A Venezia, nella sede del Consiglio regionale del Veneto, nell'ambito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2026 si è tenuta la conferenza istituzionale "Il confine orientale, le Olimpiadi e lo sport". Tra i partecipanti anche il campione olimpico di marcia, ed esule fiumano, Abdon Pamich. "Ho vissuto anni difficili, ma poi Genova è diventata la mia seconda patria, capace di accogliermi e di farmi sentire apprezzato - ha raccontato Pamich - La marcia, a partire dal 1952, quando mi sono avviato a questa disciplina, è sempre stata per me un'occasione di sfogo, decisiva nella mia formazione psicologica". Inoltre "non ho mai vissuto la marcia come un'occasione di riscatto. Oggi, tornare a Fiume, mi fa sentire ormai un estraneo a casa anche se, ovviamente, regala emozioni positive. Siamo chiamati ad avviare un ritorno culturale, a tenere viva la memoria e la cultura italiana a Fiume, per combattere ogni forma di negazionismo e di revisionismo dei fatti storici accaduti, presente, purtroppo, anche in Italia. Quindi, come 'Società di Studi Fiumani' cerchiamo innanzitutto di lavorare sul piano culturale, favorendo il dialogo anche con la parte croata". Per il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco, "la vita di Abdon Pamich tiene insieme queste due dimensioni: la grandezza sportiva e la profondità umana. È la dimostrazione che anche da una storia segnata dal dolore può nascere un percorso di riscatto, di impegno, di eccellenza".
di Redazione
26/03/2026 - 15:53
A Venezia, nella sede del Consiglio regionale del Veneto, nell'ambito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2026 si è tenuta la conferenza istituzionale "Il confine orientale, le Olimpiadi e lo sport". Tra i partecipanti anche il campione olimpico di marcia, ed esule fiumano, Abdon Pamich. "Ho vissuto anni difficili, ma poi Genova è diventata la mia seconda patria, capace di accogliermi e di farmi sentire apprezzato - ha raccontato Pamich - La marcia, a partire dal 1952, quando mi sono avviato a questa disciplina, è sempre stata per me un'occasione di sfogo, decisiva nella mia formazione psicologica". Inoltre "non ho mai vissuto la marcia come un'occasione di riscatto. Oggi, tornare a Fiume, mi fa sentire ormai un estraneo a casa anche se, ovviamente, regala emozioni positive. Siamo chiamati ad avviare un ritorno culturale, a tenere viva la memoria e la cultura italiana a Fiume, per combattere ogni forma di negazionismo e di revisionismo dei fatti storici accaduti, presente, purtroppo, anche in Italia. Quindi, come 'Società di Studi Fiumani' cerchiamo innanzitutto di lavorare sul piano culturale, favorendo il dialogo anche con la parte croata". Per il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco, "la vita di Abdon Pamich tiene insieme queste due dimensioni: la grandezza sportiva e la profondità umana. È la dimostrazione che anche da una storia segnata dal dolore può nascere un percorso di riscatto, di impegno, di eccellenza".