A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Luigi Gallucci, giornalista e scrittore. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Direttore, secondo lei qual in cosa si materializza la differenza tra il Napoli che Conte aveva in testa e quello che invece si è ritrovato tra le mani in queste prime 41 partite?
“Mister Antonio Conte l’aveva pensata e sognata in un certo modo in estate, durante le preparazioni di Dimaro e Castel di Sangro. Alex Meret in porta, Amir Rrahmani e Alessandro Buongiorno difensori centrali, terzini a tutta fascia capitan Giovanni Di Lorenzo (a destra) e Leo Spinazzola (a sinistra). In regia, Lobotka. Davanti a “Stan smistatutto”, i “suoi” Fab Four: da destra a sinistra, Matteo Politano, Frank Zambo Anguissa, Kevin De Bruyne, Scott Mc (Fratm) Tominay. Prima punta o ariete di sfondamento Romelu Lukaku. Di fatto, nei primi 6 mesi e mezzo e dopo 41 partite (8 di Champions League, 2 di Coppa Italia, 2 di Supercoppa nazionale e ben 29 di campionato) questo “11” è restato nella sua fantasia. A causa di una raffica di infortuni senza precedenti, la sequenza dei cosiddetti “starting XI” fino a oggi ha portato ai seguenti numeri. Campionato, 29 gare giocate su 38 in calendario. Su 319 caselle da riempire, ben 147 sono state utilizzate con altri uomini della Rosa. Impiego dall’inizio dei non titolarissimi? 46%. Posizionamento-squadra: 3° posto, in lotta per strappare un non scontato piazzamento per la Champions 2026-27. Coppa Italia, 2 match. Su 22 tessere del mosaico, 18 non titolari. Percentuale 82. Risultato: eliminazione ai quarti di finale. Supercoppa nazionale, 2 incontri. Su 22 calciatori, 10 presi dall’ampia panchina. Percentuale 45. Verdetto: Trionfo. Champions League, 8 gare. Su 88 caselle, ben 39 coperte in modo “creativo”. Percentuale: 44. Risultato: eliminazione dopo la 1^ sessione”.
Cosa significa tutto ciò in termini di posizionamento nel panorama calcistico?
“Significa che, mentre nelle competizioni nazionali il Napoli può mantenersi nelle posizioni di vertice nonostante il fatto che mister Conte sia costretto ad attingere a piene mani da una panchina abbastanza solida, in Champions League la squadra azzurra viene risucchiata inevitabilmente nella fascia di mediocrità. La qualità, la velocità e la continuità nelle prestazioni in ambito europeo fanno la differenza. Per gli azzurri, la nuova Champions è stato un banco di prova fallito non in termini di qualità complessiva, ma di continuità. In troppi momenti, durante le 8 partite disputate, la squadra non ha ottimizzato nelle fasi di possesso e non possesso. E alla lunga ha pagato un prezzo carissimo”.
Cosa fare?
“Tutto ciò che è accaduto quest’anno deve far riflettere i vertici del club e lo staff tecnico affinché nella prossima stagione non ci si ritrovi a dover tappare buchi in continuazione, così come evidenziato dalla statistica sugli XI titolari schierati in ciascuno dei 41 match. Per esempio, se si facesse una rotazione programmata di tutti i giocatori, nessuno potrebbe lamentarsi per lo scarso utilizzo e probabilmente si limiterebbero gli infortuni da affaticamento. Naturalmente, in tale ambito una ulteriore valutazione andrebbe fatta sui parametri tecnici e agonistici evidenziati in questa annata da ciascuno dei calciatori utilizzati, in modo tale da lavorare su capacità effettive e prevenzione dei rischi. Insomma, tra maggio e agosto l’esame arriverà per tutti. A ciascuno il proprio compito in classe, come si suol dire”.
Il problema, forse, è che le seconde linee non si sono dimostrate all’altezza della situazione?
“Questa è una riflessione che andrà fatta a maggio, a fine stagione, quando si tireranno le somme e si capirà cosa non ha funzionato. Le seconde linee non si sono dimostrate all’altezza dei titolari, questo è un dato di fatto, ed andranno fatte delle valutazioni".
di Redazione
13/03/2026 - 11:55
A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Luigi Gallucci, giornalista e scrittore. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Direttore, secondo lei qual in cosa si materializza la differenza tra il Napoli che Conte aveva in testa e quello che invece si è ritrovato tra le mani in queste prime 41 partite?
“Mister Antonio Conte l’aveva pensata e sognata in un certo modo in estate, durante le preparazioni di Dimaro e Castel di Sangro. Alex Meret in porta, Amir Rrahmani e Alessandro Buongiorno difensori centrali, terzini a tutta fascia capitan Giovanni Di Lorenzo (a destra) e Leo Spinazzola (a sinistra). In regia, Lobotka. Davanti a “Stan smistatutto”, i “suoi” Fab Four: da destra a sinistra, Matteo Politano, Frank Zambo Anguissa, Kevin De Bruyne, Scott Mc (Fratm) Tominay. Prima punta o ariete di sfondamento Romelu Lukaku. Di fatto, nei primi 6 mesi e mezzo e dopo 41 partite (8 di Champions League, 2 di Coppa Italia, 2 di Supercoppa nazionale e ben 29 di campionato) questo “11” è restato nella sua fantasia. A causa di una raffica di infortuni senza precedenti, la sequenza dei cosiddetti “starting XI” fino a oggi ha portato ai seguenti numeri. Campionato, 29 gare giocate su 38 in calendario. Su 319 caselle da riempire, ben 147 sono state utilizzate con altri uomini della Rosa. Impiego dall’inizio dei non titolarissimi? 46%. Posizionamento-squadra: 3° posto, in lotta per strappare un non scontato piazzamento per la Champions 2026-27. Coppa Italia, 2 match. Su 22 tessere del mosaico, 18 non titolari. Percentuale 82. Risultato: eliminazione ai quarti di finale. Supercoppa nazionale, 2 incontri. Su 22 calciatori, 10 presi dall’ampia panchina. Percentuale 45. Verdetto: Trionfo. Champions League, 8 gare. Su 88 caselle, ben 39 coperte in modo “creativo”. Percentuale: 44. Risultato: eliminazione dopo la 1^ sessione”.
Cosa significa tutto ciò in termini di posizionamento nel panorama calcistico?
“Significa che, mentre nelle competizioni nazionali il Napoli può mantenersi nelle posizioni di vertice nonostante il fatto che mister Conte sia costretto ad attingere a piene mani da una panchina abbastanza solida, in Champions League la squadra azzurra viene risucchiata inevitabilmente nella fascia di mediocrità. La qualità, la velocità e la continuità nelle prestazioni in ambito europeo fanno la differenza. Per gli azzurri, la nuova Champions è stato un banco di prova fallito non in termini di qualità complessiva, ma di continuità. In troppi momenti, durante le 8 partite disputate, la squadra non ha ottimizzato nelle fasi di possesso e non possesso. E alla lunga ha pagato un prezzo carissimo”.
Cosa fare?
“Tutto ciò che è accaduto quest’anno deve far riflettere i vertici del club e lo staff tecnico affinché nella prossima stagione non ci si ritrovi a dover tappare buchi in continuazione, così come evidenziato dalla statistica sugli XI titolari schierati in ciascuno dei 41 match. Per esempio, se si facesse una rotazione programmata di tutti i giocatori, nessuno potrebbe lamentarsi per lo scarso utilizzo e probabilmente si limiterebbero gli infortuni da affaticamento. Naturalmente, in tale ambito una ulteriore valutazione andrebbe fatta sui parametri tecnici e agonistici evidenziati in questa annata da ciascuno dei calciatori utilizzati, in modo tale da lavorare su capacità effettive e prevenzione dei rischi. Insomma, tra maggio e agosto l’esame arriverà per tutti. A ciascuno il proprio compito in classe, come si suol dire”.
Il problema, forse, è che le seconde linee non si sono dimostrate all’altezza della situazione?
“Questa è una riflessione che andrà fatta a maggio, a fine stagione, quando si tireranno le somme e si capirà cosa non ha funzionato. Le seconde linee non si sono dimostrate all’altezza dei titolari, questo è un dato di fatto, ed andranno fatte delle valutazioni".