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IL PARERE - Trotta: "Il Napoli non deve perdere altri punti, per la qualità dei giocatori a disposizione, ha quasi l'obbligo di giocare bene"
08.10.2026 16:25 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. 

Oggi al Napoli serve più il De Bruyne visto in campionato o un Ivano Trotta?

“Con il De Bruyne visto in campionato fino a oggi, credo servirebbe più un Trotta. In Nazionale, però, ha fatto benissimo. Mi è dispiaciuto che sia rimasto nel ritiro dopo la squalifica, così come per la sua partecipazione alla Fashion Week, ma credo che i calciatori abbiano anche degli obblighi pubblicitari e dei vincoli contrattuali. Non vedo, quindi, questa situazione come qualcosa di grave. Resta il fatto che, per quello che De Bruyne ci ha mostrato nelle ultime gare di campionato, oggi al Napoli servirebbe più un Ivano Trotta".

Veniamo alla ripresa dopo questa pausa interminabile per le nazionali. Per il destino del Napoli e di Allegri, secondo lei non è più possibile sbagliare?

“Sicuramente no. Il Napoli ha l'obbligo di non sbagliare più. L'inizio di stagione non è stato dei migliori e, di conseguenza, bisogna avviare una rincorsa importante. Se si dovessero perdere altri punti, la situazione comincerebbe a diventare pesante. Secondo me, quest'anno, per la lotta nelle posizioni di vertice, ci sono diverse squadre: il Napoli, la Roma, l'Inter, il Milan e la Juventus. Di conseguenza, si rischia di rimanere fuori dal famoso quartetto che conta".

Il Napoli, sia l'anno scorso sia quest'anno con Allegri, ha difficoltà a creare, a segnare e a concretizzare le azioni che costruisce. A questo punto è più un problema di allenatori o di giocatori, visto che, cambiando i primi, il problema resta?

“Credo che nel calcio di oggi l'allenatore sia una parte determinante per una squadra. Con i nuovi sistemi di gioco c'è sempre bisogno di aggiornarsi e di studiare. Sono rimasto affascinato, già l'anno scorso e anche quest'anno, da Cesc Fàbregas al Como. Ha a disposizione giocatori che, senza mancare di rispetto a nessuno, rispetto ad altri sono un po' meno conosciuti, ma quando c'è il lavoro dell'allenatore secondo me si può fare tutto. La cosa che mi ha colpito positivamente è che Fàbregas, prima della gara, presenta il piano partita alla propria dirigenza, spiegando al presidente e alla società perché vengono fatte determinate scelte o perché la squadra aggredisce l'avversario in un certo modo. C'è un coinvolgimento societario che ritengo innovativo sotto certi punti di vista. Se oggi il Como gioca così bene e sta ottenendo grandi risultati, se il Cagliari gioca bene con un allenatore giovane e se anche il Sassuolo disputa belle partite, evidentemente il lavoro dell'allenatore può fare la differenza. Il Napoli, per la qualità dei giocatori che ha, secondo me ha quasi l'obbligo di giocare bene".

Il Napoli non ha potuto fare molto sul mercato a causa delle macerie lasciate dalla gestione Conte? 

“Quella era una tua previsione e probabilmente oggi si è anche avverata. Io, però, pensavo che con quel mercato, quelle scelte e un allenatore come Antonio Conte il progetto potesse essere più duraturo. Purtroppo non è stato così. Penso a realtà come il Manchester United di Ferguson o l'Atletico Madrid di Simeone, è bello quando un allenatore rimane tanti anni nella stessa società, perché diventa, in un certo senso, un manager a tutti gli effetti e lavora insieme alla società alla costruzione del progetto. Purtroppo in Italia ci sono tanti esempi diversi. Si parte con dei progetti che spesso vengono sovvertiti in pochissimo tempo".

Per la scelta di andare via dopo sole due stagioni, Antonio Conte l'ha delusa? 

“Non mi ha deluso, perché alla fine, durante gli anni al Napoli, ha fatto quello che doveva fare, ovvero vincere. Resta il rammarico per non aver portato a termine il progetto".

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IL PARERE - Trotta: "Il Napoli non deve perdere altri punti, per la qualità dei giocatori a disposizione, ha quasi l'obbligo di giocare bene"

di Redazione

08/10/2026 - 16:25

A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. 

Oggi al Napoli serve più il De Bruyne visto in campionato o un Ivano Trotta?

“Con il De Bruyne visto in campionato fino a oggi, credo servirebbe più un Trotta. In Nazionale, però, ha fatto benissimo. Mi è dispiaciuto che sia rimasto nel ritiro dopo la squalifica, così come per la sua partecipazione alla Fashion Week, ma credo che i calciatori abbiano anche degli obblighi pubblicitari e dei vincoli contrattuali. Non vedo, quindi, questa situazione come qualcosa di grave. Resta il fatto che, per quello che De Bruyne ci ha mostrato nelle ultime gare di campionato, oggi al Napoli servirebbe più un Ivano Trotta".

Veniamo alla ripresa dopo questa pausa interminabile per le nazionali. Per il destino del Napoli e di Allegri, secondo lei non è più possibile sbagliare?

“Sicuramente no. Il Napoli ha l'obbligo di non sbagliare più. L'inizio di stagione non è stato dei migliori e, di conseguenza, bisogna avviare una rincorsa importante. Se si dovessero perdere altri punti, la situazione comincerebbe a diventare pesante. Secondo me, quest'anno, per la lotta nelle posizioni di vertice, ci sono diverse squadre: il Napoli, la Roma, l'Inter, il Milan e la Juventus. Di conseguenza, si rischia di rimanere fuori dal famoso quartetto che conta".

Il Napoli, sia l'anno scorso sia quest'anno con Allegri, ha difficoltà a creare, a segnare e a concretizzare le azioni che costruisce. A questo punto è più un problema di allenatori o di giocatori, visto che, cambiando i primi, il problema resta?

“Credo che nel calcio di oggi l'allenatore sia una parte determinante per una squadra. Con i nuovi sistemi di gioco c'è sempre bisogno di aggiornarsi e di studiare. Sono rimasto affascinato, già l'anno scorso e anche quest'anno, da Cesc Fàbregas al Como. Ha a disposizione giocatori che, senza mancare di rispetto a nessuno, rispetto ad altri sono un po' meno conosciuti, ma quando c'è il lavoro dell'allenatore secondo me si può fare tutto. La cosa che mi ha colpito positivamente è che Fàbregas, prima della gara, presenta il piano partita alla propria dirigenza, spiegando al presidente e alla società perché vengono fatte determinate scelte o perché la squadra aggredisce l'avversario in un certo modo. C'è un coinvolgimento societario che ritengo innovativo sotto certi punti di vista. Se oggi il Como gioca così bene e sta ottenendo grandi risultati, se il Cagliari gioca bene con un allenatore giovane e se anche il Sassuolo disputa belle partite, evidentemente il lavoro dell'allenatore può fare la differenza. Il Napoli, per la qualità dei giocatori che ha, secondo me ha quasi l'obbligo di giocare bene".

Il Napoli non ha potuto fare molto sul mercato a causa delle macerie lasciate dalla gestione Conte? 

“Quella era una tua previsione e probabilmente oggi si è anche avverata. Io, però, pensavo che con quel mercato, quelle scelte e un allenatore come Antonio Conte il progetto potesse essere più duraturo. Purtroppo non è stato così. Penso a realtà come il Manchester United di Ferguson o l'Atletico Madrid di Simeone, è bello quando un allenatore rimane tanti anni nella stessa società, perché diventa, in un certo senso, un manager a tutti gli effetti e lavora insieme alla società alla costruzione del progetto. Purtroppo in Italia ci sono tanti esempi diversi. Si parte con dei progetti che spesso vengono sovvertiti in pochissimo tempo".

Per la scelta di andare via dopo sole due stagioni, Antonio Conte l'ha delusa? 

“Non mi ha deluso, perché alla fine, durante gli anni al Napoli, ha fatto quello che doveva fare, ovvero vincere. Resta il rammarico per non aver portato a termine il progetto".