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IL PRESIDENTE - Mattarella: "La scuola è aperta a tutti, è integrazione, aiuti a non creare ghetti"
21.09.2026 20:46 di Napoli Magazine
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"La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti - "E' aperta a tutti": così dispone l'art. 34 della Costituzione". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico presso l'Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne", in occasione del decimo anniversario del terremoto. Questo passaggio è stato sottolineato da un forte applauso.

La scuola "deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale", ha ammonito, sottolineando che "i compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più. Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare". 

Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità viene facilmente dimenticato. La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona. Care ragazze e cari ragazzi, siete voi il futuro. Lo siete già oggi. Dovete, allo stesso tempo, costruirlo e abitarlo". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico presso l'Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne", in occasione del decimo anniversario del terremoto.

"Conoscenza e studio sono importanti per la vita. Non un sapere astratto o soltanto astratto. Ma un sapere che si unisce all'amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà. La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti. Dobbiamo essere padroni dei nostri tempi. C'è un legame stretto - sono parole dello scrittore Milan Kundera - tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio".

"Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità viene facilmente dimenticato. La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona. Care ragazze e cari ragazzi, siete voi il futuro. Lo siete già oggi. Dovete, allo stesso tempo, costruirlo e abitarlo".

"Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico. Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale. È un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente. Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di dare e di ricevere di più. Di crescere e di costruire. La scuola prepara il futuro. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone", ha evidenziato Mattarella.

"La violenza si manifesta in molte forme - ha aggiunto - Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l'ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti. Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate. Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento".

"Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un'etica condivisa - ha spiegato quindi Mattarella - Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica. La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati". 

"Viviamo un cambiamento d'epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità - ha proseguito il presidente della Repubblica - La società ha, come sempre, bisogno della scuola, e di una scuola all'altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell'oggi le risorse. E' invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza". 

"Del resto, macchine sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili; e più ricche di valori. I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più. Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare", ha proseguito Mattarella.

"Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l'algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola", ha proseguito.

"Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire. Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d'Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive", ha osservato il capo dello Stato.

In precedenza, nel corso di un'intervista con i ragazzi della scuola di Amatrice durante le celebrazioni dell'inaugurazione dell'anno scolastico, il presidente della Repubblica aveva ricordato gli anni in cui lui stesso era uno studente: "C'è una cosa che non si fa più da tempo a scuola: imparare a memoria le composizioni poetiche. Era una cosa che io mi chiedevo: ma perché devo fare questo sforzo? Ma a distanza di decenni me le ripeto e mi fa piacere. Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi". 

"Non potrà mai esserci una macchina al posto di un insegnante, per quanto sia una macchina intelligente. Quando un ragazzo alza la mano, l'insegnante capisce se lo sta facendo per perdere tempo o per capire meglio un concetto o se sta interrogando, capisce se il ragazzo non è preparato o sta cercando di esprimere meglio un concetto, la macchina difficilmente potrebbe farlo. Voi stessi avete governato una macchina non al contrario", ha sottolineato il capo dello Stato.

Mattarella ha raccontato che la storia era la materia che preferiva e ad Alberto Angela, oltre che l'amore per la storia, lo accomuna "anche la pessima grafia". "Guardate il futuro con fiducia, la mia generazione ha visto trasformazioni inimmaginabili. Mai guardare al passato, auguri", ha concluso Mattarella.

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IL PRESIDENTE - Mattarella: "La scuola è aperta a tutti, è integrazione, aiuti a non creare ghetti"

di Redazione

21/09/2026 - 20:46

"La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti - "E' aperta a tutti": così dispone l'art. 34 della Costituzione". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico presso l'Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne", in occasione del decimo anniversario del terremoto. Questo passaggio è stato sottolineato da un forte applauso.

La scuola "deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale", ha ammonito, sottolineando che "i compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più. Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare". 

Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità viene facilmente dimenticato. La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona. Care ragazze e cari ragazzi, siete voi il futuro. Lo siete già oggi. Dovete, allo stesso tempo, costruirlo e abitarlo". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico presso l'Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne", in occasione del decimo anniversario del terremoto.

"Conoscenza e studio sono importanti per la vita. Non un sapere astratto o soltanto astratto. Ma un sapere che si unisce all'amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà. La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti. Dobbiamo essere padroni dei nostri tempi. C'è un legame stretto - sono parole dello scrittore Milan Kundera - tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio".

"Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità viene facilmente dimenticato. La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona. Care ragazze e cari ragazzi, siete voi il futuro. Lo siete già oggi. Dovete, allo stesso tempo, costruirlo e abitarlo".

"Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico. Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale. È un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente. Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di dare e di ricevere di più. Di crescere e di costruire. La scuola prepara il futuro. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone", ha evidenziato Mattarella.

"La violenza si manifesta in molte forme - ha aggiunto - Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l'ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti. Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate. Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento".

"Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un'etica condivisa - ha spiegato quindi Mattarella - Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica. La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati". 

"Viviamo un cambiamento d'epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità - ha proseguito il presidente della Repubblica - La società ha, come sempre, bisogno della scuola, e di una scuola all'altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell'oggi le risorse. E' invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza". 

"Del resto, macchine sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili; e più ricche di valori. I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più. Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare", ha proseguito Mattarella.

"Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l'algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola", ha proseguito.

"Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire. Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d'Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive", ha osservato il capo dello Stato.

In precedenza, nel corso di un'intervista con i ragazzi della scuola di Amatrice durante le celebrazioni dell'inaugurazione dell'anno scolastico, il presidente della Repubblica aveva ricordato gli anni in cui lui stesso era uno studente: "C'è una cosa che non si fa più da tempo a scuola: imparare a memoria le composizioni poetiche. Era una cosa che io mi chiedevo: ma perché devo fare questo sforzo? Ma a distanza di decenni me le ripeto e mi fa piacere. Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi". 

"Non potrà mai esserci una macchina al posto di un insegnante, per quanto sia una macchina intelligente. Quando un ragazzo alza la mano, l'insegnante capisce se lo sta facendo per perdere tempo o per capire meglio un concetto o se sta interrogando, capisce se il ragazzo non è preparato o sta cercando di esprimere meglio un concetto, la macchina difficilmente potrebbe farlo. Voi stessi avete governato una macchina non al contrario", ha sottolineato il capo dello Stato.

Mattarella ha raccontato che la storia era la materia che preferiva e ad Alberto Angela, oltre che l'amore per la storia, lo accomuna "anche la pessima grafia". "Guardate il futuro con fiducia, la mia generazione ha visto trasformazioni inimmaginabili. Mai guardare al passato, auguri", ha concluso Mattarella.