"Il giocatore deve essere allenato, quindi deve fare fatica e deve sopperire a una certa intensità, a un certo stress. Io ho costruito una carriera su questo": Antonio Nocerino ricorda così il suo passato da giocatore, ripercorrendo le tappe della sua carriera. Ospite a Sky Calcio Unplugged, il podcast interamente targato Sky condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi, l'ex centrocampista del Milan - oggi allenatore - ha raccontato diversi aspetti delle sue esperienze, cominciando proprio dalle sue caratteristiche in campo.
Un modello che ha ispirato Nocerino, come raccontato da lui stesso, è l'approccio del preparatore atletico del Real Madrid Antonio Pintus: "L'altro giorno ho ascoltato un podcast del preparatore del Real Madrid, Pintus. Ho anche assistito ad alcuni allenamenti del Real Madrid: il giocatore deve essere allenato e deve sopperire a un certo stress. Ho costruito una carriera su questo perché non avevo le qualità di giocatori eccelsi, però dovevo fare ciò in cui ero bravo, ovvero l'intensità e andare box-to-box".
E queste caratteristiche, per Nocerino, sono state importanti nelle diverse esperienze in carriera. Una, in particolare: nel 2014 ha vestito per alcuni mesi la maglia del West Ham in Premier League, e ha parlato così dei punti di forza del calcio inglese: "In Inghilterra l'allenamento dura un'ora e un quarto o un'ora e venti, però i giocatori vanno a tremila. La prima settimana mi sembrava di stare in un flipper, non capivo niente. Andavano talmente veloci, talmente intensi... andavano a contrasto e il mister non fischiava un fallo. Qui (negli USA) è la stessa cosa, l'intensità è molto importante".
Nel racconto del viaggio della sua carriera, l'ex centrocampista si è poi concentrato sugli anni al Milan: in rossonero Nocerino ha giocato quasi 100 partite e condiviso lo spogliatoio con giocatori come Ibrahimovic e Seedorf. Proprio su di loro ha condiviso un aneddoto: "Io sono stato furbo e umile perché ho sfruttato le mie qualità. Vedevo che quando avevano la palla Ibra, oppure Cassano o Seedorf, verso di loro non andava un giocatore, ma due: automaticamente si creavano spazi. E io, che sapevo e capivo di avere la capacità aerobica, e di sapere riconoscere spazio e tempo, sapevo che la palla sarebbe arrivata".
Dai singoli al gruppo, l'ex Milan ha commentato così il rapporto con i compagni rossonerip, partendo da una frase di Ibrahimovic: "Lui dice: 'Nocerino l'ho creato io'. Tutti hanno avuto una parte importante, mi allenavo con dei campioni che per me prima erano giocatori da PlayStation. Sono stato bravo anche a farmi accettare, entrare nel gruppo con serietà, professionalità, disciplina".
A livello generale, l'aspetto della mentalità vincente resta uno dei pilastri della carriera di Nocerino, che ha citato anche altre esperienze oltre a quella con il Milan sotto questo punto di vista: "La mentalità è tutto, perché proprio la testa ti fa fare tanto e ti fa fare niente. Io ho avuto un allenatore (Zeman) che ci aiutava proprio a livello di allenamento a vivere momenti negativi di stress e pressione, magari allenandoti con due giocatori in meno mentre giocavi una partita, oppure facendo tante ripetute da arrivare a uno stato mentale di sofferenza".
E la mentalità torna centrale anche nel presente dell'ex centrocampista, oggi allenatore con alcune esperienze negli Stati Uniti: "Io voglio allenare, però voglio farlo bene. Poi che siano giocatori giovani o grandi, è una conseguenza e bisogna fare vari step per arrivare. Per me la gavetta è importante, non mi spaventa, però posso anche allenare i giovani tutta la vita: l'importante è che poi si possa fare un lavoro buono, fatto seriamente e con degli obiettivi".
Nocerino ha poi parlato anche del momento del calcio italiano, partendo da un tema ricorrente negli ultimi mesi, il tempo effettivo di gioco in partita: "Purtroppo in Serie A abbiamo forse il tempo effettivo minore di tutti i campionati europei, e secondo me questo è un dato che fa riflettere. C'è molto tempo di pensiero, ma secondo me c'è poco coraggio. A me hanno sempre insegnato che quando fai una cosa la devi fare a cent'allora".
Si è infine espresso sul tema dei giovani italiani e del loro impiego, anche e soprattutto alla luce della recente eliminazione della Nazionale ai playoff per i Mondiali: "Obbligo di inserire i giovani in prima squadra? Dovrebbe essere considerato a livello di settore giovanile. Il fatto che le squadre giovanili siano piene di giocatori che arrivano dall'estero è un grosso problema. Sulle prime squadre, invece, io non credo tanto ai vincoli e agli obblighi, ma all'arrivare a fare di necessità virtù... ce lo stanno raccontando i colossi del calcio internazionale".
di Redazione
10/04/2026 - 20:52
"Il giocatore deve essere allenato, quindi deve fare fatica e deve sopperire a una certa intensità, a un certo stress. Io ho costruito una carriera su questo": Antonio Nocerino ricorda così il suo passato da giocatore, ripercorrendo le tappe della sua carriera. Ospite a Sky Calcio Unplugged, il podcast interamente targato Sky condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi, l'ex centrocampista del Milan - oggi allenatore - ha raccontato diversi aspetti delle sue esperienze, cominciando proprio dalle sue caratteristiche in campo.
Un modello che ha ispirato Nocerino, come raccontato da lui stesso, è l'approccio del preparatore atletico del Real Madrid Antonio Pintus: "L'altro giorno ho ascoltato un podcast del preparatore del Real Madrid, Pintus. Ho anche assistito ad alcuni allenamenti del Real Madrid: il giocatore deve essere allenato e deve sopperire a un certo stress. Ho costruito una carriera su questo perché non avevo le qualità di giocatori eccelsi, però dovevo fare ciò in cui ero bravo, ovvero l'intensità e andare box-to-box".
E queste caratteristiche, per Nocerino, sono state importanti nelle diverse esperienze in carriera. Una, in particolare: nel 2014 ha vestito per alcuni mesi la maglia del West Ham in Premier League, e ha parlato così dei punti di forza del calcio inglese: "In Inghilterra l'allenamento dura un'ora e un quarto o un'ora e venti, però i giocatori vanno a tremila. La prima settimana mi sembrava di stare in un flipper, non capivo niente. Andavano talmente veloci, talmente intensi... andavano a contrasto e il mister non fischiava un fallo. Qui (negli USA) è la stessa cosa, l'intensità è molto importante".
Nel racconto del viaggio della sua carriera, l'ex centrocampista si è poi concentrato sugli anni al Milan: in rossonero Nocerino ha giocato quasi 100 partite e condiviso lo spogliatoio con giocatori come Ibrahimovic e Seedorf. Proprio su di loro ha condiviso un aneddoto: "Io sono stato furbo e umile perché ho sfruttato le mie qualità. Vedevo che quando avevano la palla Ibra, oppure Cassano o Seedorf, verso di loro non andava un giocatore, ma due: automaticamente si creavano spazi. E io, che sapevo e capivo di avere la capacità aerobica, e di sapere riconoscere spazio e tempo, sapevo che la palla sarebbe arrivata".
Dai singoli al gruppo, l'ex Milan ha commentato così il rapporto con i compagni rossonerip, partendo da una frase di Ibrahimovic: "Lui dice: 'Nocerino l'ho creato io'. Tutti hanno avuto una parte importante, mi allenavo con dei campioni che per me prima erano giocatori da PlayStation. Sono stato bravo anche a farmi accettare, entrare nel gruppo con serietà, professionalità, disciplina".
A livello generale, l'aspetto della mentalità vincente resta uno dei pilastri della carriera di Nocerino, che ha citato anche altre esperienze oltre a quella con il Milan sotto questo punto di vista: "La mentalità è tutto, perché proprio la testa ti fa fare tanto e ti fa fare niente. Io ho avuto un allenatore (Zeman) che ci aiutava proprio a livello di allenamento a vivere momenti negativi di stress e pressione, magari allenandoti con due giocatori in meno mentre giocavi una partita, oppure facendo tante ripetute da arrivare a uno stato mentale di sofferenza".
E la mentalità torna centrale anche nel presente dell'ex centrocampista, oggi allenatore con alcune esperienze negli Stati Uniti: "Io voglio allenare, però voglio farlo bene. Poi che siano giocatori giovani o grandi, è una conseguenza e bisogna fare vari step per arrivare. Per me la gavetta è importante, non mi spaventa, però posso anche allenare i giovani tutta la vita: l'importante è che poi si possa fare un lavoro buono, fatto seriamente e con degli obiettivi".
Nocerino ha poi parlato anche del momento del calcio italiano, partendo da un tema ricorrente negli ultimi mesi, il tempo effettivo di gioco in partita: "Purtroppo in Serie A abbiamo forse il tempo effettivo minore di tutti i campionati europei, e secondo me questo è un dato che fa riflettere. C'è molto tempo di pensiero, ma secondo me c'è poco coraggio. A me hanno sempre insegnato che quando fai una cosa la devi fare a cent'allora".
Si è infine espresso sul tema dei giovani italiani e del loro impiego, anche e soprattutto alla luce della recente eliminazione della Nazionale ai playoff per i Mondiali: "Obbligo di inserire i giovani in prima squadra? Dovrebbe essere considerato a livello di settore giovanile. Il fatto che le squadre giovanili siano piene di giocatori che arrivano dall'estero è un grosso problema. Sulle prime squadre, invece, io non credo tanto ai vincoli e agli obblighi, ma all'arrivare a fare di necessità virtù... ce lo stanno raccontando i colossi del calcio internazionale".