Antonio Cabrini, campione con la maglia della Nazionale italiana, ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport: "Nazionale? Va detto che la situazione difficile non è maturata negli ultimi anni ma nasce prima. Siamo usciti ai gironi sia in Sudafrica nel 2010, sia in Brasile nel 2014. La crisi è strutturale e ha tanti fattori. Ad esempio, tra i primi, metto una brutta gestione, l’abbandono dei settori giovanili, la mutazione del calcio giocato, la corsa poco ragionata alle plusvalenze. Parte anche da qui l’impoverimento e la frenata dei talenti che meritavano di emergere. Gattuso? Smettiamola, non ha colpe. Il calcio italiano è questo, se rimani a casa contro la Bosnia di Dzeko anche con Berardi o Zaniolo poco sarebbe cambiato. Vanno individuati con cura e rigore gli errori. Ma se non si riesce a far fare il salto di qualità ai migliori significa che non si lavora bene. In Italia i talenti ci sono, ma se non si cambia la metodologia d’allenamento non se ne viene fuori".
di Redazione
10/05/2026 - 15:02
Antonio Cabrini, campione con la maglia della Nazionale italiana, ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport: "Nazionale? Va detto che la situazione difficile non è maturata negli ultimi anni ma nasce prima. Siamo usciti ai gironi sia in Sudafrica nel 2010, sia in Brasile nel 2014. La crisi è strutturale e ha tanti fattori. Ad esempio, tra i primi, metto una brutta gestione, l’abbandono dei settori giovanili, la mutazione del calcio giocato, la corsa poco ragionata alle plusvalenze. Parte anche da qui l’impoverimento e la frenata dei talenti che meritavano di emergere. Gattuso? Smettiamola, non ha colpe. Il calcio italiano è questo, se rimani a casa contro la Bosnia di Dzeko anche con Berardi o Zaniolo poco sarebbe cambiato. Vanno individuati con cura e rigore gli errori. Ma se non si riesce a far fare il salto di qualità ai migliori significa che non si lavora bene. In Italia i talenti ci sono, ma se non si cambia la metodologia d’allenamento non se ne viene fuori".