Il Regno Unito ha formalizzato la decisione di sanzionare l'interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati secondo il diritto internazionale.
Lo ha annunciato alla Camera dei Comuni il ministro degli Esteri, Ed Miliband, segnando una svolta del governo laburista del nuovo premier Andy Burnham rispetto a quello precedente di Keir Starmer, a costo di sfidare l'ira dello Stato ebraico e dell'amministrazione Usa di Donald Trump. L'annuncio è stato seguito da una dichiarazione congiunta di 12 Paesi, tra cui Francia e Canada.
L'allineamento degli altri 11 alla svolta del governo Burnham annunciata alla Camera dei Comuni britannica dal titolare del Foreign Office, Ed Miliband, contro le colonie israeliane è stato sottoscritto in un comunicato congiunto da Canada e Francia, come già anticipato dalle indiscrezioni dei media delle scorse ore, e da ulteriori 9 Paesi europei (Ue ed extra Ue). Il fronte è analogo a quello che l'anno scorso ha riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina all'Onu.
Solo che allora il governo dell'ex premier britannico Keir Starmer si era mosso al traino di Parigi, mentre questa volta è stata la Francia a seguire la scia tracciata dal neopremier laburista di Londra, Andy Burnham, e dal suo nuovo ministro degli Esteri. La dichiarazione è firmata, assieme a Regno Unito, Francia e Canada, dai capi delle diplomazie di Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia: alcuni dei quali, a partire da Dublino e Madrid, avevano già peraltro sanzionato formalmente a livello commerciale le colonie israeliane.
Nel comunicato a 12, diffuso in parallelo con l'annuncio di Miliband al Parlamento di Westminster, si afferma che "le azioni del governo d'Israele stanno minando ogni possibilità di una soluzione a due Stati" fondata sulla convivenza "pacifica" di uno Stato israeliano e uno palestinese fianco a fianco. "La situazione - denunciano i 12 ministri - si sta rapidamente deteriorando a livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni e di espansione degli insediamenti".
"Il governo di Benyamin Netanyahu - ammoniscono - deve mettere fine immediatamente" a questo processo, assicurando che "i coloni rispondano" dei loro crimini e "le accuse all'esercito israeliano siano investigate" seriamente. Segue la conclusione, con cui tutti e 12 i Paesi "confermano l'intenzione di introdurre restrizioni nazionali o di sostenere quelle europee contro il commercio di prodotti dagli insediamenti, che sono illegali in base al diritto internazionale", mentre annunciano di valutare "attivamente ulteriori misure".
Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ha accusato Israele di "chiudere gli occhi" rispetto a una "pulizia etnica" in corso in Cisgiordania. Lo ha dichiarato alla Camera dei Comuni annunciando lo stop da parte di Londra all'interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati.
Miliband ha poi formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità "illegali" secondo il diritto internazionale, condannandone l'espansione a partire dal progetto E1 in Cisgiordania. Mentre ha escluso ogni boicottaggio britannico contro Israele in sé e contro il suo territorio internazionalmente riconosciuto, negando categoricamente l'accusa del ministro degli Esteri ombra dell'opposizione conservatrice, Tom Tugendhat, di voler bollare lo Stato ebraico in quanto tale in "uno Stato canaglia".
Nel suo intervento alla Camera dei Comuni il titolare del Foreign Office, nato nel Regno Unito da genitori di origine ebraico-polacca in fuga dal nazismo, ha poi rivendicato la sue radici di ebreo e ricordato i suoi familiari uccisi nell'Olocausto, i suoi legami di famiglia con Israele non senza condannare ogni forma di antisemitismo nel Regno Unito e l'attacco "dei terroristi di Hamas" del 7 ottobre 2023.
Nello stesso tempo ha sottolineato come il suo ebraismo e il riconoscimento del "diritto alla difesa" dello Stato d'Israele non sia in contrasto con il suo sostegno "allo Stato d Palestina" nel quadro di una pace fondata sulla "soluzione dei due Stati: al contrario". Ha quindi denunciato le "traumatiche" devastazioni imposte a Gaza negli ultimi tre anni, le "sofferenze indicibili" patite da uomini, donne e bambini nella Striscia e "il terrorismo dei coloni" estremisti in Cisgiordania.
Non solo: ha anche riconosciuto come provati i "crimini di guerra" commessi da Israele, mentre ha formalizzato il sostegno del governo Burnham alla giustizia internazionale affidando ad essa l'eventuale riconoscimento pure del reato di "genocidio" nella Striscia di Gaza. Ha infine puntato il dito contro alcuni ministri del governo di Benyamin Netanyahu, evocando "la distruzione della soluzione dei due Stati" imputata a questo governo di ultradestra. Miliband ha infine annunciato sanzioni anche contro il braccio armato di Hezbollah in Libano, in aggiunta a quelle ulteriori inflitte dal precedente governo laburista all'Iran e ai pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica di Teheran.
Immediata e durissima la reazione di Israele. Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme; l'espulsione dei rappresentanti del Regno Unito nel centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della forza 'British support team' a Ramallah, che addestra forze dell'Autorità palestinese; il divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra "attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele", in risposta alle sanzioni del Regno Unito sui prodotti dei coloni israeliani in Cisgiordania.
''Il governo laburista britannico alimenta l'antisemitismo dilagante nel mondo. Per questo, in coordinamento con il premier Netanyahu, abbiamo deciso di intraprendere una serie di azioni contro il governo del Regno Unito in risposta alla loro azione'', ha spiegato Sa'ar.
"Le affermazioni del ministro degli Esteri britannico sono scandalose e false. Le azioni intraprese dal governo laburista sono motivate da politica interna in vista del congresso del partito'', aveva attaccato poco prima Sa'ar denunciando "un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale. Interessante che il governo laburista non abbia imposto sanzioni all'Autorità palestinese per il loro sostegno ai terroristi con il meccanismo 'pay for slay'''. Sa'ar ha aggiunto che anche ''migliaia di palestinesi verranno colpiti dalle sanzioni economiche britanniche perché lavorano negli insediamenti".
''Mi sono rivolto al primo ministro perché chiuda oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est, che opera apertamente per conto dell'Autorità Palestinese. Questa deve essere la risposta decisa di Israele all'audacia britannica'', aveva scritto in precedenza il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir in risposta alla decisione del Regno Unito di imporre sanzioni ai prodotti israeliani provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania.
Ynet riporta una fonte diplomatica israeliana coinvolta nella vicenda secondo cui la decisione di Londra ''deriva da considerazioni politiche interne di un primo ministro e di un ministro degli esteri che stanno cercando di ingraziarsi la loro base laburista. Stanno causando gravi danni perché verrà percepita come un'interferenza nelle elezioni israeliane e potrebbe provocare una risposta israeliana molto dura''.
"Io sono sempre per le decisioni che vengono dell'Unione Europea, anche in materia commerciale, altrimenti si rischia di distorcere il mercato interno. Gli inglesi non fanno parte dell'Unione Europea". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando con i giornalisti la decisione del Regno Unito e di altri 11 Paesi, tra cui la Francia, di sanzionare il commercio con i coloni israeliani. "E' una scelta loro, però le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo".
di Redazione
08/09/2026 - 17:03
Il Regno Unito ha formalizzato la decisione di sanzionare l'interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati secondo il diritto internazionale.
Lo ha annunciato alla Camera dei Comuni il ministro degli Esteri, Ed Miliband, segnando una svolta del governo laburista del nuovo premier Andy Burnham rispetto a quello precedente di Keir Starmer, a costo di sfidare l'ira dello Stato ebraico e dell'amministrazione Usa di Donald Trump. L'annuncio è stato seguito da una dichiarazione congiunta di 12 Paesi, tra cui Francia e Canada.
L'allineamento degli altri 11 alla svolta del governo Burnham annunciata alla Camera dei Comuni britannica dal titolare del Foreign Office, Ed Miliband, contro le colonie israeliane è stato sottoscritto in un comunicato congiunto da Canada e Francia, come già anticipato dalle indiscrezioni dei media delle scorse ore, e da ulteriori 9 Paesi europei (Ue ed extra Ue). Il fronte è analogo a quello che l'anno scorso ha riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina all'Onu.
Solo che allora il governo dell'ex premier britannico Keir Starmer si era mosso al traino di Parigi, mentre questa volta è stata la Francia a seguire la scia tracciata dal neopremier laburista di Londra, Andy Burnham, e dal suo nuovo ministro degli Esteri. La dichiarazione è firmata, assieme a Regno Unito, Francia e Canada, dai capi delle diplomazie di Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia: alcuni dei quali, a partire da Dublino e Madrid, avevano già peraltro sanzionato formalmente a livello commerciale le colonie israeliane.
Nel comunicato a 12, diffuso in parallelo con l'annuncio di Miliband al Parlamento di Westminster, si afferma che "le azioni del governo d'Israele stanno minando ogni possibilità di una soluzione a due Stati" fondata sulla convivenza "pacifica" di uno Stato israeliano e uno palestinese fianco a fianco. "La situazione - denunciano i 12 ministri - si sta rapidamente deteriorando a livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni e di espansione degli insediamenti".
"Il governo di Benyamin Netanyahu - ammoniscono - deve mettere fine immediatamente" a questo processo, assicurando che "i coloni rispondano" dei loro crimini e "le accuse all'esercito israeliano siano investigate" seriamente. Segue la conclusione, con cui tutti e 12 i Paesi "confermano l'intenzione di introdurre restrizioni nazionali o di sostenere quelle europee contro il commercio di prodotti dagli insediamenti, che sono illegali in base al diritto internazionale", mentre annunciano di valutare "attivamente ulteriori misure".
Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ha accusato Israele di "chiudere gli occhi" rispetto a una "pulizia etnica" in corso in Cisgiordania. Lo ha dichiarato alla Camera dei Comuni annunciando lo stop da parte di Londra all'interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati.
Miliband ha poi formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità "illegali" secondo il diritto internazionale, condannandone l'espansione a partire dal progetto E1 in Cisgiordania. Mentre ha escluso ogni boicottaggio britannico contro Israele in sé e contro il suo territorio internazionalmente riconosciuto, negando categoricamente l'accusa del ministro degli Esteri ombra dell'opposizione conservatrice, Tom Tugendhat, di voler bollare lo Stato ebraico in quanto tale in "uno Stato canaglia".
Nel suo intervento alla Camera dei Comuni il titolare del Foreign Office, nato nel Regno Unito da genitori di origine ebraico-polacca in fuga dal nazismo, ha poi rivendicato la sue radici di ebreo e ricordato i suoi familiari uccisi nell'Olocausto, i suoi legami di famiglia con Israele non senza condannare ogni forma di antisemitismo nel Regno Unito e l'attacco "dei terroristi di Hamas" del 7 ottobre 2023.
Nello stesso tempo ha sottolineato come il suo ebraismo e il riconoscimento del "diritto alla difesa" dello Stato d'Israele non sia in contrasto con il suo sostegno "allo Stato d Palestina" nel quadro di una pace fondata sulla "soluzione dei due Stati: al contrario". Ha quindi denunciato le "traumatiche" devastazioni imposte a Gaza negli ultimi tre anni, le "sofferenze indicibili" patite da uomini, donne e bambini nella Striscia e "il terrorismo dei coloni" estremisti in Cisgiordania.
Non solo: ha anche riconosciuto come provati i "crimini di guerra" commessi da Israele, mentre ha formalizzato il sostegno del governo Burnham alla giustizia internazionale affidando ad essa l'eventuale riconoscimento pure del reato di "genocidio" nella Striscia di Gaza. Ha infine puntato il dito contro alcuni ministri del governo di Benyamin Netanyahu, evocando "la distruzione della soluzione dei due Stati" imputata a questo governo di ultradestra. Miliband ha infine annunciato sanzioni anche contro il braccio armato di Hezbollah in Libano, in aggiunta a quelle ulteriori inflitte dal precedente governo laburista all'Iran e ai pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica di Teheran.
Immediata e durissima la reazione di Israele. Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme; l'espulsione dei rappresentanti del Regno Unito nel centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della forza 'British support team' a Ramallah, che addestra forze dell'Autorità palestinese; il divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra "attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele", in risposta alle sanzioni del Regno Unito sui prodotti dei coloni israeliani in Cisgiordania.
''Il governo laburista britannico alimenta l'antisemitismo dilagante nel mondo. Per questo, in coordinamento con il premier Netanyahu, abbiamo deciso di intraprendere una serie di azioni contro il governo del Regno Unito in risposta alla loro azione'', ha spiegato Sa'ar.
"Le affermazioni del ministro degli Esteri britannico sono scandalose e false. Le azioni intraprese dal governo laburista sono motivate da politica interna in vista del congresso del partito'', aveva attaccato poco prima Sa'ar denunciando "un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale. Interessante che il governo laburista non abbia imposto sanzioni all'Autorità palestinese per il loro sostegno ai terroristi con il meccanismo 'pay for slay'''. Sa'ar ha aggiunto che anche ''migliaia di palestinesi verranno colpiti dalle sanzioni economiche britanniche perché lavorano negli insediamenti".
''Mi sono rivolto al primo ministro perché chiuda oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est, che opera apertamente per conto dell'Autorità Palestinese. Questa deve essere la risposta decisa di Israele all'audacia britannica'', aveva scritto in precedenza il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir in risposta alla decisione del Regno Unito di imporre sanzioni ai prodotti israeliani provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania.
Ynet riporta una fonte diplomatica israeliana coinvolta nella vicenda secondo cui la decisione di Londra ''deriva da considerazioni politiche interne di un primo ministro e di un ministro degli esteri che stanno cercando di ingraziarsi la loro base laburista. Stanno causando gravi danni perché verrà percepita come un'interferenza nelle elezioni israeliane e potrebbe provocare una risposta israeliana molto dura''.
"Io sono sempre per le decisioni che vengono dell'Unione Europea, anche in materia commerciale, altrimenti si rischia di distorcere il mercato interno. Gli inglesi non fanno parte dell'Unione Europea". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando con i giornalisti la decisione del Regno Unito e di altri 11 Paesi, tra cui la Francia, di sanzionare il commercio con i coloni israeliani. "E' una scelta loro, però le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo".