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IL PENSIERO - Agostinelli: "La scelta di Allegri mi convince, il Napoli ha bisogno di un allenatore di personalità, la rosa è già competitiva, Rabiot sarebbe sicuramente un grande acquisto"
03.06.2026 11:44 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Mister, partiamo da quello che sta accadendo in casa Napoli. Sembra ormai ufficiale che Massimiliano Allegri sarà il prossimo allenatore dei partenopei. È una scelta che la convince?
 
“Sì, mi convince perché Napoli ha bisogno di un allenatore di personalità. È una piazza difficilissima, anche per gli allenatori più importanti, quindi serve qualcuno che sappia gestire bene lo spogliatoio. Credo che sia una scelta giusta. Poi, naturalmente, ognuno può pensarla diversamente e magari preferire un allenatore più propositivo. Però, se vuole un allenatore più propositivo, spesso deve puntare su un profilo più giovane. Bisogna sempre valutare dove si allena e con chi si lavora. Io credo che Massimiliano Allegri abbia tanta voglia di rivalsa dopo quanto accaduto alla Juventus e possa trasferire questa energia in modo positivo a Napoli”.
 
Si legge molto di questa contrapposizione tra risultatisti e giochisti. Alla fine il cosiddetto giochismo non dipende soprattutto dalla qualità dei calciatori? Non è detto che Allegri arrivi a Napoli e non riesca anche a proporre un bel calcio, o sbaglio?
 
“Giocare bene dipende anche dai giocatori che ha a disposizione. Certo, esiste una mentalità di squadra, che si vede sia nella fase offensiva sia in quella difensiva, e su questo non ci sono dubbi. Però per giocare bene servono anche interpreti di qualità. Io dico ai tifosi del Napoli di non aspettarsi un allenatore alla Zeman, per intenderci, con un calcio ultra offensivo. Arriva invece un allenatore che ha fatto dell'equilibrio la sua arma migliore. Magari non offrirà sempre spettacolo, ma i giocatori lo aiuteranno a esprimere comunque un buon calcio. Soprattutto arriva un tecnico che sa come si vince, e questo lo ha dimostrato ampiamente durante la sua carriera".
 
Secondo lei, Allegri, potrà fare bene al Napoli anche in Champions League?
 
“Assolutamente sì. Molto dipenderà anche dalla campagna acquisti che verrà fatta, ma il Napoli ha già una base molto importante. Credo che questa squadra abbia il potenziale per fare un buon percorso in Europa. Sicuramente può e deve fare meglio rispetto alle ultime esperienze. Per me il Napoli ha una rosa che può arrivare almeno ai quarti di finale".
 
Se vogliamo trovare un limite nella gestione Conte, probabilmente è stato proprio il percorso europeo. Diventa quindi l’andar avanti in Champions League l'obiettivo minimo stagionale?
 
“Certamente bisogna fare meglio. Arrivare agli ottavi deve essere il minimo sindacale. Il Napoli ormai è una squadra che, tra le grandi d'Europa, può stare tranquillamente tra le prime dieci. È una rosa forte e non va assolutamente stravolta".
 
Non servono rivoluzioni?
 
“No, non servono rivoluzioni. Bisogna aggiungere due o tre pezzi importanti, capire chi deve partire e chi deve arrivare, ma la rosa è già molto competitiva. Credo che De Laurentiis e Allegri sappiano perfettamente dove intervenire. Se dovesse arrivare uno come Adrien Rabiot sarebbe sicuramente un grande acquisto, anche se personalmente faccio fatica a credere a questa possibilità. In ogni caso il Napoli deve puntare senza esitazioni al passaggio del turno in Champions League".
 
A proposito di Rabiot, lei lo vedrebbe bene nella rosa del Napoli e come potrebbe giocare tatticamente il Napoli di Allegri?
 
“Se immagino un centrocampo con Scott McTominay e Rabiot mezzali, allora stiamo parlando di una squadra di altissimo livello. Sarebbe un centrocampo fortissimo. Sono quei problemi che ogni allenatore vorrebbe avere".
 
Davanti, invece, c'è ancora qualche interrogativo. Tenendo per certo che Rasmus Højlund resterà al Napoli, tra Romelu Lukaku e Lorenzo Lucca chi sceglierebbe come alternativa?
 
“Se Lucca riuscisse a gestire meglio alcune situazioni e a fare un po' di pace con l'ambiente, allora il discorso sarebbe diverso. Però oggi, dovendo scegliere, mi tengo ancora Lukaku. Per me non si è espresso al cento per cento, ma resta un giocatore importante. Nel calcio poi basta un gol per cambiare tutto".
 
Quando parla di pace, si riferisce al rapporto con la tifoseria?
 
“Sì, anche a quello. Però ripeto: nel calcio le cose cambiano molto velocemente. Se devo scegliere oggi tra lui e Lucca, scelgo ancora Lukaku".
 
Considerando che Lukaku non è più giovanissimo?
 
“Se mi avesse chiesto cosa deve fare il Napoli, le avrei risposto che dovrebbe acquistare una punta molto forte. Poi, tra i due nomi che mi ha fatto, continuo a preferire Lukaku. Ma il Napoli dovrebbe cercare un attaccante di alto livello".
 
Una punta da affiancare a Højlund o addirittura da alternargli?
 
“Io penso a un attaccante che possa anche giocare insieme a lui. Molto dipenderà dal sistema di gioco. Se si dovesse passare anche a un modulo con due punte, allora cambierebbero parecchie cose. Credo che serva un giocatore che possa convivere con Højlund".
 
Alle spalle del Napoli resta l'Inter, che ha perso Dumfries, e sembra che i nerazzurri stiano puntando forte su Marco Palestra dell'Atalanta, per il quale vengono richiesti circa 50 milioni. Sarebbe un investimento giusto?
 
“Sì, perché Palestra è probabilmente il miglior esterno di fascia che ci sia oggi in Italia. Ha forza fisica, qualità e anche una certa capacità realizzativa. Credo che l'Inter alla fine lo prenderà. L'Atalanta non fa sconti e può permetterselo. Secondo me i 50 milioni richiesti verranno pagati".
 
Quindi è convinto che alla fine l'Inter riuscirà a chiudere l'operazione?
 
“Sì. Non vedo molte alternative sul mercato con quelle caratteristiche. Oggi Palestra è il migliore nel suo ruolo".
 
Non le sembra una valutazione eccessiva?
 
“Sì, assolutamente. Io 50 milioni li spenderei più facilmente per un attaccante che per un esterno o per un difensore. Però il mercato oggi va in questa direzione. L'Atalanta non ha necessità di vendere e quindi detta le condizioni. Se l'Inter non dovesse affondare il colpo, sono convinto che arriverebbe qualche club di Premier League".
 
È arrivata un'indiscrezione secondo cui Alessio Dionisi sarebbe pronto a firmare con il Watford. La scuola italiana continua a esportare allenatori apprezzati all'estero. Perché in Italia, invece, si continua spesso a puntare su tecnici più esperti?
 
“Perché, alla fine, sono quelli che garantiscono più risultati. L'esperienza conta moltissimo. Gli allenatori giovani vengono lanciati, ma spesso dopo poche partite vengono già messi in discussione. In Italia c'è una continua alternanza di giudizi e questo rende tutto più complicato. Allenare qui è probabilmente più difficile che in molte altre nazioni".
 
Secondo lei chi sarà il prossimo allenatore del Milan?
 
“Questa è una domanda davvero difficile. Se devo sbilanciarmi, dico al 90% un allenatore straniero e al 10% Antonio Conte. Perché credo che il Milan voglia aprire un nuovo ciclo con un profilo diverso, più europeo e con idee differenti rispetto a quelle degli ultimi anni. Però lascio quel 10% a Conte, perché nel calcio non si può mai sapere. Se dovessi puntare un euro oggi, comunque, lo punterei su un allenatore straniero".
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IL PENSIERO - Agostinelli: "La scelta di Allegri mi convince, il Napoli ha bisogno di un allenatore di personalità, la rosa è già competitiva, Rabiot sarebbe sicuramente un grande acquisto"

di Redazione

03/06/2026 - 11:44

A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Mister, partiamo da quello che sta accadendo in casa Napoli. Sembra ormai ufficiale che Massimiliano Allegri sarà il prossimo allenatore dei partenopei. È una scelta che la convince?
 
“Sì, mi convince perché Napoli ha bisogno di un allenatore di personalità. È una piazza difficilissima, anche per gli allenatori più importanti, quindi serve qualcuno che sappia gestire bene lo spogliatoio. Credo che sia una scelta giusta. Poi, naturalmente, ognuno può pensarla diversamente e magari preferire un allenatore più propositivo. Però, se vuole un allenatore più propositivo, spesso deve puntare su un profilo più giovane. Bisogna sempre valutare dove si allena e con chi si lavora. Io credo che Massimiliano Allegri abbia tanta voglia di rivalsa dopo quanto accaduto alla Juventus e possa trasferire questa energia in modo positivo a Napoli”.
 
Si legge molto di questa contrapposizione tra risultatisti e giochisti. Alla fine il cosiddetto giochismo non dipende soprattutto dalla qualità dei calciatori? Non è detto che Allegri arrivi a Napoli e non riesca anche a proporre un bel calcio, o sbaglio?
 
“Giocare bene dipende anche dai giocatori che ha a disposizione. Certo, esiste una mentalità di squadra, che si vede sia nella fase offensiva sia in quella difensiva, e su questo non ci sono dubbi. Però per giocare bene servono anche interpreti di qualità. Io dico ai tifosi del Napoli di non aspettarsi un allenatore alla Zeman, per intenderci, con un calcio ultra offensivo. Arriva invece un allenatore che ha fatto dell'equilibrio la sua arma migliore. Magari non offrirà sempre spettacolo, ma i giocatori lo aiuteranno a esprimere comunque un buon calcio. Soprattutto arriva un tecnico che sa come si vince, e questo lo ha dimostrato ampiamente durante la sua carriera".
 
Secondo lei, Allegri, potrà fare bene al Napoli anche in Champions League?
 
“Assolutamente sì. Molto dipenderà anche dalla campagna acquisti che verrà fatta, ma il Napoli ha già una base molto importante. Credo che questa squadra abbia il potenziale per fare un buon percorso in Europa. Sicuramente può e deve fare meglio rispetto alle ultime esperienze. Per me il Napoli ha una rosa che può arrivare almeno ai quarti di finale".
 
Se vogliamo trovare un limite nella gestione Conte, probabilmente è stato proprio il percorso europeo. Diventa quindi l’andar avanti in Champions League l'obiettivo minimo stagionale?
 
“Certamente bisogna fare meglio. Arrivare agli ottavi deve essere il minimo sindacale. Il Napoli ormai è una squadra che, tra le grandi d'Europa, può stare tranquillamente tra le prime dieci. È una rosa forte e non va assolutamente stravolta".
 
Non servono rivoluzioni?
 
“No, non servono rivoluzioni. Bisogna aggiungere due o tre pezzi importanti, capire chi deve partire e chi deve arrivare, ma la rosa è già molto competitiva. Credo che De Laurentiis e Allegri sappiano perfettamente dove intervenire. Se dovesse arrivare uno come Adrien Rabiot sarebbe sicuramente un grande acquisto, anche se personalmente faccio fatica a credere a questa possibilità. In ogni caso il Napoli deve puntare senza esitazioni al passaggio del turno in Champions League".
 
A proposito di Rabiot, lei lo vedrebbe bene nella rosa del Napoli e come potrebbe giocare tatticamente il Napoli di Allegri?
 
“Se immagino un centrocampo con Scott McTominay e Rabiot mezzali, allora stiamo parlando di una squadra di altissimo livello. Sarebbe un centrocampo fortissimo. Sono quei problemi che ogni allenatore vorrebbe avere".
 
Davanti, invece, c'è ancora qualche interrogativo. Tenendo per certo che Rasmus Højlund resterà al Napoli, tra Romelu Lukaku e Lorenzo Lucca chi sceglierebbe come alternativa?
 
“Se Lucca riuscisse a gestire meglio alcune situazioni e a fare un po' di pace con l'ambiente, allora il discorso sarebbe diverso. Però oggi, dovendo scegliere, mi tengo ancora Lukaku. Per me non si è espresso al cento per cento, ma resta un giocatore importante. Nel calcio poi basta un gol per cambiare tutto".
 
Quando parla di pace, si riferisce al rapporto con la tifoseria?
 
“Sì, anche a quello. Però ripeto: nel calcio le cose cambiano molto velocemente. Se devo scegliere oggi tra lui e Lucca, scelgo ancora Lukaku".
 
Considerando che Lukaku non è più giovanissimo?
 
“Se mi avesse chiesto cosa deve fare il Napoli, le avrei risposto che dovrebbe acquistare una punta molto forte. Poi, tra i due nomi che mi ha fatto, continuo a preferire Lukaku. Ma il Napoli dovrebbe cercare un attaccante di alto livello".
 
Una punta da affiancare a Højlund o addirittura da alternargli?
 
“Io penso a un attaccante che possa anche giocare insieme a lui. Molto dipenderà dal sistema di gioco. Se si dovesse passare anche a un modulo con due punte, allora cambierebbero parecchie cose. Credo che serva un giocatore che possa convivere con Højlund".
 
Alle spalle del Napoli resta l'Inter, che ha perso Dumfries, e sembra che i nerazzurri stiano puntando forte su Marco Palestra dell'Atalanta, per il quale vengono richiesti circa 50 milioni. Sarebbe un investimento giusto?
 
“Sì, perché Palestra è probabilmente il miglior esterno di fascia che ci sia oggi in Italia. Ha forza fisica, qualità e anche una certa capacità realizzativa. Credo che l'Inter alla fine lo prenderà. L'Atalanta non fa sconti e può permetterselo. Secondo me i 50 milioni richiesti verranno pagati".
 
Quindi è convinto che alla fine l'Inter riuscirà a chiudere l'operazione?
 
“Sì. Non vedo molte alternative sul mercato con quelle caratteristiche. Oggi Palestra è il migliore nel suo ruolo".
 
Non le sembra una valutazione eccessiva?
 
“Sì, assolutamente. Io 50 milioni li spenderei più facilmente per un attaccante che per un esterno o per un difensore. Però il mercato oggi va in questa direzione. L'Atalanta non ha necessità di vendere e quindi detta le condizioni. Se l'Inter non dovesse affondare il colpo, sono convinto che arriverebbe qualche club di Premier League".
 
È arrivata un'indiscrezione secondo cui Alessio Dionisi sarebbe pronto a firmare con il Watford. La scuola italiana continua a esportare allenatori apprezzati all'estero. Perché in Italia, invece, si continua spesso a puntare su tecnici più esperti?
 
“Perché, alla fine, sono quelli che garantiscono più risultati. L'esperienza conta moltissimo. Gli allenatori giovani vengono lanciati, ma spesso dopo poche partite vengono già messi in discussione. In Italia c'è una continua alternanza di giudizi e questo rende tutto più complicato. Allenare qui è probabilmente più difficile che in molte altre nazioni".
 
Secondo lei chi sarà il prossimo allenatore del Milan?
 
“Questa è una domanda davvero difficile. Se devo sbilanciarmi, dico al 90% un allenatore straniero e al 10% Antonio Conte. Perché credo che il Milan voglia aprire un nuovo ciclo con un profilo diverso, più europeo e con idee differenti rispetto a quelle degli ultimi anni. Però lascio quel 10% a Conte, perché nel calcio non si può mai sapere. Se dovessi puntare un euro oggi, comunque, lo punterei su un allenatore straniero".