Gianni Murano, presidente UNEM (Unione Energie per la Mobilità), è intervenuto a 24 Mattino su Radio 24: "I prezzi stanno scendendo, credo però che, dai segnali che vedo dal Brent e dal prezzo internazionale del gasolio, dovranno tornare a salire, perché stanno salendo in maniera abbastanza vivace in queste ultime ore. Stiamo cercando di contenere i prezzi ma per il settore è un problema. Se abbiamo risposto all’appello del ministro Urso o all’andamento dei prezzi sul mercato? Se stiamo cercando di contenere i prezzi? In sostanza sì, ed è questo un problema anche per il settore perché da un lato c'è un aumento abbastanza sensibile sia dei costi indotti, cioè ad esempio i noli, sia dei costi della materia prima perché noi vediamo il Brent ma in effetti poi sul Brent si paga un premio che è schizzato nell'ultimo mese. Quindi c'è un forte aumento dei costi della materia prima e dall'altra c'è una forte pressione per cercare di non ribaltare tutto questo costo sull'utente finale. E quindi i margini, il cosiddetto margine lordo di distribuzione in certi momenti è anche negativo. È esattamente questo il problema. Il problema è che ormai si sono chiuse più di 30 raffinerie negli ultimi 15 anni in Europa, quindi c'è un corto strutturale, cioè una carenza strutturale di gasolio e anche di jet – no, del cherosene per l'aviazione –, che è l'altro problema che sicuramente sta avanzando. E questo fa sì che i prezzi del gasolio siano schizzati. Tutto sommato, alla pompa il prezzo della benzina intorno a 1,70 non fa gridare a nessuna grossa preoccupazione, è sostanzialmente la media dello scorso anno. Il prezzo del gasolio che supera i 2 euro è chiaramente un segnale d'allarme. È strutturale il corto e lo è anche per noi, anche per l'Italia. L'Italia importa circa il 50% della domanda, 2 milioni e mezzo di tonnellate. A livello europeo c'è un corto di 10 milioni di tonnellate, che è notevole, è massiccio. Se allarghiamo includendo anche la Gran Bretagna, questo corto diventa di 20 milioni di tonnellate e sapete che Heathrow è il più grande aeroporto, almeno da questo lato del pianeta. Quindi è un problema serio, ed è un problema che si è accentuato avendo bloccato le importazioni dalla Russia, da cui prima si prendeva la gran parte dei distillati, e avendo ora bloccato le importazioni dal Medio Oriente. Noi non vediamo problemi né per aprile né per maggio. Diciamo che problemi non ce ne sono, sia per l'import sia per le produzioni delle raffinerie. Poi bisognerà vedere le coperture, senza dimenticare le scorte di emergenza che comunque ci sono. Sì, sono cinque paesi europei che hanno firmato una lettera, tra cui anche il nostro ministro Giorgetti, ma secondo me è veramente assurdo parlare di extraprofitti in un momento in cui il settore mostra visibilmente un approccio molto responsabile e consapevole sui prezzi. In ultima analisi, grossi profitti sulle società che fanno quello che noi chiamiamo il downstream – cioè dalla raffineria alle stazioni di servizio – in questa fase è proprio difficile trovarli. Sicuramente ce ne saranno di più nella fase estrattiva, cioè quella a monte. L'unica cosa che rischiamo veramente di guadagnare è un altro pezzo di scarsa credibilità per gli investimenti futuri, che sono necessari in un settore che si deve trasformare".
di Redazione
13/04/2026 - 15:22
Gianni Murano, presidente UNEM (Unione Energie per la Mobilità), è intervenuto a 24 Mattino su Radio 24: "I prezzi stanno scendendo, credo però che, dai segnali che vedo dal Brent e dal prezzo internazionale del gasolio, dovranno tornare a salire, perché stanno salendo in maniera abbastanza vivace in queste ultime ore. Stiamo cercando di contenere i prezzi ma per il settore è un problema. Se abbiamo risposto all’appello del ministro Urso o all’andamento dei prezzi sul mercato? Se stiamo cercando di contenere i prezzi? In sostanza sì, ed è questo un problema anche per il settore perché da un lato c'è un aumento abbastanza sensibile sia dei costi indotti, cioè ad esempio i noli, sia dei costi della materia prima perché noi vediamo il Brent ma in effetti poi sul Brent si paga un premio che è schizzato nell'ultimo mese. Quindi c'è un forte aumento dei costi della materia prima e dall'altra c'è una forte pressione per cercare di non ribaltare tutto questo costo sull'utente finale. E quindi i margini, il cosiddetto margine lordo di distribuzione in certi momenti è anche negativo. È esattamente questo il problema. Il problema è che ormai si sono chiuse più di 30 raffinerie negli ultimi 15 anni in Europa, quindi c'è un corto strutturale, cioè una carenza strutturale di gasolio e anche di jet – no, del cherosene per l'aviazione –, che è l'altro problema che sicuramente sta avanzando. E questo fa sì che i prezzi del gasolio siano schizzati. Tutto sommato, alla pompa il prezzo della benzina intorno a 1,70 non fa gridare a nessuna grossa preoccupazione, è sostanzialmente la media dello scorso anno. Il prezzo del gasolio che supera i 2 euro è chiaramente un segnale d'allarme. È strutturale il corto e lo è anche per noi, anche per l'Italia. L'Italia importa circa il 50% della domanda, 2 milioni e mezzo di tonnellate. A livello europeo c'è un corto di 10 milioni di tonnellate, che è notevole, è massiccio. Se allarghiamo includendo anche la Gran Bretagna, questo corto diventa di 20 milioni di tonnellate e sapete che Heathrow è il più grande aeroporto, almeno da questo lato del pianeta. Quindi è un problema serio, ed è un problema che si è accentuato avendo bloccato le importazioni dalla Russia, da cui prima si prendeva la gran parte dei distillati, e avendo ora bloccato le importazioni dal Medio Oriente. Noi non vediamo problemi né per aprile né per maggio. Diciamo che problemi non ce ne sono, sia per l'import sia per le produzioni delle raffinerie. Poi bisognerà vedere le coperture, senza dimenticare le scorte di emergenza che comunque ci sono. Sì, sono cinque paesi europei che hanno firmato una lettera, tra cui anche il nostro ministro Giorgetti, ma secondo me è veramente assurdo parlare di extraprofitti in un momento in cui il settore mostra visibilmente un approccio molto responsabile e consapevole sui prezzi. In ultima analisi, grossi profitti sulle società che fanno quello che noi chiamiamo il downstream – cioè dalla raffineria alle stazioni di servizio – in questa fase è proprio difficile trovarli. Sicuramente ce ne saranno di più nella fase estrattiva, cioè quella a monte. L'unica cosa che rischiamo veramente di guadagnare è un altro pezzo di scarsa credibilità per gli investimenti futuri, che sono necessari in un settore che si deve trasformare".