Lautaro Martinez, attaccante dell'Inter, ha concesso un’intervista ai canali ufficiali dell’Argentina: “Da piccolo giocavo difensore. Ho cominciato come mio padre, giocavo da libero. Poi, quando abbiamo iniziato a disputare partite vere, con i punti in palio, un allenatore mi ha spostato sulla fascia perché facevo la differenza in quella posizione. Quando sono arrivato al Racing ho cominciato a giocare più centralmente, da numero nove. Mi piaceva, come mi piace ancora oggi, abbassarmi per partecipare al gioco, ricevere il pallone e dialogare con i compagni. All’epoca non ti rendevi conto di tutti gli sforzi che stavano facendo i tuoi genitori. Io dicevo: ‘Papà, invece degli scarpini neri voglio quelli azzurri, quelli lucidi. Voglio questo, voglio quell’altro’. E loro cercavano di accontentarci. Non sempre ci riuscivano, ma facevano di tutto. Compravano gli scarpini a rate, oppure con soldi prestati dagli amici. Prima del Mondiale 2022 c’erano tre o quattro compagni dell’Inter che avevano anche loro dei problemi fisici e pensavano più al Mondiale che al club. Io invece sono diverso. Sono una persona fedele a chi mi apre le porte, a chi mi tratta in maniera incredibile. Sono responsabile nei confronti del mio lavoro, perché lo sento dentro di me. In quel momento sentivo che non potevo abbandonare la nave, lasciare il club. E quindi ho continuato a giocare”.
di Redazione
16/10/2026 - 12:58
Lautaro Martinez, attaccante dell'Inter, ha concesso un’intervista ai canali ufficiali dell’Argentina: “Da piccolo giocavo difensore. Ho cominciato come mio padre, giocavo da libero. Poi, quando abbiamo iniziato a disputare partite vere, con i punti in palio, un allenatore mi ha spostato sulla fascia perché facevo la differenza in quella posizione. Quando sono arrivato al Racing ho cominciato a giocare più centralmente, da numero nove. Mi piaceva, come mi piace ancora oggi, abbassarmi per partecipare al gioco, ricevere il pallone e dialogare con i compagni. All’epoca non ti rendevi conto di tutti gli sforzi che stavano facendo i tuoi genitori. Io dicevo: ‘Papà, invece degli scarpini neri voglio quelli azzurri, quelli lucidi. Voglio questo, voglio quell’altro’. E loro cercavano di accontentarci. Non sempre ci riuscivano, ma facevano di tutto. Compravano gli scarpini a rate, oppure con soldi prestati dagli amici. Prima del Mondiale 2022 c’erano tre o quattro compagni dell’Inter che avevano anche loro dei problemi fisici e pensavano più al Mondiale che al club. Io invece sono diverso. Sono una persona fedele a chi mi apre le porte, a chi mi tratta in maniera incredibile. Sono responsabile nei confronti del mio lavoro, perché lo sento dentro di me. In quel momento sentivo che non potevo abbandonare la nave, lasciare il club. E quindi ho continuato a giocare”.