Nel processo per l’uccisione del pony di Acate (Ragusa), che si è svolto con il rito abbreviato, l’unico imputato, G.A., è stato condannato a un anno e sei mesi. Tra le parti civili c’era la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla.
“Nei limiti della normativa vigente all’epoca del reato - commenta l’on. Brambilla - giustizia è stata fatta. Restano amarezza e indignazione per un atto di straordinaria gravità, perpetrato con crudeltà e totale indifferenza per le sofferenze dell’animale. Non si vorrebbe mai leggere di una storia del genere. Purtroppo ve ne sono molte, troppe. Ecco perché mi sono impegnata al massimo, con la legge Brambilla, per inasprire le pene a carico di chi maltratta e uccide animali”.
I fatti risalgono al 3 aprile del 2022, quando i veterinari dell’Asp dovettero sopprimere un pony, una femmina di dieci anni, ritrovata agonizzante sul ciglio della strada nei pressi di Acate: l’animale era stato trascinato da un’auto per circa tre chilometri e poi abbandonato in una pozza di sangue. Nella sua requisitoria il pm, senza mezzi termini, ha chiesto “giustizia per il povero animale” e il massimo della pena, un anno e sei mesi, considerando che il reato contestato era maltrattamento da cui è derivata la morte.
“Il fatto - sottolinea la presidente di LEIDAA - è stato valutato con la giusta severità. Se fosse accaduto in vigenza della legge Brambilla, il magistrato avrebbe potuto infliggere una condanna ben più grave, peraltro non solo detentiva: fino a 3 anni e 45mila euro di multa per la morte derivante da maltrattamento, fino a 4 anni e 60mila euro di multa se fosse stata contestata l’uccisione con sevizie. Credo che tanto basti per chiarire quanto incisiva sia la riforma”.
di Redazione
15/05/2026 - 18:36
Nel processo per l’uccisione del pony di Acate (Ragusa), che si è svolto con il rito abbreviato, l’unico imputato, G.A., è stato condannato a un anno e sei mesi. Tra le parti civili c’era la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla.
“Nei limiti della normativa vigente all’epoca del reato - commenta l’on. Brambilla - giustizia è stata fatta. Restano amarezza e indignazione per un atto di straordinaria gravità, perpetrato con crudeltà e totale indifferenza per le sofferenze dell’animale. Non si vorrebbe mai leggere di una storia del genere. Purtroppo ve ne sono molte, troppe. Ecco perché mi sono impegnata al massimo, con la legge Brambilla, per inasprire le pene a carico di chi maltratta e uccide animali”.
I fatti risalgono al 3 aprile del 2022, quando i veterinari dell’Asp dovettero sopprimere un pony, una femmina di dieci anni, ritrovata agonizzante sul ciglio della strada nei pressi di Acate: l’animale era stato trascinato da un’auto per circa tre chilometri e poi abbandonato in una pozza di sangue. Nella sua requisitoria il pm, senza mezzi termini, ha chiesto “giustizia per il povero animale” e il massimo della pena, un anno e sei mesi, considerando che il reato contestato era maltrattamento da cui è derivata la morte.
“Il fatto - sottolinea la presidente di LEIDAA - è stato valutato con la giusta severità. Se fosse accaduto in vigenza della legge Brambilla, il magistrato avrebbe potuto infliggere una condanna ben più grave, peraltro non solo detentiva: fino a 3 anni e 45mila euro di multa per la morte derivante da maltrattamento, fino a 4 anni e 60mila euro di multa se fosse stata contestata l’uccisione con sevizie. Credo che tanto basti per chiarire quanto incisiva sia la riforma”.