A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio, è intervenuto l'ex portiere del Napoli Pietro Carmignani: "Beppe Savoldi è stato un grandissimo amico. Se devo parlare di Beppe è un uomo semplice, vero, con una sola faccia. Altri ne usano tante. Lui era di poche parole, di tanti fatti, era sincero. Aveva segnato tanti, è stato un cannoniere. Sono numeri che non riescono a descrivere l'uomo Savoldi. Quasi offensivo il termine con cui viene ricordato ossia Mister 2 miliardi. Era un uomo semplice, un compagno di gioco e di vita. Sono stato molto legato, ci frequentavamo con figli e mogli. E il Savoldi atleta, oltre a fare gol, aveva una dote straordinaria: aveva elevazione e tempismo. Raggiungeva la palla nel momento più alto che si poteva prendere. Giocava negli oratori, a basket, faceva tanti sport. Lui è stato un grande. Non ha avuto risalto in Nazionale perché oltre ai grandi campioni come Pulici, Paolo Rossi, Graziani c'era questo fatto di portare in Nazionale i blocchi. Screzi tra Vinicio e Bernardini per i pochi convocati del Napoli in Nazionale? Credo sia leggenda. Bernardini era una grande persona. Savoldi con 38 partite avrebbe segnato tanti più gol. Com'era il calcio a quell'epoca? Il calcio non è cambiato. Sono cambiate certe regole. Il calcio è quello di prima: ci si difende, si prova a segnare. Pressing, ripartenze e duelli c'erano allora e ci sono adesso. È cambiato che prima si giocava in 11 e ora ci sono le sostituzioni. Ora c'è il VAR, che tante volte non capisco. È cambiato nelle forme, ma il calcio è sempre lo stesso. Sono cambiati atteggiamenti, ci sono i procuratori. Sfido chiunque a fare un esercitazione tecnico-tattica che non facevamo 20 anni fa con Zeman, Sacchi. Il calcio lo vado a vedere, vedo allenamenti, il calcio giocato è quello. Il calcio è maestro, soprattutto per i bambini. L'immagine di quella Coppa Italia vinta con il Napoli? Quella Coppa Italia si giocava ai gironi, andammo in finale contro il Verona. Si risolse nell'ultimo quarto d'ora. Savoldi fece due gol. Il ricordo più bello fu il ritorno in auto da Roma a Napoli, tornammo in auto un amico, io e Beppe e cantammo tutto il viaggio con canzoni napoletane. Di ricordi ne ho tantissimi. Avevamo gli stessi intenti, le stesse passioni, lo stesso affetto per il Napoli e per la squadra. Se si perdeva, eravamo tristi fino a quando non si riprendevano gli allenamenti. Era un calcio amato. Rimpianto di non aver vinto lo Scudetto? Certo, arrivammo secondi dietro la Juventus e perdemmo quei due incontri con i bianconeri. Noi il campionato non lo perdemmo per quelle due sconfitte, perché non vincevamo mai in trasferta. Vincemmo solo con Varese. Pareggiavamo sempre. Una squadra che deve vincere lo Scudetto, deve anche vincere in trasferta".
di Redazione
27/03/2026 - 16:03
A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio, è intervenuto l'ex portiere del Napoli Pietro Carmignani: "Beppe Savoldi è stato un grandissimo amico. Se devo parlare di Beppe è un uomo semplice, vero, con una sola faccia. Altri ne usano tante. Lui era di poche parole, di tanti fatti, era sincero. Aveva segnato tanti, è stato un cannoniere. Sono numeri che non riescono a descrivere l'uomo Savoldi. Quasi offensivo il termine con cui viene ricordato ossia Mister 2 miliardi. Era un uomo semplice, un compagno di gioco e di vita. Sono stato molto legato, ci frequentavamo con figli e mogli. E il Savoldi atleta, oltre a fare gol, aveva una dote straordinaria: aveva elevazione e tempismo. Raggiungeva la palla nel momento più alto che si poteva prendere. Giocava negli oratori, a basket, faceva tanti sport. Lui è stato un grande. Non ha avuto risalto in Nazionale perché oltre ai grandi campioni come Pulici, Paolo Rossi, Graziani c'era questo fatto di portare in Nazionale i blocchi. Screzi tra Vinicio e Bernardini per i pochi convocati del Napoli in Nazionale? Credo sia leggenda. Bernardini era una grande persona. Savoldi con 38 partite avrebbe segnato tanti più gol. Com'era il calcio a quell'epoca? Il calcio non è cambiato. Sono cambiate certe regole. Il calcio è quello di prima: ci si difende, si prova a segnare. Pressing, ripartenze e duelli c'erano allora e ci sono adesso. È cambiato che prima si giocava in 11 e ora ci sono le sostituzioni. Ora c'è il VAR, che tante volte non capisco. È cambiato nelle forme, ma il calcio è sempre lo stesso. Sono cambiati atteggiamenti, ci sono i procuratori. Sfido chiunque a fare un esercitazione tecnico-tattica che non facevamo 20 anni fa con Zeman, Sacchi. Il calcio lo vado a vedere, vedo allenamenti, il calcio giocato è quello. Il calcio è maestro, soprattutto per i bambini. L'immagine di quella Coppa Italia vinta con il Napoli? Quella Coppa Italia si giocava ai gironi, andammo in finale contro il Verona. Si risolse nell'ultimo quarto d'ora. Savoldi fece due gol. Il ricordo più bello fu il ritorno in auto da Roma a Napoli, tornammo in auto un amico, io e Beppe e cantammo tutto il viaggio con canzoni napoletane. Di ricordi ne ho tantissimi. Avevamo gli stessi intenti, le stesse passioni, lo stesso affetto per il Napoli e per la squadra. Se si perdeva, eravamo tristi fino a quando non si riprendevano gli allenamenti. Era un calcio amato. Rimpianto di non aver vinto lo Scudetto? Certo, arrivammo secondi dietro la Juventus e perdemmo quei due incontri con i bianconeri. Noi il campionato non lo perdemmo per quelle due sconfitte, perché non vincevamo mai in trasferta. Vincemmo solo con Varese. Pareggiavamo sempre. Una squadra che deve vincere lo Scudetto, deve anche vincere in trasferta".