Con l’intervento delle tecnologie digitali, per la prima volta nella storia non solo crescono tra i più giovani i comportamenti antisociali, ma la loro stessa identità sociale, e quella dei futuri adulti, appare a rischio. E’ un vero grido d’allarme quello che proviene dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla - dove oggi, nell’ambito dell’indagine sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori, sono stati ascoltati lo psichiatra Federico Tonioni e il ricercatore del CNR Antonio Tintori, che coordina un’approfondita ricerca sugli adolescenti e i preadolescenti italiani e ha anticipato una parte degli impressionanti risultati: due quattordicenni su dieci sono iperconnessi (più di quattro ore al giorno), a otto anni il 20 per cento dei bambini fa uso intensivo dei social media e il 30 dei videogiochi, il 5,9 per cento dei quattordicenni si trova da più mesi in una situazione di ritiro sociale.
L’ìperconnessione nei quattordicenni, spiega Tintori, è in crescita esponenziale (dal 12 al 21 per cento tra il 2019 e il 2023) e il 60 per cento di questi ragazzi non gradisce interruzioni quando si trova online. L’aggressività è alta in tre soggetti su dieci, soprattutto le ragazze, che in generale sembrano soffrire di più l’abbuffata digitale. A questa involuzione sono legati vari comportamenti antisociali, come il bullismo, il razzismo, l’omofobia e la transfobia e l’esplosione del fenomeno del ritiro sociale che nei casi più gravi (oltre i sei mesi) diventa “hikikomori”: il 5,9 per cento dei quattordicenni ci è vicino o supera già questa soglia. Il 23 per cento dei quattordicenni soffre di distress, che associa ansia a depressione. “L'intervento massiccio di un certo tipo di tecnologia digitale virtuale che in precedenza non c'è mai stata – prosegue il ricercatore - sta cambiando rapidissimamente le vite dei ragazzi e le nostre, senza che nemmeno che ce ne accorgiamo. Incomincia ad essere confusa anche l’identità sociale, cioè il ruolo che si ha in relazione agli altri. I ragazzi non sanno più chi sono”. Non esiste la bacchetta magica. “E’ sacrosanto – conclude - porre limiti ai social, ma soprattutto serve insegnare ai giovani a utilizzare le nuove tecnologie perché l'intelligenza artificiale da qua a qualche mese farà delle cose che per la maggior parte di noi è inimmaginabile. Purtroppo il problema resta di tipo educativo. I genitori non assolvono questo ruolo. E sulla scuola bisognerebbe investire moltissimo e a lungo termine”.
Chiudono il cerchio, nella commissione presieduta dall’on. Brambilla, le osservazioni dello psichiatra: “La scuola – osserva Tonioni - non tiene conto di un nuovo profilo cognitivo che i bambini acquisiscono già nei primi mesi di vita, dove il linguaggio per immagini prevale su quello delle parole. Un elemento paradossale: qualsiasi ragazzino “ritirato” alle scuole medie ha già una diagnosi di disturbo dell'apprendimento, ma impara l'inglese in 3 o 4 mesi se nel suo gruppo di gioco c'è un ragazzino straniero e quindi è costretto a parlare inglese senza fatica e senza frustrazione, questi sarebbero i disturbi dell'apprendimento. L'incontro tra il nuovo profilo cognitivo e i vecchi metodi e contenuti di insegnamento genera il furore diagnostico. Il mio appello spassionato a voi che legiferate – conclude – è: impariamo a fare pensieri nuovi, ovvero cose che non abbiamo mai pensato prima, tutte le volte che ci rivolgiamo ai minori e agli adolescenti, perché qualsiasi altro pensiero rischia di essere un pregiudizio. Dal mio punto di vista, il vero disturbo dell'apprendimento colpisce non i più giovani, ma noi adulti”.
di Redazione
13/10/2026 - 16:45
Con l’intervento delle tecnologie digitali, per la prima volta nella storia non solo crescono tra i più giovani i comportamenti antisociali, ma la loro stessa identità sociale, e quella dei futuri adulti, appare a rischio. E’ un vero grido d’allarme quello che proviene dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla - dove oggi, nell’ambito dell’indagine sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori, sono stati ascoltati lo psichiatra Federico Tonioni e il ricercatore del CNR Antonio Tintori, che coordina un’approfondita ricerca sugli adolescenti e i preadolescenti italiani e ha anticipato una parte degli impressionanti risultati: due quattordicenni su dieci sono iperconnessi (più di quattro ore al giorno), a otto anni il 20 per cento dei bambini fa uso intensivo dei social media e il 30 dei videogiochi, il 5,9 per cento dei quattordicenni si trova da più mesi in una situazione di ritiro sociale.
L’ìperconnessione nei quattordicenni, spiega Tintori, è in crescita esponenziale (dal 12 al 21 per cento tra il 2019 e il 2023) e il 60 per cento di questi ragazzi non gradisce interruzioni quando si trova online. L’aggressività è alta in tre soggetti su dieci, soprattutto le ragazze, che in generale sembrano soffrire di più l’abbuffata digitale. A questa involuzione sono legati vari comportamenti antisociali, come il bullismo, il razzismo, l’omofobia e la transfobia e l’esplosione del fenomeno del ritiro sociale che nei casi più gravi (oltre i sei mesi) diventa “hikikomori”: il 5,9 per cento dei quattordicenni ci è vicino o supera già questa soglia. Il 23 per cento dei quattordicenni soffre di distress, che associa ansia a depressione. “L'intervento massiccio di un certo tipo di tecnologia digitale virtuale che in precedenza non c'è mai stata – prosegue il ricercatore - sta cambiando rapidissimamente le vite dei ragazzi e le nostre, senza che nemmeno che ce ne accorgiamo. Incomincia ad essere confusa anche l’identità sociale, cioè il ruolo che si ha in relazione agli altri. I ragazzi non sanno più chi sono”. Non esiste la bacchetta magica. “E’ sacrosanto – conclude - porre limiti ai social, ma soprattutto serve insegnare ai giovani a utilizzare le nuove tecnologie perché l'intelligenza artificiale da qua a qualche mese farà delle cose che per la maggior parte di noi è inimmaginabile. Purtroppo il problema resta di tipo educativo. I genitori non assolvono questo ruolo. E sulla scuola bisognerebbe investire moltissimo e a lungo termine”.
Chiudono il cerchio, nella commissione presieduta dall’on. Brambilla, le osservazioni dello psichiatra: “La scuola – osserva Tonioni - non tiene conto di un nuovo profilo cognitivo che i bambini acquisiscono già nei primi mesi di vita, dove il linguaggio per immagini prevale su quello delle parole. Un elemento paradossale: qualsiasi ragazzino “ritirato” alle scuole medie ha già una diagnosi di disturbo dell'apprendimento, ma impara l'inglese in 3 o 4 mesi se nel suo gruppo di gioco c'è un ragazzino straniero e quindi è costretto a parlare inglese senza fatica e senza frustrazione, questi sarebbero i disturbi dell'apprendimento. L'incontro tra il nuovo profilo cognitivo e i vecchi metodi e contenuti di insegnamento genera il furore diagnostico. Il mio appello spassionato a voi che legiferate – conclude – è: impariamo a fare pensieri nuovi, ovvero cose che non abbiamo mai pensato prima, tutte le volte che ci rivolgiamo ai minori e agli adolescenti, perché qualsiasi altro pensiero rischia di essere un pregiudizio. Dal mio punto di vista, il vero disturbo dell'apprendimento colpisce non i più giovani, ma noi adulti”.