Sandro Donati, ex allenatore di Alex Schwazer, torna sulla vicenda della squalifica per doping e attacca duramente la Wada e il sistema anti doping nel corso di un'intervista a Il Corriere della Sera: "C'è una completa sottomissione ad un organismo improprio. Scherziamo? Il sistema giudiziario di un Paese è sovrano - ha dichiarato - La Wada non è l’Onu o l’Oms, è un organismo ibrido che rappresenta interessi circoscritti. Una mia guerra personale contro la Wada dopo la vicenda Schwazer? Con Alex la Wada ha manifestato il peggio. Era una grande conquista: portare un atleta dal doping ad uno sport pulito. La manipolazione della sua urina è un atto di una gravità immane. Mille volte peggio della positività di un atleta. La Wada non avrebbe mai dovuto andare in soccorso della Federazione Internazionale di Atletica che già veniva dallo scandalo del doping russo insabbiato per soldi. Ebbero pure l’impudenza di dire: anche Donati è stato imbrogliato da Schwazer. Era un messaggio in codice a me: lascialo al suo destino. C’è un atleta vittima di una manipolazione e lo dovrei pure abbandonare? Mi farei schifo da solo. Alex a 41 ha realizzato il miglior tempo italiano nella maratona di marcia (3h01’55). Lui sogna gli Europei. Una sua convocazione? È un argomento da affrontare con grande senso di giustizia senza mettere Alex in contrapposizione con splendidi marciatori che si sono guadagnati l’Europeo con fatica. Certo: se Alex non fosse alla partenza della 42 Km di Birmingham, il sistema sportivo perderebbe ulteriore credibilità".
E ancora: "Il sistema antidoping produce una positività costantemente limitata all’1% - spiega Donati -. Se la percentuale di quanti si dopano fosse davvero questa, il doping sarebbe irrilevante. Molti fatti dimostrano in modo inoppugnabile l’inefficacia del sistema. Per diversi anni il ministero italiano della Salute ha svolto migliaia di controlli antidoping, così come prevedeva la legge del 2000. Risultato? Una percentuale di positivi del 4%-5%. Quindi, cinque volte superiore a quella prodotta dal sistema sportivo. Quella legge è stata sgretolata da un accordo silenzioso. Sono stati stoppati quattro laboratori antidoping che sarebbero stati utilissimi per fare monitoraggi, prevenzione, programmi educativi nello sport di base. La Wada ha stabilito che doveva rimanerne solo uno in ogni paese, naturalmente alle proprie dipendenze. A fine gennaio il ministro della Sanità Schillaci ha mandato una lettera invitando in maniera perentoria le Regioni ad interrompere qualsiasi servizio. Il giorno dopo negli uffici degli Assessorati sono arrivati i carabinieri del Nas a controllare che ogni attività riconducibile al doping fosse stata interrotta".
di Redazione
03/05/2026 - 17:12
Sandro Donati, ex allenatore di Alex Schwazer, torna sulla vicenda della squalifica per doping e attacca duramente la Wada e il sistema anti doping nel corso di un'intervista a Il Corriere della Sera: "C'è una completa sottomissione ad un organismo improprio. Scherziamo? Il sistema giudiziario di un Paese è sovrano - ha dichiarato - La Wada non è l’Onu o l’Oms, è un organismo ibrido che rappresenta interessi circoscritti. Una mia guerra personale contro la Wada dopo la vicenda Schwazer? Con Alex la Wada ha manifestato il peggio. Era una grande conquista: portare un atleta dal doping ad uno sport pulito. La manipolazione della sua urina è un atto di una gravità immane. Mille volte peggio della positività di un atleta. La Wada non avrebbe mai dovuto andare in soccorso della Federazione Internazionale di Atletica che già veniva dallo scandalo del doping russo insabbiato per soldi. Ebbero pure l’impudenza di dire: anche Donati è stato imbrogliato da Schwazer. Era un messaggio in codice a me: lascialo al suo destino. C’è un atleta vittima di una manipolazione e lo dovrei pure abbandonare? Mi farei schifo da solo. Alex a 41 ha realizzato il miglior tempo italiano nella maratona di marcia (3h01’55). Lui sogna gli Europei. Una sua convocazione? È un argomento da affrontare con grande senso di giustizia senza mettere Alex in contrapposizione con splendidi marciatori che si sono guadagnati l’Europeo con fatica. Certo: se Alex non fosse alla partenza della 42 Km di Birmingham, il sistema sportivo perderebbe ulteriore credibilità".
E ancora: "Il sistema antidoping produce una positività costantemente limitata all’1% - spiega Donati -. Se la percentuale di quanti si dopano fosse davvero questa, il doping sarebbe irrilevante. Molti fatti dimostrano in modo inoppugnabile l’inefficacia del sistema. Per diversi anni il ministero italiano della Salute ha svolto migliaia di controlli antidoping, così come prevedeva la legge del 2000. Risultato? Una percentuale di positivi del 4%-5%. Quindi, cinque volte superiore a quella prodotta dal sistema sportivo. Quella legge è stata sgretolata da un accordo silenzioso. Sono stati stoppati quattro laboratori antidoping che sarebbero stati utilissimi per fare monitoraggi, prevenzione, programmi educativi nello sport di base. La Wada ha stabilito che doveva rimanerne solo uno in ogni paese, naturalmente alle proprie dipendenze. A fine gennaio il ministro della Sanità Schillaci ha mandato una lettera invitando in maniera perentoria le Regioni ad interrompere qualsiasi servizio. Il giorno dopo negli uffici degli Assessorati sono arrivati i carabinieri del Nas a controllare che ogni attività riconducibile al doping fosse stata interrotta".