NAPOLI - Il calcio è fatto anche di cicli. Si aprono, si sviluppano, regalano emozioni e poi, inevitabilmente, arrivano al momento dei titoli di coda. Quello di Romelu Lukaku con il Napoli sembra essere arrivato proprio a questo punto già da un bel pò, come un lento addio che si trascina da diversi mesi, tra motivi più che comprensibili ed altri meno.
Un addio che non va interpretato soltanto come una cessione, ma come una scelta destinata ad avere conseguenze importanti sul mercato azzurro.
Lukaku è stato protagonista di un capitolo importante della storia recente del Napoli. È stato uno degli uomini del quarto Scudetto, ha messo la sua fisicità al servizio della squadra, ha segnato qualche gol pesante e ha rappresentato per un periodo di tempo, più o meno definito, un riferimento offensivo imprescindibile.
Ma il Napoli di oggi non è più quello di ieri. C’è un nuovo allenatore, Massimiliano Allegri, e soprattutto c’è una società che ha scelto di alzare ulteriormente l’asticella.
Hojlund offre caratteristiche differenti e apre nuove possibilità tattiche. Non è soltanto una questione di sostituire Lukaku con un altro centravanti: è il modo di concepire l'attacco che può cambiare. Tant'è che con l'uscita del belga, come quella del seppur bravo Noa Lang, gli occhi si sono posati sulla punta brasiliana Gabriel Jesus, che l'Arsenal intende cedere.
E qui si inserisce la vera partita del mercato. Con gli addii di Lukaku, Lang, e probabilmente Lucca, si possono liberare risorse importanti, sia sotto il profilo dell’ingaggio sia sotto quello della gestione complessiva della rosa. Risorse che il Napoli può reinvestire per completare una squadra che vuole essere competitiva in Italia e in Europa.
Non bisogna però commettere l’errore di pensare che il sostituto di Lukaku debba necessariamente avere le sue stesse caratteristiche. Allegri non ha bisogno di una copia di Lukaku. Ha bisogno di giocatori funzionali al suo calcio. Questa è la differenza.
Il nuovo Napoli dovrà essere più imprevedibile, più profondo, capace di alternare soluzioni e di non dipendere da un unico interprete. La qualità di De Bruyne unita a quella di McTominay, più le geometrie di Lobotka e Gilmour, oltre alla forza di Anguissa, la corsa e la duttilità degli esterni Politano e Neres, potendo contare anche su Alisson Santos, Giovane e Vergara, oltre all'argentino Zeballos (in attesa di risposte per ancora una settimana), insieme alla nuova dimensione offensiva garantita da Hojlund, possono consentire al tecnico di lavorare su più spartiti.
Tutto può trasformarsi in nuove opportunità. Il Napoli, del resto, ha già dimostrato di non avere paura di investire quando individua profili ritenuti strategici. Adesso dovrà essere altrettanto bravo nel capire dove intervenire ancora. Perché il mercato non è finito. C'è spazio per Badiashile, non potendo contare sugli infortunati Buongiorno e Marianucci, ed anche per Favasuli, come vice Di Lorenzo. E volendo, finanche, per l'ennesimo ritorno di Elmas in prestito a fine agosto.
E la sensazione è che proprio dopo la definizione dell'operazione Lukaku possano diventare più chiari i prossimi movimenti. Allegri avrà le sue priorità e la società dovrà assecondarle con equilibrio, senza perdere di vista la sostenibilità economica e la necessità di mantenere una rosa competitiva. Il calcio è anche capacità di capire quando è il momento di cambiare. E il Napoli lo sta facendo. La vera sfida è sempre la stessa: non accontentarsi. E con Allegri, il mercato azzurro può ancora riservare qualche sorpresa.

di Redazione
10/08/2026 - 07:00
NAPOLI - Il calcio è fatto anche di cicli. Si aprono, si sviluppano, regalano emozioni e poi, inevitabilmente, arrivano al momento dei titoli di coda. Quello di Romelu Lukaku con il Napoli sembra essere arrivato proprio a questo punto già da un bel pò, come un lento addio che si trascina da diversi mesi, tra motivi più che comprensibili ed altri meno.
Un addio che non va interpretato soltanto come una cessione, ma come una scelta destinata ad avere conseguenze importanti sul mercato azzurro.
Lukaku è stato protagonista di un capitolo importante della storia recente del Napoli. È stato uno degli uomini del quarto Scudetto, ha messo la sua fisicità al servizio della squadra, ha segnato qualche gol pesante e ha rappresentato per un periodo di tempo, più o meno definito, un riferimento offensivo imprescindibile.
Ma il Napoli di oggi non è più quello di ieri. C’è un nuovo allenatore, Massimiliano Allegri, e soprattutto c’è una società che ha scelto di alzare ulteriormente l’asticella.
Hojlund offre caratteristiche differenti e apre nuove possibilità tattiche. Non è soltanto una questione di sostituire Lukaku con un altro centravanti: è il modo di concepire l'attacco che può cambiare. Tant'è che con l'uscita del belga, come quella del seppur bravo Noa Lang, gli occhi si sono posati sulla punta brasiliana Gabriel Jesus, che l'Arsenal intende cedere.
E qui si inserisce la vera partita del mercato. Con gli addii di Lukaku, Lang, e probabilmente Lucca, si possono liberare risorse importanti, sia sotto il profilo dell’ingaggio sia sotto quello della gestione complessiva della rosa. Risorse che il Napoli può reinvestire per completare una squadra che vuole essere competitiva in Italia e in Europa.
Non bisogna però commettere l’errore di pensare che il sostituto di Lukaku debba necessariamente avere le sue stesse caratteristiche. Allegri non ha bisogno di una copia di Lukaku. Ha bisogno di giocatori funzionali al suo calcio. Questa è la differenza.
Il nuovo Napoli dovrà essere più imprevedibile, più profondo, capace di alternare soluzioni e di non dipendere da un unico interprete. La qualità di De Bruyne unita a quella di McTominay, più le geometrie di Lobotka e Gilmour, oltre alla forza di Anguissa, la corsa e la duttilità degli esterni Politano e Neres, potendo contare anche su Alisson Santos, Giovane e Vergara, oltre all'argentino Zeballos (in attesa di risposte per ancora una settimana), insieme alla nuova dimensione offensiva garantita da Hojlund, possono consentire al tecnico di lavorare su più spartiti.
Tutto può trasformarsi in nuove opportunità. Il Napoli, del resto, ha già dimostrato di non avere paura di investire quando individua profili ritenuti strategici. Adesso dovrà essere altrettanto bravo nel capire dove intervenire ancora. Perché il mercato non è finito. C'è spazio per Badiashile, non potendo contare sugli infortunati Buongiorno e Marianucci, ed anche per Favasuli, come vice Di Lorenzo. E volendo, finanche, per l'ennesimo ritorno di Elmas in prestito a fine agosto.
E la sensazione è che proprio dopo la definizione dell'operazione Lukaku possano diventare più chiari i prossimi movimenti. Allegri avrà le sue priorità e la società dovrà assecondarle con equilibrio, senza perdere di vista la sostenibilità economica e la necessità di mantenere una rosa competitiva. Il calcio è anche capacità di capire quando è il momento di cambiare. E il Napoli lo sta facendo. La vera sfida è sempre la stessa: non accontentarsi. E con Allegri, il mercato azzurro può ancora riservare qualche sorpresa.
