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CREMONESE - "Untold UK: Jamie Vardy", un docu-film sulla sua vita dell'attaccante inglese
07.05.2026 12:41 di Napoli Magazine
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Jamie Vardy si racconta senza filtri alla vigilia dell'uscita su Netflix del docu-film sulla sua vita, "Untold UK: Jamie Vardy" (disponibile dal 12 maggio), e lo fa con l'arma che gli è più congeniale: l'autoironia. "Il mio non è il modo comune di fare le cose", ammette l'attaccante inglese, oggi 39enne alla Cremonese in Serie A. "Non credo accadrà di nuovo che un giocatore segua il mio percorso.È stata dura, davvero dura. Ma ne è valsa la pena". Nel film, Vardy sceglie la parola "idiota" per descriversi — poi corregge in "buffone" — citando la sua irriverenza spontanea: le provocazioni ai tifosi avversari, ai colleghi e a chi gli sta vicino. Un carattere scomodo, eppure la sua dedizione al calcio resta inattaccabile, come sottolinea il Guardian: a quasi 40 anni brilla ancora sui campi italiani con la maglia grigiorossa della Cremonese. Gli infortuni lo hanno tenuto fuori nelle ultime settimane, nel momento più delicato della lotta salvezza, ma Vardy è tornato in campo contro la Lazio lunedì scorso. E non ha intenzione di mollare. "Quando le gambe diranno che è abbastanza, allora sarà finita". Lontana sembra la stagione in cui si presentava agli allenamenti con la vodka Skittles in corpo, guadagnando 140 euro a settimana allo Stocksbridge Park Steels, azienda produttrice di carrozzine e protesi. A tenerlo in carreggiata, gli amici di sempre — gli "Inbetweeners", compagni di bevute dall'adolescenza — e la moglie Rebekah. Fino all'impresa impossibile: la Premier League 2016 con il Leicester di Claudio Ranieri. "Ranieri ci ha riuniti tutti, ha visto le ultime partite della stagione precedente e non ha voluto cambiare quasi nulla. Era giusto per il gruppo che avevamo". Di quella squadra, Vardy conserva tutto: "Siamo ancora in un gruppo WhatsApp. Il legame era incredibile". L'avventura col Leicester si è chiusa un anno fa con il 200/o gol alla 500/afinché le gambe tengono presenza, in una stagione disastrosa in Championship. L'Italia è arrivata come nuova sfida, non come fuga dal ritiro. "Sono del tipo: finiamo oggi, andiamo a dormire e vediamo cosa ci riserva il domani. Lo so che per alcuni è fastidioso". Una filosofia collaudata nel tempo, tra scandali — la multa del Leicester nel 2015 per linguaggio razzista in un casinò — e traumi privati, come la scoperta, quello stesso anno, dell'identità del padre biologico, tenuta nascosta per tutta la giovinezza. Alti e bassi vertiginosi. Ma Vardy non cambierebbe nulla: "Se mi chiedeste di rifare tutto da capo, non lo farei!". Una corsa sfrenata è bastata.

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CREMONESE - "Untold UK: Jamie Vardy", un docu-film sulla sua vita dell'attaccante inglese

di Redazione

07/05/2026 - 12:41

Jamie Vardy si racconta senza filtri alla vigilia dell'uscita su Netflix del docu-film sulla sua vita, "Untold UK: Jamie Vardy" (disponibile dal 12 maggio), e lo fa con l'arma che gli è più congeniale: l'autoironia. "Il mio non è il modo comune di fare le cose", ammette l'attaccante inglese, oggi 39enne alla Cremonese in Serie A. "Non credo accadrà di nuovo che un giocatore segua il mio percorso.È stata dura, davvero dura. Ma ne è valsa la pena". Nel film, Vardy sceglie la parola "idiota" per descriversi — poi corregge in "buffone" — citando la sua irriverenza spontanea: le provocazioni ai tifosi avversari, ai colleghi e a chi gli sta vicino. Un carattere scomodo, eppure la sua dedizione al calcio resta inattaccabile, come sottolinea il Guardian: a quasi 40 anni brilla ancora sui campi italiani con la maglia grigiorossa della Cremonese. Gli infortuni lo hanno tenuto fuori nelle ultime settimane, nel momento più delicato della lotta salvezza, ma Vardy è tornato in campo contro la Lazio lunedì scorso. E non ha intenzione di mollare. "Quando le gambe diranno che è abbastanza, allora sarà finita". Lontana sembra la stagione in cui si presentava agli allenamenti con la vodka Skittles in corpo, guadagnando 140 euro a settimana allo Stocksbridge Park Steels, azienda produttrice di carrozzine e protesi. A tenerlo in carreggiata, gli amici di sempre — gli "Inbetweeners", compagni di bevute dall'adolescenza — e la moglie Rebekah. Fino all'impresa impossibile: la Premier League 2016 con il Leicester di Claudio Ranieri. "Ranieri ci ha riuniti tutti, ha visto le ultime partite della stagione precedente e non ha voluto cambiare quasi nulla. Era giusto per il gruppo che avevamo". Di quella squadra, Vardy conserva tutto: "Siamo ancora in un gruppo WhatsApp. Il legame era incredibile". L'avventura col Leicester si è chiusa un anno fa con il 200/o gol alla 500/afinché le gambe tengono presenza, in una stagione disastrosa in Championship. L'Italia è arrivata come nuova sfida, non come fuga dal ritiro. "Sono del tipo: finiamo oggi, andiamo a dormire e vediamo cosa ci riserva il domani. Lo so che per alcuni è fastidioso". Una filosofia collaudata nel tempo, tra scandali — la multa del Leicester nel 2015 per linguaggio razzista in un casinò — e traumi privati, come la scoperta, quello stesso anno, dell'identità del padre biologico, tenuta nascosta per tutta la giovinezza. Alti e bassi vertiginosi. Ma Vardy non cambierebbe nulla: "Se mi chiedeste di rifare tutto da capo, non lo farei!". Una corsa sfrenata è bastata.