Giacomo Bonaventura, ormai ex centrocampista, ha rilasciato un'intervista al podcast di Sky Calcio Unplugged: "Se ero pronto a smettere? Io l’ho detto giovedì ma già qualche mese fa avevo preso questa decisione. All’inizio sicuramente ti manca la routine, lo spogliatoio, gli stadi…Ma poi inizi ad apprezzare le cose che durante la carriera da giocatore non puoi fare. Il suono che mi mancherà di più? Sicuramente il boato dei tifosi. L’esplosione di gioia dello stadio è una delle cose più belle del calcio. Il primo grande momento della carriera? La partita che mi ha dato più emozioni è stata l’esordio in Serie A, Atalanta-Livorno, ero troppo emozionato. In Nazionale manca uno come me? Con Gattuso ho giocato e anche bene, magari se mi chiama ci ripenso…Ovviamente scherzo, ho smesso di giocare in maniera naturale, mi sentivo di fare così. Il mio ruolo ideale? Mi sentivo meglio a giocare da mezzala”. L’attenzione si è successivamente spostata sulla squadra che lo ha lanciato, l’Atalanta, e sul suo settore giovanile: “Penso che l’Atalanta da quando ha iniziato la gestione Percassi ha fatto tutto bene, si vedeva che c’era una gestione bella, sana. Poi passo dopo passo sono cresciuti, quando ho fatto io le giovanili lì l’ambiente era più familiare, meno strutturato. I giocatori preferivano andare al Milan, alla Juventus, all’Inter… Giocare in quello stadio è una sensazione difficile da descrivere. Ci sono tante cose che ti danno emozioni fortissime. Quando ho fatto l’ultima partita al Milan ero un po’ dispiaciuto non ci fosse il pubblico, quelli sono stati anni indimenticabili. Leao? Quando giocavamo insieme lui era giovanissimo, era appena arrivato. Ora è diventato più forte fisicamente, si è adattato al campionato. La cosa che impressionava di lui era la facilità con cui giocava. Sicuramente anche lui ha margini di miglioramento, spero riesca a trovare quel pizzico di continuità che gli manca. Per me è un fuoriclasse. In Nazionale non ho giocato tantissimo. Avrei potuto fare di più, un po’ ho pagato la situazione del periodo storico del calcio italiano non brillantissimo ma probabilmente anche io avrei dovuto impormi in maniera diversa. Anche giocare una sola partita con la Nazionale però è già un miracolo e una grande soddisfazione. Sono stato nel giro per una decina d’anni e anche se non ho giocato molto è stata una grande emozione. Non so ancora quale strada prendere, magari farò il corso per allenatore ma sinceramente non ho ancora preso una decisione, vedremo".
di Redazione
06/03/2026 - 19:31
Giacomo Bonaventura, ormai ex centrocampista, ha rilasciato un'intervista al podcast di Sky Calcio Unplugged: "Se ero pronto a smettere? Io l’ho detto giovedì ma già qualche mese fa avevo preso questa decisione. All’inizio sicuramente ti manca la routine, lo spogliatoio, gli stadi…Ma poi inizi ad apprezzare le cose che durante la carriera da giocatore non puoi fare. Il suono che mi mancherà di più? Sicuramente il boato dei tifosi. L’esplosione di gioia dello stadio è una delle cose più belle del calcio. Il primo grande momento della carriera? La partita che mi ha dato più emozioni è stata l’esordio in Serie A, Atalanta-Livorno, ero troppo emozionato. In Nazionale manca uno come me? Con Gattuso ho giocato e anche bene, magari se mi chiama ci ripenso…Ovviamente scherzo, ho smesso di giocare in maniera naturale, mi sentivo di fare così. Il mio ruolo ideale? Mi sentivo meglio a giocare da mezzala”. L’attenzione si è successivamente spostata sulla squadra che lo ha lanciato, l’Atalanta, e sul suo settore giovanile: “Penso che l’Atalanta da quando ha iniziato la gestione Percassi ha fatto tutto bene, si vedeva che c’era una gestione bella, sana. Poi passo dopo passo sono cresciuti, quando ho fatto io le giovanili lì l’ambiente era più familiare, meno strutturato. I giocatori preferivano andare al Milan, alla Juventus, all’Inter… Giocare in quello stadio è una sensazione difficile da descrivere. Ci sono tante cose che ti danno emozioni fortissime. Quando ho fatto l’ultima partita al Milan ero un po’ dispiaciuto non ci fosse il pubblico, quelli sono stati anni indimenticabili. Leao? Quando giocavamo insieme lui era giovanissimo, era appena arrivato. Ora è diventato più forte fisicamente, si è adattato al campionato. La cosa che impressionava di lui era la facilità con cui giocava. Sicuramente anche lui ha margini di miglioramento, spero riesca a trovare quel pizzico di continuità che gli manca. Per me è un fuoriclasse. In Nazionale non ho giocato tantissimo. Avrei potuto fare di più, un po’ ho pagato la situazione del periodo storico del calcio italiano non brillantissimo ma probabilmente anche io avrei dovuto impormi in maniera diversa. Anche giocare una sola partita con la Nazionale però è già un miracolo e una grande soddisfazione. Sono stato nel giro per una decina d’anni e anche se non ho giocato molto è stata una grande emozione. Non so ancora quale strada prendere, magari farò il corso per allenatore ma sinceramente non ho ancora preso una decisione, vedremo".