Ci sono trionfi che vanno oltre il peso effettivo delle medaglie, perché i percorsi che li precedono sono più tortuosi di altri, perché per mille motivi "ogni tanto si perde la strada". Nicolò Martinenghi aveva già vinto tutto nei 100 rana: Europei, Mondiali, perfino i Giochi olimpici, in una Parigi che sa sorridergli come nessun altro posto. Poi, però, i problemi alla spalla lo avevano frenato, disorientato, togliendogli le certezze su cui un all'epoca 25enne era sempre stato abituato ad appoggiarsi. Ha dovuto attraversare periodi più bui, 'Tete', giorni in cui la gioia del nuotare, la confidenza col suo mondo e quella capacità di stupirsi a cui tanto è legato erano venute meno. Non vale certo un oro a cinque cerchi, il suo secondo titolo europeo sulla distanza, eppure mai come questa volta lo si è visto tanto provato emotivamente, a bordo vasca. "Ho avuto molti dubbi quest'anno, non lo nego, ho avuto dei momenti di down dove pensavo che la piscina fosse passata in secondo piano, non per mio volere ma per forza di cose - si è aperto Martinenghi a fine gara -. Ma quando poi ti accorgi che hai il cuore per lottare, vedi che non hai niente di cui aver paura". Nell'ultimo mese e mezzo ha ritrovato le motivazioni, in finale le ha messe in acqua: "Non ho parole - ha detto a fatica, tra molti sospiri, 'Tete' - è stato un anno difficile, me lo merito. Oggi è stata una gara di cuore e di riscatto e 'di palle'. Non mi interessava sapere come sono arrivato qui, mi sentivo il più forte in gara, sentivo che avevo qualcosa in più per lottare e volevo farlo per me stesso: era una grossa forza. Alla vigilia dicevo ai miei compagni 'Ho una possibilità su venti di poterla portare a casa, ma lotterò per averla fino alla fine e se ce la farò probabilmente smetterò di nuotare'". "Ma non sarà questo il caso", ha rassicurato subito il ranista lombardo. Anche perché dell'Italnuoto è appena stato fatto capitano, alla vigilia della rassegna continentale: un ruolo di guida che lo ha onorato, responsabilizzato e spinto ulteriormente verso un risultato già in bacheca, ma dal sapore nuovo. "Quando le cose si incastrano perfettamente non fai fatica a sognare. Oggi per me è stato molto semplice, ma è stato un anno difficilissimo, prima mi sono mezzo commosso e non mi è capitato nemmeno alle Olimpiadi - ha confessato 'Tete' a fine gara - perché l'anno che ho passato è stato molto più duro. Ma non smetto mai di stupirmi, ogni volta che entro in acqua sto sempre meglio: questo è il mio mondo, è quello che ancora un po' sarò e non vi libererete così facilmente di me".
di Redazione
11/08/2026 - 22:46
Ci sono trionfi che vanno oltre il peso effettivo delle medaglie, perché i percorsi che li precedono sono più tortuosi di altri, perché per mille motivi "ogni tanto si perde la strada". Nicolò Martinenghi aveva già vinto tutto nei 100 rana: Europei, Mondiali, perfino i Giochi olimpici, in una Parigi che sa sorridergli come nessun altro posto. Poi, però, i problemi alla spalla lo avevano frenato, disorientato, togliendogli le certezze su cui un all'epoca 25enne era sempre stato abituato ad appoggiarsi. Ha dovuto attraversare periodi più bui, 'Tete', giorni in cui la gioia del nuotare, la confidenza col suo mondo e quella capacità di stupirsi a cui tanto è legato erano venute meno. Non vale certo un oro a cinque cerchi, il suo secondo titolo europeo sulla distanza, eppure mai come questa volta lo si è visto tanto provato emotivamente, a bordo vasca. "Ho avuto molti dubbi quest'anno, non lo nego, ho avuto dei momenti di down dove pensavo che la piscina fosse passata in secondo piano, non per mio volere ma per forza di cose - si è aperto Martinenghi a fine gara -. Ma quando poi ti accorgi che hai il cuore per lottare, vedi che non hai niente di cui aver paura". Nell'ultimo mese e mezzo ha ritrovato le motivazioni, in finale le ha messe in acqua: "Non ho parole - ha detto a fatica, tra molti sospiri, 'Tete' - è stato un anno difficile, me lo merito. Oggi è stata una gara di cuore e di riscatto e 'di palle'. Non mi interessava sapere come sono arrivato qui, mi sentivo il più forte in gara, sentivo che avevo qualcosa in più per lottare e volevo farlo per me stesso: era una grossa forza. Alla vigilia dicevo ai miei compagni 'Ho una possibilità su venti di poterla portare a casa, ma lotterò per averla fino alla fine e se ce la farò probabilmente smetterò di nuotare'". "Ma non sarà questo il caso", ha rassicurato subito il ranista lombardo. Anche perché dell'Italnuoto è appena stato fatto capitano, alla vigilia della rassegna continentale: un ruolo di guida che lo ha onorato, responsabilizzato e spinto ulteriormente verso un risultato già in bacheca, ma dal sapore nuovo. "Quando le cose si incastrano perfettamente non fai fatica a sognare. Oggi per me è stato molto semplice, ma è stato un anno difficilissimo, prima mi sono mezzo commosso e non mi è capitato nemmeno alle Olimpiadi - ha confessato 'Tete' a fine gara - perché l'anno che ho passato è stato molto più duro. Ma non smetto mai di stupirmi, ogni volta che entro in acqua sto sempre meglio: questo è il mio mondo, è quello che ancora un po' sarò e non vi libererete così facilmente di me".