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FIORENTINA - Il d.s. Paratici: "Kean? Spero che rimanga, ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore, Fagioli centrocampista da Barcellona"
09.04.2026 09:53 di Napoli Magazine
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Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina, ha rilasciato un'intervista al "Corriere della Sera". Ecco un estratto: "A lavorare qui ti senti davvero al Real, salvo bruschi risvegli alla domenica. Alla Fiorentina non esistono ritiri punitivi: quale punizione sarà mai passare qualche giorno qui dentro? Ho firmato un contratto lungo perché voglio vedere dieci ragazzi cresciuti qui dentro arrivare in prima squadra, e altri diventare comunque professionisti. Se l’obiettivo è portare anche a Firenze un metodo di lavoro più strutturato? Certamente. Innanzitutto, tanta formazione per i 110 dipendenti del centro sportivo. È fondamentale perché io studio ogni giorno della mia vita, mentre in Italia è tutto empirico. Parlo di numeri, non di algoritmi che è un modo per mandare in vacca il discorso: sono i numeri a darmi i nomi dei tre giocatori migliori per il ruolo che cerco, poi la scelta è mia e va anche a sensazione, l’intuito è fondamentale. Invece qui da noi passa tutto come un’opinione, e in quanto tale legittima. Invece io dico che mancare tre Mondiali non è un’opinione, è un fatto. Tremendo. Moise Kean? Spero che rimanga, ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia".

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FIORENTINA - Il d.s. Paratici: "Kean? Spero che rimanga, ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore, Fagioli centrocampista da Barcellona"

di Redazione

09/04/2026 - 09:53

Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina, ha rilasciato un'intervista al "Corriere della Sera". Ecco un estratto: "A lavorare qui ti senti davvero al Real, salvo bruschi risvegli alla domenica. Alla Fiorentina non esistono ritiri punitivi: quale punizione sarà mai passare qualche giorno qui dentro? Ho firmato un contratto lungo perché voglio vedere dieci ragazzi cresciuti qui dentro arrivare in prima squadra, e altri diventare comunque professionisti. Se l’obiettivo è portare anche a Firenze un metodo di lavoro più strutturato? Certamente. Innanzitutto, tanta formazione per i 110 dipendenti del centro sportivo. È fondamentale perché io studio ogni giorno della mia vita, mentre in Italia è tutto empirico. Parlo di numeri, non di algoritmi che è un modo per mandare in vacca il discorso: sono i numeri a darmi i nomi dei tre giocatori migliori per il ruolo che cerco, poi la scelta è mia e va anche a sensazione, l’intuito è fondamentale. Invece qui da noi passa tutto come un’opinione, e in quanto tale legittima. Invece io dico che mancare tre Mondiali non è un’opinione, è un fatto. Tremendo. Moise Kean? Spero che rimanga, ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia".