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EVENTO - XIII International Unified Basketball Tournament: a Treviso vicono sport e inclusione
14.06.2026 11:09 di Napoli Magazine
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Si chiudono oggi a Treviso il XIII International Unified Basketball Tournament, ma le emozioni vissute alla Ghirada – Città dello Sport continueranno a viaggiare molto oltre i risultati delle partite. Per quattro giorni il basket è stato il linguaggio comune di una grande comunità internazionale che ha saputo trasformare il campo da gioco in uno spazio di incontro e crescita.

A raccontarlo sono soprattutto i protagonisti.

"La gioia di essere qui a giocare contro tutte le squadre, l'amicizia con tutti, la gioia di essere uniti", racconta Claudio Pasqui, atleta Special Olympics. "Lo sport mi ha aiutato parecchio, mi ha aiutato ad avere rispetto degli altri e a stare insieme in compagnia".

Parole che raccontano l’essenza di un torneo dove la competizione convive con il sostegno reciproco e dove ogni partita diventa occasione di incontro.

Lo sa bene anche Fabrizio Magrini, allenatore della squadra di Sansepolcro: "Questi atleti ci insegnano tantissimo. Sono tanti anni che sono con loro, ma è sempre una grandissima gioia. Lo si vede in questi giorni: non è soltanto stare insieme, è fare sport insieme. Le emozioni sono sempre grandissime perché questi ragazzi, in campo e fuori dal campo, hanno molto da insegnarci".

Alla Ghirada si sono ritrovati circa 600 partecipanti tra atleti con e senza disabilità intellettiva, tecnici, volontari e accompagnatori. In campo 42 squadre, di cui 14 provenienti dall’estero, con delegazioni arrivate da Belgio, Finlandia, Ungheria, Polonia e Montenegro. A garantire il regolare svolgimento delle gare anche 17 arbitri internazionali provenienti da Stati Uniti, Canada, Irlanda, Belgio, Germania, Finlandia, Ungheria e Polonia. Per l’Italia erano rappresentate le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia.

Tra le tante storie che hanno animato il torneo c’è quella di Daniel Tranquillini, vent’anni, che grazie al basket ha trovato maggiore autonomia e fiducia in sé stesso: "Il basket mi ha dato molta fiducia. Sono contento di essere qui a Treviso con questi amici e compagni. Le emozioni sono molto forti", racconta. Accanto a lui, Romina Fauro, la mamma, spiega cosa significa questo percorso nella vita quotidiana: "Grazie allo sport Daniel ha imparato a stare insieme agli amici, a conquistare autonomie e a rispettare le regole della squadra, che per loro non sono mai scontate. Ogni volta è un’emozione nuova. Qui si vede un gioco pulito, sincero. È una cosa incredibile che dovrebbero vedere tutti e dalla quale dovrebbero imparare".

Un messaggio che attraversa confini e lingue diverse. Arriva dal Belgio la storia di Seppe Loots, 27 anni, che ha trovato nello sport Unified un luogo in cui sentirsi accolto. "Prima di entrare nella squadra non avevo molti amici. A scuola mi trattavano in modo diverso. Poi ho conosciuto questa realtà e mi è piaciuta subito. Mi trattano come chiunque altro e mi accettano per quello che sono. Ho l'autismo. Mi piace giocare a basket, soprattutto con la squadra. Tutti vanno molto d'accordo. Il torneo è davvero divertente, c'è un'atmosfera familiare. Certo, proviamo a vincere, ma se non succede abbiamo comunque la nostra amicizia e ci divertiamo insieme".

A completare il racconto è il suo allenatore, Dries Wollants, che da anni accompagna la delegazione belga a Treviso: "Nei nostri team i livelli di abilità sono molto diversi, ma il fair play è sempre la prima cosa che abbiamo in mente. I partner aiutano gli atleti a crescere e, allo stesso tempo, imparano moltissimo da loro. È uno scambio reciproco che permette a tutti di migliorare. Tornei Unified come questo danno alle persone con disabilità intellettiva la possibilità di sentirsi parte della comunità, senza barriere. Qui si vince insieme, con o senza disabilità. Questa è la quinta o sesta volta che partecipiamo al torneo di Treviso e ogni anno troviamo più amicizia, più affetto e più legami tra persone che arrivano da tutta Europa. Qui siamo una grande famiglia".

È proprio questo il cuore della manifestazione, organizzata da One Team ASD in collaborazione con Diversport ASD. Il torneo si fonda infatti sul modello Unified Sports promosso da Special Olympics, che permette ad atleti con e senza disabilità intellettiva di allenarsi e gareggiare insieme nella stessa squadra, condividendo obiettivi, responsabilità ed emozioni. Un approccio che trasforma il gioco in uno spazio autentico di crescita reciproca, dove le differenze diventano una risorsa e non un ostacolo.

Tra canestri, sorrisi, abbracci e nuove amicizie, Treviso ha accolto una comunità internazionale che ha dimostrato come lo sport possa costruire relazioni, abbattere stereotipi e creare opportunità di partecipazione per tutti.

La tredicesima edizione dell’International Unified Basketball Tournament rappresenta un successo sportivo e organizzativo, ma soprattutto umano. Perché, al di là dei risultati e delle classifiche, il trofeo più importante è quello conquistato ogni giorno da chi sceglie di allenarsi e gareggiare insieme. E a Treviso, ancora una volta, ha vinto l'inclusione.

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EVENTO - XIII International Unified Basketball Tournament: a Treviso vicono sport e inclusione

di Redazione

14/06/2026 - 11:09

Si chiudono oggi a Treviso il XIII International Unified Basketball Tournament, ma le emozioni vissute alla Ghirada – Città dello Sport continueranno a viaggiare molto oltre i risultati delle partite. Per quattro giorni il basket è stato il linguaggio comune di una grande comunità internazionale che ha saputo trasformare il campo da gioco in uno spazio di incontro e crescita.

A raccontarlo sono soprattutto i protagonisti.

"La gioia di essere qui a giocare contro tutte le squadre, l'amicizia con tutti, la gioia di essere uniti", racconta Claudio Pasqui, atleta Special Olympics. "Lo sport mi ha aiutato parecchio, mi ha aiutato ad avere rispetto degli altri e a stare insieme in compagnia".

Parole che raccontano l’essenza di un torneo dove la competizione convive con il sostegno reciproco e dove ogni partita diventa occasione di incontro.

Lo sa bene anche Fabrizio Magrini, allenatore della squadra di Sansepolcro: "Questi atleti ci insegnano tantissimo. Sono tanti anni che sono con loro, ma è sempre una grandissima gioia. Lo si vede in questi giorni: non è soltanto stare insieme, è fare sport insieme. Le emozioni sono sempre grandissime perché questi ragazzi, in campo e fuori dal campo, hanno molto da insegnarci".

Alla Ghirada si sono ritrovati circa 600 partecipanti tra atleti con e senza disabilità intellettiva, tecnici, volontari e accompagnatori. In campo 42 squadre, di cui 14 provenienti dall’estero, con delegazioni arrivate da Belgio, Finlandia, Ungheria, Polonia e Montenegro. A garantire il regolare svolgimento delle gare anche 17 arbitri internazionali provenienti da Stati Uniti, Canada, Irlanda, Belgio, Germania, Finlandia, Ungheria e Polonia. Per l’Italia erano rappresentate le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia.

Tra le tante storie che hanno animato il torneo c’è quella di Daniel Tranquillini, vent’anni, che grazie al basket ha trovato maggiore autonomia e fiducia in sé stesso: "Il basket mi ha dato molta fiducia. Sono contento di essere qui a Treviso con questi amici e compagni. Le emozioni sono molto forti", racconta. Accanto a lui, Romina Fauro, la mamma, spiega cosa significa questo percorso nella vita quotidiana: "Grazie allo sport Daniel ha imparato a stare insieme agli amici, a conquistare autonomie e a rispettare le regole della squadra, che per loro non sono mai scontate. Ogni volta è un’emozione nuova. Qui si vede un gioco pulito, sincero. È una cosa incredibile che dovrebbero vedere tutti e dalla quale dovrebbero imparare".

Un messaggio che attraversa confini e lingue diverse. Arriva dal Belgio la storia di Seppe Loots, 27 anni, che ha trovato nello sport Unified un luogo in cui sentirsi accolto. "Prima di entrare nella squadra non avevo molti amici. A scuola mi trattavano in modo diverso. Poi ho conosciuto questa realtà e mi è piaciuta subito. Mi trattano come chiunque altro e mi accettano per quello che sono. Ho l'autismo. Mi piace giocare a basket, soprattutto con la squadra. Tutti vanno molto d'accordo. Il torneo è davvero divertente, c'è un'atmosfera familiare. Certo, proviamo a vincere, ma se non succede abbiamo comunque la nostra amicizia e ci divertiamo insieme".

A completare il racconto è il suo allenatore, Dries Wollants, che da anni accompagna la delegazione belga a Treviso: "Nei nostri team i livelli di abilità sono molto diversi, ma il fair play è sempre la prima cosa che abbiamo in mente. I partner aiutano gli atleti a crescere e, allo stesso tempo, imparano moltissimo da loro. È uno scambio reciproco che permette a tutti di migliorare. Tornei Unified come questo danno alle persone con disabilità intellettiva la possibilità di sentirsi parte della comunità, senza barriere. Qui si vince insieme, con o senza disabilità. Questa è la quinta o sesta volta che partecipiamo al torneo di Treviso e ogni anno troviamo più amicizia, più affetto e più legami tra persone che arrivano da tutta Europa. Qui siamo una grande famiglia".

È proprio questo il cuore della manifestazione, organizzata da One Team ASD in collaborazione con Diversport ASD. Il torneo si fonda infatti sul modello Unified Sports promosso da Special Olympics, che permette ad atleti con e senza disabilità intellettiva di allenarsi e gareggiare insieme nella stessa squadra, condividendo obiettivi, responsabilità ed emozioni. Un approccio che trasforma il gioco in uno spazio autentico di crescita reciproca, dove le differenze diventano una risorsa e non un ostacolo.

Tra canestri, sorrisi, abbracci e nuove amicizie, Treviso ha accolto una comunità internazionale che ha dimostrato come lo sport possa costruire relazioni, abbattere stereotipi e creare opportunità di partecipazione per tutti.

La tredicesima edizione dell’International Unified Basketball Tournament rappresenta un successo sportivo e organizzativo, ma soprattutto umano. Perché, al di là dei risultati e delle classifiche, il trofeo più importante è quello conquistato ogni giorno da chi sceglie di allenarsi e gareggiare insieme. E a Treviso, ancora una volta, ha vinto l'inclusione.