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CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - Inserimento nel mondo del lavoro di detenuti e semiliberi: la sala Arengario ha ospitato il primo incontro
13.03.2026 18:45 di Napoli Magazine
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Si ? svolto quest’oggi, nella sala Arengario del Palazzo di Giustizia di Napoli, l’incontro sui “Percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro delle persone detenute negli istituti penitenziari e di quelle in esecuzione penale esterna”, organizzato in collaborazione fra la Corte d’Appello di Napoli, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania e l’Unione Industriali di Napoli.

Ha aperto i lavori Maria Rosaria Covelli, Presidente della Corte d’Appello di Napoli che ha rivolto “un sincero ringraziamento al Presidente Costanzo Jannotti Pecci per la sensibilit? dimostrata su un tema così delicato e importante”, nonch? alla Presidente Patrizia Mirra e al Provveditore Carlo Berdini “per l’impegno profuso nella realizzazione di questo incontro”. Ha inoltre sottolineato il “prezioso contributo del Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, sempre vicino alla iniziative del territorio, la Direttrice dell’UIEPE Campania, Claudia Nannola, la Direttrice dell’istituto G.Salvia di Poggioreale, Giulia Russo, la Magistratura di sorveglianza, la Confindustria Campania, gli imprenditori e le Direzioni degli istituti del Distretto”.            

“Quello odierno – ha proseguito Maria Rosaria Covelli - non vuole essere soltanto un momento di riflessione e informazione, ma anche un’occasione concreta per offrire nuove possibilità a chi, nella propria vita, è imbattuto nelle maglie della rete penale. Offrire lavoro significa offrire dignità, responsabilità e una prospettiva di futuro. Il tema del lavoro in ambito penitenziario non è soltanto una questione sociale, ma rappresenta anche uno strumento fondamentale per affrontare uno dei problemi più rilevanti del nostro sistema carcerario: il sovraffollamento. E noto, infatti, che una reale opportunità di inserimento lavorativo riduce enormemente il rischio di recidiva, con un evidente impatto sulla sicurezza della collettivit?. Chi ha la possibilit? di lavorare, di formarsi e di costruire una nuova prospettiva di vita difficilmente tornerà a commettere reati e quindi a rientrare nel circuito detentivo. Il fondamento di questo approccio si trova innanzitutto nella Costituzione. L’articolo 27 stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. L’appuntamento di oggi punta soprattutto su un approccio concreto: una formazione che sia realmente finalizzata all’inserimento lavorativo, mediante una sinergia istituzionale con le imprese del territorio”.

Il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania, Carlo Berdini ha evidenziato che “questa iniziativa che tende a mettere in rete le amministrazioni della giustizia con il mondo delle imprese al fine di poter mettere in atto azioni che possano favorire concrete misure per il potenziamento dell’offerta lavorativa e formativo professionale nei confronti dei detenuti.  Il lavoro e la formazione rappresentano elementi cardine del trattamento così come previsto dall’art. 15 dell’ordinamento penitenziario. Incoraggiante è stata la risposta delle associazioni imprenditoriali che hanno sin da subito fornito la loro disponibilità all’iniziativa”.

Patrizia Mirra, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli: “Quasi tutte le condotte oggetto di condanna sono tracciate dalla mancanza di risorse sia culturali che materiali. La detenzione pure deve essere l’occasione per dare opportunità nuove e soprattutto gli strumenti per esercitare un'attività lavorativa, che resta la modalità principale per strappare i soggetti alla devianza, quasi sempre determinata da motivazioni economiche, costituendo nel contempo reale argine alla recidiva. La formazione lavorativa cui deve mirare il trattamento nel carcere deve essere pertanto realizzata secondo una programmazione indirizzata verso prospettive realistiche di occupazione, che dunque vanno raccolte sul mercato del lavoro ed assecondate nell'attività di preparazione. I benefici economici collegati all’assunzione di detenuti e soprattutto una disponibilità scevra di pregiudizi, che dia attuazione all’adempimento da parte dei cittadini ai “dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, richiamati dall’art. 2 della Costituzione, possono  dar luogo ad un approccio fattivo, con l’impegno della magistratura di sorveglianza ad assicurare il pi? rigoroso impegno nell’individuazione dei destinatari, nella  fase propedeutica alle autorizzazioni e durante l'attuazione delle attività”.

Costanzo Jannotti Pecci, Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, ha sottolineato, tra l’altro, “l’interesse delle imprese a trovare itinerari che coniughino esigenze sociali e aziendali, contribuendo al recupero e reinserimento di persone in cerca di riscatto e, indirettamente, al miglioramento economico e culturale di aree di emarginazione”, nella consapevolezza della “necessità di dare vita a modelli inclusivi che diano spazio e opportunità a ciascuno”.

Claudia Nannola, Direttrice dell’UIEPE Campania ha evidenziato che: “La legge Smuraglia (l. 193/2000) ha rappresentato il primo tentativo strutturato di dare al lavoro dei detenuti una dignità paragonabile a quella dei cittadini liberi, andando oltre il lavoro domestico previsto dalla legge n. 354/1975. Questo cambiamento di prospettiva valorizza il ruolo delle imprese, che possono conciliare esigenze economiche, sociali e ambientali, contribuendo a percorsi concreti di inclusione socio-lavorativa. Il successo di tali percorsi dipende dalla cooperazione sinergica tra imprese e istituzioni penitenziarie, che insieme possono selezionare, formare e accompagnare i detenuti, individuando competenze e fabbisogni. Un approccio così integrato favorirebbe non solo l’inclusione sociale e la legalità, ma anche benefici etici ed economici per le imprese, rafforzando la fiducia dei cittadini e riducendo la recidiva”.

Giulia Russo, Direttrice della Casa circondariale “G.Salvia” di Poggioreale: “L'incontro di oggi testimonia una volontà di sintesi interistituzionale tra magistratura, amministrazione penitenziaria ed imprenditoria che concretamente possa creare percorsi virtuosi e performanti finalizzati all' acquisizione di competenze da parte dei detenuti, spendibili nel mondo del lavoro. Il tutto rispondendo agli effettivi bisogni dei vari settori quali quello edile, della cantieristica Navale, dell'hospitality. Coniugare riabilitazione del detenuto con la richiesta di figure professionalizzate da parte del mondo dell'imprenditoria significa non solo fare match tra domanda ed offerta di lavoro, ma dare concretezza al fine della pena costituzionalmente orientata e consentire alla struttura penitenziaria di operare un salto di qualità nella progressione dell'offerta trattamentale collaborando alla sicurezza sociale”.

Ha concluso Michele di Bari, Prefetto di Napoli, secondo il quale “tanto è stato fatto, ma molto è ancora da fare”.   

“Il pregiudizio spesso – ha proseguito il Prefetto – frena iniziative come queste. Dobbiamo mettere al centro l’uomo, il rispetto dei diritti fondamentali, che bisogna avere come patrimonio universale. In tal modo questi percorsi hanno una ricaduta anche in termini di prevenzione”. Si ? infine detto “convinto che da quest’incontro possano nascere nuove opportunità”.

Al termine della giornata si è convenuto di istituire un tavolo tecnico, al fine di promuovere l’incontro fra imprese e realtà penitenziaria. 

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CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - Inserimento nel mondo del lavoro di detenuti e semiliberi: la sala Arengario ha ospitato il primo incontro

di Redazione

13/03/2026 - 18:45

Si ? svolto quest’oggi, nella sala Arengario del Palazzo di Giustizia di Napoli, l’incontro sui “Percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro delle persone detenute negli istituti penitenziari e di quelle in esecuzione penale esterna”, organizzato in collaborazione fra la Corte d’Appello di Napoli, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania e l’Unione Industriali di Napoli.

Ha aperto i lavori Maria Rosaria Covelli, Presidente della Corte d’Appello di Napoli che ha rivolto “un sincero ringraziamento al Presidente Costanzo Jannotti Pecci per la sensibilit? dimostrata su un tema così delicato e importante”, nonch? alla Presidente Patrizia Mirra e al Provveditore Carlo Berdini “per l’impegno profuso nella realizzazione di questo incontro”. Ha inoltre sottolineato il “prezioso contributo del Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, sempre vicino alla iniziative del territorio, la Direttrice dell’UIEPE Campania, Claudia Nannola, la Direttrice dell’istituto G.Salvia di Poggioreale, Giulia Russo, la Magistratura di sorveglianza, la Confindustria Campania, gli imprenditori e le Direzioni degli istituti del Distretto”.            

“Quello odierno – ha proseguito Maria Rosaria Covelli - non vuole essere soltanto un momento di riflessione e informazione, ma anche un’occasione concreta per offrire nuove possibilità a chi, nella propria vita, è imbattuto nelle maglie della rete penale. Offrire lavoro significa offrire dignità, responsabilità e una prospettiva di futuro. Il tema del lavoro in ambito penitenziario non è soltanto una questione sociale, ma rappresenta anche uno strumento fondamentale per affrontare uno dei problemi più rilevanti del nostro sistema carcerario: il sovraffollamento. E noto, infatti, che una reale opportunità di inserimento lavorativo riduce enormemente il rischio di recidiva, con un evidente impatto sulla sicurezza della collettivit?. Chi ha la possibilit? di lavorare, di formarsi e di costruire una nuova prospettiva di vita difficilmente tornerà a commettere reati e quindi a rientrare nel circuito detentivo. Il fondamento di questo approccio si trova innanzitutto nella Costituzione. L’articolo 27 stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. L’appuntamento di oggi punta soprattutto su un approccio concreto: una formazione che sia realmente finalizzata all’inserimento lavorativo, mediante una sinergia istituzionale con le imprese del territorio”.

Il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania, Carlo Berdini ha evidenziato che “questa iniziativa che tende a mettere in rete le amministrazioni della giustizia con il mondo delle imprese al fine di poter mettere in atto azioni che possano favorire concrete misure per il potenziamento dell’offerta lavorativa e formativo professionale nei confronti dei detenuti.  Il lavoro e la formazione rappresentano elementi cardine del trattamento così come previsto dall’art. 15 dell’ordinamento penitenziario. Incoraggiante è stata la risposta delle associazioni imprenditoriali che hanno sin da subito fornito la loro disponibilità all’iniziativa”.

Patrizia Mirra, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli: “Quasi tutte le condotte oggetto di condanna sono tracciate dalla mancanza di risorse sia culturali che materiali. La detenzione pure deve essere l’occasione per dare opportunità nuove e soprattutto gli strumenti per esercitare un'attività lavorativa, che resta la modalità principale per strappare i soggetti alla devianza, quasi sempre determinata da motivazioni economiche, costituendo nel contempo reale argine alla recidiva. La formazione lavorativa cui deve mirare il trattamento nel carcere deve essere pertanto realizzata secondo una programmazione indirizzata verso prospettive realistiche di occupazione, che dunque vanno raccolte sul mercato del lavoro ed assecondate nell'attività di preparazione. I benefici economici collegati all’assunzione di detenuti e soprattutto una disponibilità scevra di pregiudizi, che dia attuazione all’adempimento da parte dei cittadini ai “dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, richiamati dall’art. 2 della Costituzione, possono  dar luogo ad un approccio fattivo, con l’impegno della magistratura di sorveglianza ad assicurare il pi? rigoroso impegno nell’individuazione dei destinatari, nella  fase propedeutica alle autorizzazioni e durante l'attuazione delle attività”.

Costanzo Jannotti Pecci, Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, ha sottolineato, tra l’altro, “l’interesse delle imprese a trovare itinerari che coniughino esigenze sociali e aziendali, contribuendo al recupero e reinserimento di persone in cerca di riscatto e, indirettamente, al miglioramento economico e culturale di aree di emarginazione”, nella consapevolezza della “necessità di dare vita a modelli inclusivi che diano spazio e opportunità a ciascuno”.

Claudia Nannola, Direttrice dell’UIEPE Campania ha evidenziato che: “La legge Smuraglia (l. 193/2000) ha rappresentato il primo tentativo strutturato di dare al lavoro dei detenuti una dignità paragonabile a quella dei cittadini liberi, andando oltre il lavoro domestico previsto dalla legge n. 354/1975. Questo cambiamento di prospettiva valorizza il ruolo delle imprese, che possono conciliare esigenze economiche, sociali e ambientali, contribuendo a percorsi concreti di inclusione socio-lavorativa. Il successo di tali percorsi dipende dalla cooperazione sinergica tra imprese e istituzioni penitenziarie, che insieme possono selezionare, formare e accompagnare i detenuti, individuando competenze e fabbisogni. Un approccio così integrato favorirebbe non solo l’inclusione sociale e la legalità, ma anche benefici etici ed economici per le imprese, rafforzando la fiducia dei cittadini e riducendo la recidiva”.

Giulia Russo, Direttrice della Casa circondariale “G.Salvia” di Poggioreale: “L'incontro di oggi testimonia una volontà di sintesi interistituzionale tra magistratura, amministrazione penitenziaria ed imprenditoria che concretamente possa creare percorsi virtuosi e performanti finalizzati all' acquisizione di competenze da parte dei detenuti, spendibili nel mondo del lavoro. Il tutto rispondendo agli effettivi bisogni dei vari settori quali quello edile, della cantieristica Navale, dell'hospitality. Coniugare riabilitazione del detenuto con la richiesta di figure professionalizzate da parte del mondo dell'imprenditoria significa non solo fare match tra domanda ed offerta di lavoro, ma dare concretezza al fine della pena costituzionalmente orientata e consentire alla struttura penitenziaria di operare un salto di qualità nella progressione dell'offerta trattamentale collaborando alla sicurezza sociale”.

Ha concluso Michele di Bari, Prefetto di Napoli, secondo il quale “tanto è stato fatto, ma molto è ancora da fare”.   

“Il pregiudizio spesso – ha proseguito il Prefetto – frena iniziative come queste. Dobbiamo mettere al centro l’uomo, il rispetto dei diritti fondamentali, che bisogna avere come patrimonio universale. In tal modo questi percorsi hanno una ricaduta anche in termini di prevenzione”. Si ? infine detto “convinto che da quest’incontro possano nascere nuove opportunità”.

Al termine della giornata si è convenuto di istituire un tavolo tecnico, al fine di promuovere l’incontro fra imprese e realtà penitenziaria.