A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Riccardo Cucchi, giornalista. "La situazione che riguarda Massimiliano Allegri e il Milan è piuttosto singolare. Francamente pensavo che la risoluzione del rapporto fosse molto più semplice e rapida. Invece stanno emergendo difficoltà burocratiche e societarie che stanno rallentando un percorso che sembrava già definito. È un peccato, perché più passa il tempo e più diventa complicato programmare la nuova stagione. Posso però dire che Allegri ha una grandissima voglia di ricominciare e di lavorare a Napoli. L’ho incontrato recentemente e l’ho trovato estremamente motivato. È convinto di poter fare bene e considera quella azzurra una squadra di altissimo livello. Capisco che una parte della tifoseria sia scettica, ma personalmente sono sempre stato un estimatore di Allegri. Probabilmente oggi è una posizione controcorrente, ma la penso così da anni. Credo che intorno a lui si sia creato un pregiudizio eccessivo, alimentato anche da alcune critiche molto dure che negli anni hanno contribuito a dipingerlo come un allenatore poco moderno. Io non condivido questa lettura. Allegri non è un tecnico che ricerca la bellezza fine a se stessa. Il suo obiettivo è vincere e, sotto questo aspetto, è molto vicino ad Antonio Conte. Sono due allenatori che mettono il risultato al centro del progetto. Allo stesso tempo, però, Allegri non è affatto un integralista tattico. Non è un allenatore che parte da un modulo fisso e pretende di adattare tutti a quello schema. Al contrario, cerca gli equilibri e costruisce il sistema di gioco sulle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione. Mi ha colpito molto una cosa che mi ha detto recentemente: considera il Napoli una squadra di enorme qualità. È convinto di avere a disposizione un organico forte e ricco di talento. Questo spiega anche la sua grande voglia di iniziare questa avventura. Del resto il calcio moderno non può più essere letto attraverso i numeri dei moduli. Le partite cambiano continuamente e gli allenatori migliori sono quelli che sanno adattarsi agli sviluppi dei novanta minuti e alle caratteristiche dell’avversario. Pensare che un sistema di gioco possa essere valido a prescindere dal contesto è, secondo me, un errore. Allegri rappresenta perfettamente questa filosofia. Non a caso nasce calcisticamente nel Pescara di Giovanni Galeone, un maestro del calcio offensivo e del 4-3-3. Da lui ha imparato moltissimo, ma ha anche sviluppato una propria idea, più orientata all’equilibrio. Vuole squadre capaci di attaccare, ma anche di difendere e reagire ai momenti difficili della partita. Per quanto riguarda la Nazionale, continuo a pensare che il commissario tecnico sia soltanto una parte del problema. Ho grande stima per Roberto Mancini, che resta un allenatore di valore e che ci ha regalato un Europeo straordinario. Ma il nodo vero è un altro: dove sono finiti i talenti del calcio italiano? Abbiamo selezioni giovanili che vincono, come l’Under 17 campione d’Europa, eppure quei ragazzi spesso non riescono a completare il percorso verso il grande calcio. Questo dovrebbe farci riflettere. La mia impressione è che il sistema abbia perso la capacità di formare e valorizzare il talento. Oggi il calcio giovanile è sempre più affidato alle scuole calcio private e sempre meno ai vivai delle società professionistiche. Una volta erano i club a cercare i ragazzi, a crescerli e a formarli. Oggi troppo spesso si pensa ai risultati immediati e non allo sviluppo tecnico del giocatore. Non si allena più abbastanza la tecnica, la fantasia, l’imprevedibilità. E senza questi elementi è difficile costruire grandi calciatori. Guardando infine alla prossima Serie A, credo che il Napoli partirà ancora tra le principali candidate al vertice. Ma attenzione anche alle rivali. La Juventus sta ricostruendo il proprio assetto societario e questo è sempre stato uno dei punti di forza del club bianconero. Il Milan dovrà invece rifondare quasi tutto, a partire dalla struttura dirigenziale. E poi c’è la Roma. Ha un allenatore valido, una piazza straordinaria e un ambiente che vive già l’avvicinamento al centenario del club. Potrebbe essere una delle sorprese nella lotta ai vertici. Molto dipenderà dal mercato e dalla qualità degli organici che verranno costruiti durante l’estate. Come sempre, alla fine saranno i giocatori migliori a fare la differenza".
di Redazione
12/06/2026 - 21:04
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Riccardo Cucchi, giornalista. "La situazione che riguarda Massimiliano Allegri e il Milan è piuttosto singolare. Francamente pensavo che la risoluzione del rapporto fosse molto più semplice e rapida. Invece stanno emergendo difficoltà burocratiche e societarie che stanno rallentando un percorso che sembrava già definito. È un peccato, perché più passa il tempo e più diventa complicato programmare la nuova stagione. Posso però dire che Allegri ha una grandissima voglia di ricominciare e di lavorare a Napoli. L’ho incontrato recentemente e l’ho trovato estremamente motivato. È convinto di poter fare bene e considera quella azzurra una squadra di altissimo livello. Capisco che una parte della tifoseria sia scettica, ma personalmente sono sempre stato un estimatore di Allegri. Probabilmente oggi è una posizione controcorrente, ma la penso così da anni. Credo che intorno a lui si sia creato un pregiudizio eccessivo, alimentato anche da alcune critiche molto dure che negli anni hanno contribuito a dipingerlo come un allenatore poco moderno. Io non condivido questa lettura. Allegri non è un tecnico che ricerca la bellezza fine a se stessa. Il suo obiettivo è vincere e, sotto questo aspetto, è molto vicino ad Antonio Conte. Sono due allenatori che mettono il risultato al centro del progetto. Allo stesso tempo, però, Allegri non è affatto un integralista tattico. Non è un allenatore che parte da un modulo fisso e pretende di adattare tutti a quello schema. Al contrario, cerca gli equilibri e costruisce il sistema di gioco sulle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione. Mi ha colpito molto una cosa che mi ha detto recentemente: considera il Napoli una squadra di enorme qualità. È convinto di avere a disposizione un organico forte e ricco di talento. Questo spiega anche la sua grande voglia di iniziare questa avventura. Del resto il calcio moderno non può più essere letto attraverso i numeri dei moduli. Le partite cambiano continuamente e gli allenatori migliori sono quelli che sanno adattarsi agli sviluppi dei novanta minuti e alle caratteristiche dell’avversario. Pensare che un sistema di gioco possa essere valido a prescindere dal contesto è, secondo me, un errore. Allegri rappresenta perfettamente questa filosofia. Non a caso nasce calcisticamente nel Pescara di Giovanni Galeone, un maestro del calcio offensivo e del 4-3-3. Da lui ha imparato moltissimo, ma ha anche sviluppato una propria idea, più orientata all’equilibrio. Vuole squadre capaci di attaccare, ma anche di difendere e reagire ai momenti difficili della partita. Per quanto riguarda la Nazionale, continuo a pensare che il commissario tecnico sia soltanto una parte del problema. Ho grande stima per Roberto Mancini, che resta un allenatore di valore e che ci ha regalato un Europeo straordinario. Ma il nodo vero è un altro: dove sono finiti i talenti del calcio italiano? Abbiamo selezioni giovanili che vincono, come l’Under 17 campione d’Europa, eppure quei ragazzi spesso non riescono a completare il percorso verso il grande calcio. Questo dovrebbe farci riflettere. La mia impressione è che il sistema abbia perso la capacità di formare e valorizzare il talento. Oggi il calcio giovanile è sempre più affidato alle scuole calcio private e sempre meno ai vivai delle società professionistiche. Una volta erano i club a cercare i ragazzi, a crescerli e a formarli. Oggi troppo spesso si pensa ai risultati immediati e non allo sviluppo tecnico del giocatore. Non si allena più abbastanza la tecnica, la fantasia, l’imprevedibilità. E senza questi elementi è difficile costruire grandi calciatori. Guardando infine alla prossima Serie A, credo che il Napoli partirà ancora tra le principali candidate al vertice. Ma attenzione anche alle rivali. La Juventus sta ricostruendo il proprio assetto societario e questo è sempre stato uno dei punti di forza del club bianconero. Il Milan dovrà invece rifondare quasi tutto, a partire dalla struttura dirigenziale. E poi c’è la Roma. Ha un allenatore valido, una piazza straordinaria e un ambiente che vive già l’avvicinamento al centenario del club. Potrebbe essere una delle sorprese nella lotta ai vertici. Molto dipenderà dal mercato e dalla qualità degli organici che verranno costruiti durante l’estate. Come sempre, alla fine saranno i giocatori migliori a fare la differenza".