German Denis, ex attaccante, è intervenuto al podcast Sky Calcio Unplugged: "Devo dire che sicuramente il Bayern ha studiato bene l'Atalanta, anche perché sapeva che giocava a uomo a tutto campo. In certi momenti ho visto che andavano a cercare tutti gli spazi vuoti e, tra l'altro, portavano via soprattutto i difensori. Portando via i difensori, con la qualità che avevano i giocatori del Bayern, arrivavano spesso uno contro uno e alla fine risolvevano la situazione più facilmente di quello che si immaginava. Hanno una rosa troppo importante. Secondo me l'Atalanta con questo tipo di squadre a volte fa fatica, perché la qualità è altissima e non puoi sbagliare neanche una virgola: loro ti puniscono. E abbiamo visto che anche in mezza occasione riuscivano a risolvere. Italia? Bisogna dire che a volte contano molto anche gli aspetti mentali. Si percepisce una certa paura all'idea che l'Italia possa non partecipare a un altro Mondiale. Io parlo da argentino: un Mondiale senza l'Italia sembra che manchi qualcosa. È difficile da spiegare. Sicuramente ci sono diversi fattori. Si può parlare anche della formazione dei giovani: forse bisogna ritrovare giocatori con lo stesso forte attaccamento alla Nazionale che c'era in passato. Negli ultimi tempi però vedo segnali positivi: Pio Esposito, Scamacca e anche Retegui sono attaccanti interessanti. È stato un periodo particolare, ma credo che la componente mentale abbia inciso molto. Quando un giocatore ha questo pensiero in testa può pesare. Non ho comunque dubbi che l'Italia possa farcela, perché ha una rosa con giocatori di esperienza e di grande personalità. Quando sono arrivato a Napoli mi è capitato di affrontare il Milan con Dida, Maldini, Nesta, Gattuso, Pirlo, Pato e Ronaldinho. In quegli anni ogni squadra di Serie A aveva almeno un grande campione. Anche all'Udinese, quando sono arrivato, c'era Di Natale: oggi attaccanti come lui non se ne vedono molti. Oggi però è cambiato molto. Dal punto di vista fisico i giocatori sono molto più strutturati. Però a livello di gioco secondo me qualcosa è cambiato rispetto a prima. È difficile fare paragoni, ma questa è la mia sensazione. Non è semplice diventare allenatore, serve tempo ed esperienza. Io lavoro con i ragazzi dall'Under 15 fino alla Primavera e il nostro compito principale è formarli. Dobbiamo trasmettere la nostra esperienza e cercare di aiutarli a crescere. L'Italia ha un potenziale enorme: escono tanti giovani di talento, ma bisogna accompagnarli nel loro percorso. Pio Esposito? Negli ultimi tempi, se parliamo di attaccanti, a me lui piace molto. È un ragazzo che si è adattato bene, lavora sia in fase di possesso che di non possesso e difende con grande disponibilità. In una coppia d'attacco, magari accanto a giocatori come Thuram o Lautaro, potrebbe integrarsi molto bene. Bisogna partire da profili come il suo e aiutarli a crescere. Maradona? Ero a Napoli quando un giorno mi squilla il telefono: numero argentino. Rispondo e sento: 'Ciao Germán, sono Diego Maradona'. Non ci ho creduto e ho risposto scherzando: 'Sì, certo… e io sono Pelé', poi ho attaccato (ride, ndr). Dopo due minuti richiama lo stesso numero. Rispondo di nuovo e capisco subito che era davvero lui. Mi disse: 'Sono Maradona'. A quel punto mi sono scusato subito. Lui mi chiamava per convocarmi in Nazionale. Quando poi sono arrivato in albergo con la squadra, davanti a tutti ha raccontato l'episodio dicendo: 'Questo qui non voleva rispondere al telefono'. Era la mia prima convocazione e c'erano tutti, anche Messi. Avrei voluto sprofondare dall'imbarazzo, ma sono ricordi bellissimi".
di Redazione
13/03/2026 - 23:18
German Denis, ex attaccante, è intervenuto al podcast Sky Calcio Unplugged: "Devo dire che sicuramente il Bayern ha studiato bene l'Atalanta, anche perché sapeva che giocava a uomo a tutto campo. In certi momenti ho visto che andavano a cercare tutti gli spazi vuoti e, tra l'altro, portavano via soprattutto i difensori. Portando via i difensori, con la qualità che avevano i giocatori del Bayern, arrivavano spesso uno contro uno e alla fine risolvevano la situazione più facilmente di quello che si immaginava. Hanno una rosa troppo importante. Secondo me l'Atalanta con questo tipo di squadre a volte fa fatica, perché la qualità è altissima e non puoi sbagliare neanche una virgola: loro ti puniscono. E abbiamo visto che anche in mezza occasione riuscivano a risolvere. Italia? Bisogna dire che a volte contano molto anche gli aspetti mentali. Si percepisce una certa paura all'idea che l'Italia possa non partecipare a un altro Mondiale. Io parlo da argentino: un Mondiale senza l'Italia sembra che manchi qualcosa. È difficile da spiegare. Sicuramente ci sono diversi fattori. Si può parlare anche della formazione dei giovani: forse bisogna ritrovare giocatori con lo stesso forte attaccamento alla Nazionale che c'era in passato. Negli ultimi tempi però vedo segnali positivi: Pio Esposito, Scamacca e anche Retegui sono attaccanti interessanti. È stato un periodo particolare, ma credo che la componente mentale abbia inciso molto. Quando un giocatore ha questo pensiero in testa può pesare. Non ho comunque dubbi che l'Italia possa farcela, perché ha una rosa con giocatori di esperienza e di grande personalità. Quando sono arrivato a Napoli mi è capitato di affrontare il Milan con Dida, Maldini, Nesta, Gattuso, Pirlo, Pato e Ronaldinho. In quegli anni ogni squadra di Serie A aveva almeno un grande campione. Anche all'Udinese, quando sono arrivato, c'era Di Natale: oggi attaccanti come lui non se ne vedono molti. Oggi però è cambiato molto. Dal punto di vista fisico i giocatori sono molto più strutturati. Però a livello di gioco secondo me qualcosa è cambiato rispetto a prima. È difficile fare paragoni, ma questa è la mia sensazione. Non è semplice diventare allenatore, serve tempo ed esperienza. Io lavoro con i ragazzi dall'Under 15 fino alla Primavera e il nostro compito principale è formarli. Dobbiamo trasmettere la nostra esperienza e cercare di aiutarli a crescere. L'Italia ha un potenziale enorme: escono tanti giovani di talento, ma bisogna accompagnarli nel loro percorso. Pio Esposito? Negli ultimi tempi, se parliamo di attaccanti, a me lui piace molto. È un ragazzo che si è adattato bene, lavora sia in fase di possesso che di non possesso e difende con grande disponibilità. In una coppia d'attacco, magari accanto a giocatori come Thuram o Lautaro, potrebbe integrarsi molto bene. Bisogna partire da profili come il suo e aiutarli a crescere. Maradona? Ero a Napoli quando un giorno mi squilla il telefono: numero argentino. Rispondo e sento: 'Ciao Germán, sono Diego Maradona'. Non ci ho creduto e ho risposto scherzando: 'Sì, certo… e io sono Pelé', poi ho attaccato (ride, ndr). Dopo due minuti richiama lo stesso numero. Rispondo di nuovo e capisco subito che era davvero lui. Mi disse: 'Sono Maradona'. A quel punto mi sono scusato subito. Lui mi chiamava per convocarmi in Nazionale. Quando poi sono arrivato in albergo con la squadra, davanti a tutti ha raccontato l'episodio dicendo: 'Questo qui non voleva rispondere al telefono'. Era la mia prima convocazione e c'erano tutti, anche Messi. Avrei voluto sprofondare dall'imbarazzo, ma sono ricordi bellissimi".