NAPOLI - Luciano Aiello, dottore commercialista, esperto di analisi di bilancio già docente in corsi e master universitari, ha rilasciato un’intervista a “Napoli Magazine”: "In un periodo storico in cui il calcio mondiale, e quello europeo in particolare, è caratterizzato dall’aumento dei costi e di maggiore competizione per le entrate commerciali, diversi club di vertice hanno investito in modo significativo in stadi nuovi o ristrutturati, mentre altri hanno adattato le proprie strategie di match day per estrarre maggiore valore dalle infrastrutture esistenti.
Lo stadio, quindi, è diventato un fattore sempre più importante per le performance dei club calcistici in termini economici. A testimoniare la sua importanza sono stati condotti diversi studi in merito, tra i più significativi quelli di Football Benchmark e di Deloitte Football Money League.
Secondo lo studio della Deloitte, il futuro del calcio d’élite sarà sempre più legato alla capacità dei club di innovare i flussi di ricavo, sfruttando stadi multifunzionali, contenuti digitali, partnership globali e nuovi format di competizioni internazionali. Un’evoluzione che rafforza il calcio come industria globale, ma che solleva anche interrogativi sulla sostenibilità economica e sull’equilibrio competitivo del sistema.
Lo studio di Football Benchmark ha analizzato i risultati ottenuti dai top 20 club in Europa secondo questa voce di ricavo e l’evoluzione che questo particolare introito ha avuto negli ultimi anni.
In generale, si sottolinea che in tutta Europa l’attenzione verso lo stadio come asset centrale è cresciuta notevolmente.
Per quanto riguarda la stagione 2024/25, utilizzando come riferimento i primi 20 club europei per ricavi da matchday, il Real Madrid, grazie al nuovissimo Santiago Bernabeu, guida la classifica con 232,6 milioni di euro, seguito dal Manchester United (190,7 milioni di euro) e dall’Arsenal con il suo Emirates Stadium (183,0 milioni di euro). A seguire il PSG (176,6 milioni di euro), anche se il Parco dei Principi è di proprietà del comune di Parigi e chiude i primi cinque posti il Barcellona (150,2 milioni).
Nella top 20 dei club con i maggiori ricavi da stadio ci sono tre società italiane. La prima è l’Inter, che occupa la nona posizione grazie ai 103,6 milioni di euro ricavati da San Siro nella scorsa stagione, che ha visto i nerazzurri arrivare fino in finale di Champions League e quindi sfruttare appieno il boost dato dalle notti europee al botteghino. Presente anche il Milan, che dallo stadio Meazza ha ricavato 69,5 milioni e la terza e ultima rappresentante italiana in questa speciale classifica è la Juventus, che dal proprio Allianz Stadium ha ricavato nella scorsa stagione 65,4 milioni.
Lo studio rileva anche quanto pesano sull’intero fatturato i ricavi da stadio. Partendo dalle tre italiane, si oscilla dal 19% dell’Inter al 17% del Milan, con la Juve che si piazza esattamente nel mezzo con una incidenza dei ricavi da stadio sull’intero fatturato pari al 18%. Un trend confermato anche dagli altri club, che conferma come i top in Europa fatturino in generale molto di più rispetto alle società italiane. Basti pensare che il Real Madrid ormai supera costantemente il miliardo di ricavi, anche grazie al Bernabeu che incide per il 20%.
Percentuale più alta e che si avvicina al 30% per il Galatasaray, mentre superano questa soglia l’Ajax (36%) e il Celtic. Gli scozzesi arrivano al 42% del fatturato complessivo grazie ai ricavi da stadio. In senso opposto, va evidenziato il Manchester City, che ha registrato la minore dipendenza da ricavi da matchday tra i primi 20 club europei, con l’11%, riflettendo un mix di ricavi fortemente sbilanciato verso diritti televisivi (grazie allo strapotere della Premier League) e introiti commerciali.
Infine, nello studio di Football Benchmark si dà risalto al cosiddetto RevPEPAS (ricavo per evento per posto disponibile). Questo particolare indicatore viene calcolato dividendo i ricavi totali da matchday per la capacità complessiva di posti a sedere in tutte le partite casalinghe ufficiali disputate nella stagione. Tenendo conto del RevPEPAS, il PSG ha registrato il risultato più elevato tra i primi 20 nella scorsa stagione, pari a 147,4 euro, indicando la più forte capacità di generazione di ricavi per posto disponibile su base per evento. Seguono il Real Madrid (102,5 euro) e l’Arsenal (100,5 euro), con elevati ricavi assoluti da matchday che coincidono con ottimi risultati per posto. Barcellona (95,9 euro), Liverpool (91,1 euro), Chelsea (90 euro), Manchester United (85,5 euro) e Tottenham (82,3 euro).
Come viene evidenziato dalla classifica, in questo speciale parametro esiste una differenza marcata fra le società appena citate e il resto dei club, fra cui ci sono anche Inter, Milan e Juventus. I nerazzurri registrano un RevPepas di 47,1 euro, mentre i rossoneri salgono a 33,9 euro. Questi numeri sono dati da una minore disponibilità più che una mancanza di domanda di posti hospitality, evidenziando i limiti strutturali dell’attuale San Siro (e in generale degli stadi italiani). La Juventus, invece, registra un indicatore pari a 60,6 euro a livello del Bayern Monaco, ma comunque ancora distante dai top club europei.
Dall’analisi dei dati si rileva una curiosità. Milan e Inter, pur non avendo un impianto di proprietà, si trovano rispettivamente al nono ed al tredicesimo posto nella classifica dei club con i maggiori introiti derivanti dallo stadio. I loro proventi sono addirittura superiori rispetto a quelli della Juventus, diciassettesima. Piccolo dettaglio: San Siro ha quasi 76mila posti mentre l’impianto bianconero circa 40mila. Per comprendere a pieno l’incidenza di uno stadio di proprietà si deve dunque utilizzare un altro indicatore. Ossia l’aumento di introiti fra l’ultimo anno nel vecchio impianto e la prima stagione disputata nel nuovo. Così la Juventus è passata dai dieci milioni del Delle Alpi ai 27.4 del primo campionato allo Stadium. Ricavi che nel corso degli anni si sono esattamente raddoppiati. L’Atalanta è passata dai 4.2 milioni dell’Atleti Azzurri d’Italia ai 7.4 del Gewiss Stadium. Mentre l’Udinese ha incrementato i suoi ricavi del 60%, passando da 4 a 6.4 milioni. Variazioni importanti, ma che da sole non bastano a stravolgere le prospettive di una società.
Lo stadio di proprietà non è dunque la panacea di tutti i mali calcistici. E da solo non basta certo a ridisegnare gli equilibri fra i club del Vecchio Continente. Eppure possedere impianti nuovi e moderni può aumentare, con percentuali diverse, la capacità di spesa (e di conseguenza la competitività) delle squadre. Non si deve cadere nella tentazione che porta a sovrastimare il peso di uno stadio di proprietà.
La SSC Napoli registra in media ricavi da stadio per circa 30 milioni l’anno con una struttura che comprende poco più di 54 mila posti, un valore inferiore al potenziale reale, che potrebbe arrivare a regime anche a 100 milioni. Come recentemente dichiarato dal d.g. del Club.
Con uno stadio da 60.000/65.000 posti cambierebbe lo scenario economico, non tanto per i biglietti tout court quanto per le aree hospitality, che assumono sempre più rilevanza. Ad oggi lo Stadio Maradona ne contiene circa 1.200, ma per stare al passo con i tempi ne servirebbero 6-7.000.
Avere 6-7 mila posti hospitality significa anche dover garantire servizi adeguati: parcheggi, accessibilità, viabilità. Servirebbero 5-6 mila posti auto, non i circa 200 disponibili oggi.
Lo stadio non è solo calcio, se si amplia la gamma e la qualità dei servizi i ricavi crescono significativamente. Se si rimane in media con i trend precedenti i ricavi da nuovo stadio nei primi anni si triplicano, quindi la SSC Napoli potrebbe passare dai 30 milioni attuali ai 90 milioni a regime. Tale incremento potrebbe essere caratterizzato dalla presenza di nuove voci di ricavi da stadio oltre alle voci classiche per abbonamenti e biglietti, come ad es. naming rights (20 milioni) museo (5 milioni), parcheggi e locali interni (10 milioni), eventi extra calcio (10 milioni). Questi ricavi sarebbero fondamentali, perché contribuirebbero a finanziare la crescita strutturale della società e rendere più competitiva la squadra.
Il Napoli è arrivato quasi al massimo del proprio potenziale senza infrastrutture adeguate. La crescita degli ultimi anni, trainata da elevate capacità manageriali e dai risultati sportivi, ha portato il club a un livello molto alto, ma oggi ha la necessità, dopo 22 anni di passare ad una nuova fase, un ulteriore upgrade, basato innanzitutto sul patrimonializzare l'asset con infrastrutture e poi sull’incremento dei ricavi, per rimanere competitivo in Italia ed in Europa".
di Redazione
01/04/2026 - 09:00
NAPOLI - Luciano Aiello, dottore commercialista, esperto di analisi di bilancio già docente in corsi e master universitari, ha rilasciato un’intervista a “Napoli Magazine”: "In un periodo storico in cui il calcio mondiale, e quello europeo in particolare, è caratterizzato dall’aumento dei costi e di maggiore competizione per le entrate commerciali, diversi club di vertice hanno investito in modo significativo in stadi nuovi o ristrutturati, mentre altri hanno adattato le proprie strategie di match day per estrarre maggiore valore dalle infrastrutture esistenti.
Lo stadio, quindi, è diventato un fattore sempre più importante per le performance dei club calcistici in termini economici. A testimoniare la sua importanza sono stati condotti diversi studi in merito, tra i più significativi quelli di Football Benchmark e di Deloitte Football Money League.
Secondo lo studio della Deloitte, il futuro del calcio d’élite sarà sempre più legato alla capacità dei club di innovare i flussi di ricavo, sfruttando stadi multifunzionali, contenuti digitali, partnership globali e nuovi format di competizioni internazionali. Un’evoluzione che rafforza il calcio come industria globale, ma che solleva anche interrogativi sulla sostenibilità economica e sull’equilibrio competitivo del sistema.
Lo studio di Football Benchmark ha analizzato i risultati ottenuti dai top 20 club in Europa secondo questa voce di ricavo e l’evoluzione che questo particolare introito ha avuto negli ultimi anni.
In generale, si sottolinea che in tutta Europa l’attenzione verso lo stadio come asset centrale è cresciuta notevolmente.
Per quanto riguarda la stagione 2024/25, utilizzando come riferimento i primi 20 club europei per ricavi da matchday, il Real Madrid, grazie al nuovissimo Santiago Bernabeu, guida la classifica con 232,6 milioni di euro, seguito dal Manchester United (190,7 milioni di euro) e dall’Arsenal con il suo Emirates Stadium (183,0 milioni di euro). A seguire il PSG (176,6 milioni di euro), anche se il Parco dei Principi è di proprietà del comune di Parigi e chiude i primi cinque posti il Barcellona (150,2 milioni).
Nella top 20 dei club con i maggiori ricavi da stadio ci sono tre società italiane. La prima è l’Inter, che occupa la nona posizione grazie ai 103,6 milioni di euro ricavati da San Siro nella scorsa stagione, che ha visto i nerazzurri arrivare fino in finale di Champions League e quindi sfruttare appieno il boost dato dalle notti europee al botteghino. Presente anche il Milan, che dallo stadio Meazza ha ricavato 69,5 milioni e la terza e ultima rappresentante italiana in questa speciale classifica è la Juventus, che dal proprio Allianz Stadium ha ricavato nella scorsa stagione 65,4 milioni.
Lo studio rileva anche quanto pesano sull’intero fatturato i ricavi da stadio. Partendo dalle tre italiane, si oscilla dal 19% dell’Inter al 17% del Milan, con la Juve che si piazza esattamente nel mezzo con una incidenza dei ricavi da stadio sull’intero fatturato pari al 18%. Un trend confermato anche dagli altri club, che conferma come i top in Europa fatturino in generale molto di più rispetto alle società italiane. Basti pensare che il Real Madrid ormai supera costantemente il miliardo di ricavi, anche grazie al Bernabeu che incide per il 20%.
Percentuale più alta e che si avvicina al 30% per il Galatasaray, mentre superano questa soglia l’Ajax (36%) e il Celtic. Gli scozzesi arrivano al 42% del fatturato complessivo grazie ai ricavi da stadio. In senso opposto, va evidenziato il Manchester City, che ha registrato la minore dipendenza da ricavi da matchday tra i primi 20 club europei, con l’11%, riflettendo un mix di ricavi fortemente sbilanciato verso diritti televisivi (grazie allo strapotere della Premier League) e introiti commerciali.
Infine, nello studio di Football Benchmark si dà risalto al cosiddetto RevPEPAS (ricavo per evento per posto disponibile). Questo particolare indicatore viene calcolato dividendo i ricavi totali da matchday per la capacità complessiva di posti a sedere in tutte le partite casalinghe ufficiali disputate nella stagione. Tenendo conto del RevPEPAS, il PSG ha registrato il risultato più elevato tra i primi 20 nella scorsa stagione, pari a 147,4 euro, indicando la più forte capacità di generazione di ricavi per posto disponibile su base per evento. Seguono il Real Madrid (102,5 euro) e l’Arsenal (100,5 euro), con elevati ricavi assoluti da matchday che coincidono con ottimi risultati per posto. Barcellona (95,9 euro), Liverpool (91,1 euro), Chelsea (90 euro), Manchester United (85,5 euro) e Tottenham (82,3 euro).
Come viene evidenziato dalla classifica, in questo speciale parametro esiste una differenza marcata fra le società appena citate e il resto dei club, fra cui ci sono anche Inter, Milan e Juventus. I nerazzurri registrano un RevPepas di 47,1 euro, mentre i rossoneri salgono a 33,9 euro. Questi numeri sono dati da una minore disponibilità più che una mancanza di domanda di posti hospitality, evidenziando i limiti strutturali dell’attuale San Siro (e in generale degli stadi italiani). La Juventus, invece, registra un indicatore pari a 60,6 euro a livello del Bayern Monaco, ma comunque ancora distante dai top club europei.
Dall’analisi dei dati si rileva una curiosità. Milan e Inter, pur non avendo un impianto di proprietà, si trovano rispettivamente al nono ed al tredicesimo posto nella classifica dei club con i maggiori introiti derivanti dallo stadio. I loro proventi sono addirittura superiori rispetto a quelli della Juventus, diciassettesima. Piccolo dettaglio: San Siro ha quasi 76mila posti mentre l’impianto bianconero circa 40mila. Per comprendere a pieno l’incidenza di uno stadio di proprietà si deve dunque utilizzare un altro indicatore. Ossia l’aumento di introiti fra l’ultimo anno nel vecchio impianto e la prima stagione disputata nel nuovo. Così la Juventus è passata dai dieci milioni del Delle Alpi ai 27.4 del primo campionato allo Stadium. Ricavi che nel corso degli anni si sono esattamente raddoppiati. L’Atalanta è passata dai 4.2 milioni dell’Atleti Azzurri d’Italia ai 7.4 del Gewiss Stadium. Mentre l’Udinese ha incrementato i suoi ricavi del 60%, passando da 4 a 6.4 milioni. Variazioni importanti, ma che da sole non bastano a stravolgere le prospettive di una società.
Lo stadio di proprietà non è dunque la panacea di tutti i mali calcistici. E da solo non basta certo a ridisegnare gli equilibri fra i club del Vecchio Continente. Eppure possedere impianti nuovi e moderni può aumentare, con percentuali diverse, la capacità di spesa (e di conseguenza la competitività) delle squadre. Non si deve cadere nella tentazione che porta a sovrastimare il peso di uno stadio di proprietà.
La SSC Napoli registra in media ricavi da stadio per circa 30 milioni l’anno con una struttura che comprende poco più di 54 mila posti, un valore inferiore al potenziale reale, che potrebbe arrivare a regime anche a 100 milioni. Come recentemente dichiarato dal d.g. del Club.
Con uno stadio da 60.000/65.000 posti cambierebbe lo scenario economico, non tanto per i biglietti tout court quanto per le aree hospitality, che assumono sempre più rilevanza. Ad oggi lo Stadio Maradona ne contiene circa 1.200, ma per stare al passo con i tempi ne servirebbero 6-7.000.
Avere 6-7 mila posti hospitality significa anche dover garantire servizi adeguati: parcheggi, accessibilità, viabilità. Servirebbero 5-6 mila posti auto, non i circa 200 disponibili oggi.
Lo stadio non è solo calcio, se si amplia la gamma e la qualità dei servizi i ricavi crescono significativamente. Se si rimane in media con i trend precedenti i ricavi da nuovo stadio nei primi anni si triplicano, quindi la SSC Napoli potrebbe passare dai 30 milioni attuali ai 90 milioni a regime. Tale incremento potrebbe essere caratterizzato dalla presenza di nuove voci di ricavi da stadio oltre alle voci classiche per abbonamenti e biglietti, come ad es. naming rights (20 milioni) museo (5 milioni), parcheggi e locali interni (10 milioni), eventi extra calcio (10 milioni). Questi ricavi sarebbero fondamentali, perché contribuirebbero a finanziare la crescita strutturale della società e rendere più competitiva la squadra.
Il Napoli è arrivato quasi al massimo del proprio potenziale senza infrastrutture adeguate. La crescita degli ultimi anni, trainata da elevate capacità manageriali e dai risultati sportivi, ha portato il club a un livello molto alto, ma oggi ha la necessità, dopo 22 anni di passare ad una nuova fase, un ulteriore upgrade, basato innanzitutto sul patrimonializzare l'asset con infrastrutture e poi sull’incremento dei ricavi, per rimanere competitivo in Italia ed in Europa".