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LA PREMIER - Meloni alla Camera: "Siamo al 2,8% del Pil in spese per la difesa, bisogna aumentare la pressione sull'Iran, ma chiediamo sanzioni per Ben-Gvir"
11.06.2026 13:12 di Napoli Magazine
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L'Italia si presenterà al vertice Nato con il 2,8% del Pil investito in difesa. Lo ha annunciato la premier Giorgia Meloni alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio Ue: "Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità. La difesa è importante, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto lo è altrettanto: sono due priorità interconnesse", ha spiegato. "Senza sicurezza l'energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi".

Meloni ha sottolineato come il superamento dell'obiettivo fissato dall'Alleanza atlantica per il 2026 sia avvenuto anche grazie a un "aumento dello 0,71%". Un successo, ha spiegato la premier, "garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio". Secondo gli accordi Nato, entro il 2035 i membri dell'Alleanza dovranno investire almeno il 5% del Pil, da suddividere in 3,5% per la difesa e 1,5% in infrastrutture critiche e sicurezza informatica. 

A tenere principalmente banco nel discorso di Giorgia Meloni è ovviamente il conflitto tra Iran e Usa. La premier ha ribadito la dura condanna del governo italiano in merito alla condotta dei coloni israeliani in Cisgiordania - che "fomentano odio ed estremismo" - e contro il ministro Itamar Ben-Gvir, contro cui la premier ha ribadito la richiesta di sanzioni. In merito al conflitto, ha rimandato i discorsi più approfonditi al vertice del G7 a Evian di settimana prossima, in cui ci dovrebbe essere un confronto diretto anche con il presidente americano Donald Trump anche alla luce degli ultimi attacchi, e al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. "L'Europa ha gli strumenti per dire la sua, a partire dal regime sanzionatorio", ha ricordato la premier. "Se invece Teheran continuerà sulla strada sbagliata, l'Unione europea dovrà essere pronta a rafforzare la pressione, anche attraverso nuove misure mirate".

In merito al capitolo Hormuz, Giorgia Meloni ha insistito su quanto già annunciato nei mesi scorsi: "L'Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari e indispensabili al pieno ripristino del traffico marittimo". Ma solo "in un quadro post conflitto, con finalità esclusivamente difensive e nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento". Per quanto riguarda il Libano, la premier ha richiamato la necessità di una "soluzione politica" che preveda da una parte il disarmo di Hezbollah e dall'altra il ritiro di Israele da tutto il sud del Libano, oltre allo stop dei raid sulla popolazione civile. Una trattativa che, ha puntualizzato la premier, deve essere condotta anche con l'aiuto e l'appoggio del presidente libanese Aoun. 

Parlando della situazione in Israele, Giorgia Meloni ha individuato due filoni. Da una parte la necessità di "non isolare" lo Stato ebraico, strategia che "allontana la pace, la rende più difficile e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste, tanto in Israele quanto tra i nemici di Israele". Dall'altra però Tel Aviv deve "porre fine alle sue politiche di insediamento", rispettando i Luoghi sacri di Gerusalemme e revocando le sanzioni contro l'Autorità palestinese. In questa fase così delicata, ha concluso sul tema la premier, l'Europa deve essere "più presente" e fare di più "tanto per sostenere la popolazione civile quanto per preservare la soluzione dei due Stati".

Parlando di conflitti, Meloni ha toccato anche il tema Ucraina. Un conflitto che per Mosca "non si è mai trasformato in vittoria" grazie all'eroismo del popolo e agli aiuti dei Paesi alleati di Kiev. "La nostra solidarietà all'Ucraina resta piena, convinta, concreta", ha detto la presidente del Consiglio. "La nostra linea non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora l'unico modo serio di creare condizioni che possano costringere all'apertura di una seria stagione negoziale". In questo senso, Meloni ha annunciato il suo appoggio al 20esimo pacchetto di sanzioni europee: "Fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l'avvio di trattative serie, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica".

Sul caro energia, tema attualissimo con la crisi in Medio Oriente, Meloni ha anticipato l'attivazione della "National escape clause", che nei prossimi tre anni permetterà al nostro Paese di investire 14 miliardi di euro per mitigare l'aumento dei prezzi. Un successo che, secondo la premier, arriva sull'onda delle ripetute richieste a Bruxelles per una misura simile alla deroga al Patto di stabilità per la difesa: "Abbiamo dimostrato di far valere in Europa i nostri interessi e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso". Sul Green Deal, ha poi respinto le critiche sulla linea del governo in materia ambientale: "Ho ascoltato polemiche surreali basate su affermazioni infondate. La nostra posizione è nota e non è mutata. Il nostro governo è impegnato nella realizzazione di un mix energetico nazionale utile agli interessi di cittadini e imprese. Per questo abbiamo varato il ddl nucleare, vera soluzione alla dipendenza energetica, per questo sosteniamo il biocarburante, per questo con il nostro governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili".

Nel corso del discorso alla Camera, Giorgia Meloni ha anche affrontato il tema immigrazione. "Sono lontani i tempi in cui l'Italia per avere maggiore flessibilità di bilancio doveva dirsi favorevole a ricevere più immigrati illegali", ha detto. "Quelli erano altri tempi. Oggi c'è un governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità mentre riesce a ottenere una riduzione dell'80% degli immigrati illegali che sbarcano sulle coste italiane". Parole a cui ha fatto seguito una standing ovation dei deputati di Fratelli d'Italia. 

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LA PREMIER - Meloni alla Camera: "Siamo al 2,8% del Pil in spese per la difesa, bisogna aumentare la pressione sull'Iran, ma chiediamo sanzioni per Ben-Gvir"

di Redazione

11/06/2026 - 13:12

L'Italia si presenterà al vertice Nato con il 2,8% del Pil investito in difesa. Lo ha annunciato la premier Giorgia Meloni alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio Ue: "Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità. La difesa è importante, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto lo è altrettanto: sono due priorità interconnesse", ha spiegato. "Senza sicurezza l'energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi".

Meloni ha sottolineato come il superamento dell'obiettivo fissato dall'Alleanza atlantica per il 2026 sia avvenuto anche grazie a un "aumento dello 0,71%". Un successo, ha spiegato la premier, "garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio". Secondo gli accordi Nato, entro il 2035 i membri dell'Alleanza dovranno investire almeno il 5% del Pil, da suddividere in 3,5% per la difesa e 1,5% in infrastrutture critiche e sicurezza informatica. 

A tenere principalmente banco nel discorso di Giorgia Meloni è ovviamente il conflitto tra Iran e Usa. La premier ha ribadito la dura condanna del governo italiano in merito alla condotta dei coloni israeliani in Cisgiordania - che "fomentano odio ed estremismo" - e contro il ministro Itamar Ben-Gvir, contro cui la premier ha ribadito la richiesta di sanzioni. In merito al conflitto, ha rimandato i discorsi più approfonditi al vertice del G7 a Evian di settimana prossima, in cui ci dovrebbe essere un confronto diretto anche con il presidente americano Donald Trump anche alla luce degli ultimi attacchi, e al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. "L'Europa ha gli strumenti per dire la sua, a partire dal regime sanzionatorio", ha ricordato la premier. "Se invece Teheran continuerà sulla strada sbagliata, l'Unione europea dovrà essere pronta a rafforzare la pressione, anche attraverso nuove misure mirate".

In merito al capitolo Hormuz, Giorgia Meloni ha insistito su quanto già annunciato nei mesi scorsi: "L'Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari e indispensabili al pieno ripristino del traffico marittimo". Ma solo "in un quadro post conflitto, con finalità esclusivamente difensive e nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento". Per quanto riguarda il Libano, la premier ha richiamato la necessità di una "soluzione politica" che preveda da una parte il disarmo di Hezbollah e dall'altra il ritiro di Israele da tutto il sud del Libano, oltre allo stop dei raid sulla popolazione civile. Una trattativa che, ha puntualizzato la premier, deve essere condotta anche con l'aiuto e l'appoggio del presidente libanese Aoun. 

Parlando della situazione in Israele, Giorgia Meloni ha individuato due filoni. Da una parte la necessità di "non isolare" lo Stato ebraico, strategia che "allontana la pace, la rende più difficile e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste, tanto in Israele quanto tra i nemici di Israele". Dall'altra però Tel Aviv deve "porre fine alle sue politiche di insediamento", rispettando i Luoghi sacri di Gerusalemme e revocando le sanzioni contro l'Autorità palestinese. In questa fase così delicata, ha concluso sul tema la premier, l'Europa deve essere "più presente" e fare di più "tanto per sostenere la popolazione civile quanto per preservare la soluzione dei due Stati".

Parlando di conflitti, Meloni ha toccato anche il tema Ucraina. Un conflitto che per Mosca "non si è mai trasformato in vittoria" grazie all'eroismo del popolo e agli aiuti dei Paesi alleati di Kiev. "La nostra solidarietà all'Ucraina resta piena, convinta, concreta", ha detto la presidente del Consiglio. "La nostra linea non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora l'unico modo serio di creare condizioni che possano costringere all'apertura di una seria stagione negoziale". In questo senso, Meloni ha annunciato il suo appoggio al 20esimo pacchetto di sanzioni europee: "Fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l'avvio di trattative serie, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica".

Sul caro energia, tema attualissimo con la crisi in Medio Oriente, Meloni ha anticipato l'attivazione della "National escape clause", che nei prossimi tre anni permetterà al nostro Paese di investire 14 miliardi di euro per mitigare l'aumento dei prezzi. Un successo che, secondo la premier, arriva sull'onda delle ripetute richieste a Bruxelles per una misura simile alla deroga al Patto di stabilità per la difesa: "Abbiamo dimostrato di far valere in Europa i nostri interessi e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso". Sul Green Deal, ha poi respinto le critiche sulla linea del governo in materia ambientale: "Ho ascoltato polemiche surreali basate su affermazioni infondate. La nostra posizione è nota e non è mutata. Il nostro governo è impegnato nella realizzazione di un mix energetico nazionale utile agli interessi di cittadini e imprese. Per questo abbiamo varato il ddl nucleare, vera soluzione alla dipendenza energetica, per questo sosteniamo il biocarburante, per questo con il nostro governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili".

Nel corso del discorso alla Camera, Giorgia Meloni ha anche affrontato il tema immigrazione. "Sono lontani i tempi in cui l'Italia per avere maggiore flessibilità di bilancio doveva dirsi favorevole a ricevere più immigrati illegali", ha detto. "Quelli erano altri tempi. Oggi c'è un governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità mentre riesce a ottenere una riduzione dell'80% degli immigrati illegali che sbarcano sulle coste italiane". Parole a cui ha fatto seguito una standing ovation dei deputati di Fratelli d'Italia.