensiero per cui se accettasse Conte, sarebbe la soluzione migliore. Berlusconi ha costruito una società forte e non a caso ha vinto il primo scudetto con Sacchi e l’ultimo con Allegri. Questo significa che non è lo stile di gioco a fare la differenza, la bravura degli allenatori determina fino ad un certo punto, tutto dipende dalla società forte. Se De Laurentiis ha vinto con Spalletti e si è ripetuto con Conte ed è arrivato Allegri, vuol dire che i profili vanno bene tutti, a patto che il club abbia forza e idee chiare. Sacchi mi ha sempre detto che tutti parlano del Milan di Sacchi, ma è sempre stato il Milan di Berlusconi perchè niente fa più la differenza di una società forte. Il Milan dello scorso anno era peggio del Napoli, dell’Inter, della Juve, anche dell’Atalanta e di altre squadre per cui ha dato una suggestione di lottare per lo scudetto, ma non era una squadra di grandi ambizioni. La divisione dei ruoli è importante, è vero che il peso dei procuratori che guadagnano a volte più dei giocatori complessivamente in una stagione, è diventato esagerato, però dipende dal fatto che i presidenti gli hanno dato molto spazio, a volte anche per interesse personale. Sono stati i presidenti a dargli potere e molti non si rendono conto anche che stanno creando un danno al calcio. Da direttore avevo 200 professionisti che lavoravano per il giornale e 600 persone totali. Ma, se dovevo fare una spesa di 20mila euro, dovevo portarla ad un consiglio di amministrazione perchè doveva essere approvata. Il calcio invece è un mondo a parte, 3 milioni sono diventati eccetera, nelle aziende normali invece 20mila euro si valutano se e come spenderli”.
di Redazione
02/07/2026 - 13:48
A Stile TV, nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra”, è intervenuto Alessandro Vocalelli, giornalista: “Malagò è la persona giusta nel momento giusto. Nei 13 anni al Coni ha dimostrato di avere capacità, personalità e relazioni e bisogna essere bravi a tenere insieme le tante anime del movimento. Quindi, le premesse sono buone c’è da capire poi quanto lo faranno lavorare. Antonio Conte sarebbe il mio preferito come ct perchè ha spessore, sa essere allenatore e selezionatore, ha carisma e credo sarebbe la soluzione giusta. Se Mancini ammette di aver sbagliato e chiede scusa va perdonato, ma resta sempre un retropensiero per cui se accettasse Conte, sarebbe la soluzione migliore. Berlusconi ha costruito una società forte e non a caso ha vinto il primo scudetto con Sacchi e l’ultimo con Allegri. Questo significa che non è lo stile di gioco a fare la differenza, la bravura degli allenatori determina fino ad un certo punto, tutto dipende dalla società forte. Se De Laurentiis ha vinto con Spalletti e si è ripetuto con Conte ed è arrivato Allegri, vuol dire che i profili vanno bene tutti, a patto che il club abbia forza e idee chiare. Sacchi mi ha sempre detto che tutti parlano del Milan di Sacchi, ma è sempre stato il Milan di Berlusconi perchè niente fa più la differenza di una società forte. Il Milan dello scorso anno era peggio del Napoli, dell’Inter, della Juve, anche dell’Atalanta e di altre squadre per cui ha dato una suggestione di lottare per lo scudetto, ma non era una squadra di grandi ambizioni. La divisione dei ruoli è importante, è vero che il peso dei procuratori che guadagnano a volte più dei giocatori complessivamente in una stagione, è diventato esagerato, però dipende dal fatto che i presidenti gli hanno dato molto spazio, a volte anche per interesse personale. Sono stati i presidenti a dargli potere e molti non si rendono conto anche che stanno creando un danno al calcio. Da direttore avevo 200 professionisti che lavoravano per il giornale e 600 persone totali. Ma, se dovevo fare una spesa di 20mila euro, dovevo portarla ad un consiglio di amministrazione perchè doveva essere approvata. Il calcio invece è un mondo a parte, 3 milioni sono diventati eccetera, nelle aziende normali invece 20mila euro si valutano se e come spenderli”.