Marcus Thuram, attaccante dell'Inter, ha rilasciato un'intervista alla CBS: "Le persone sono ossessionate dai numeri, spesso nemmeno guardano le partite e assegnano il man of the match a chi ha segnato. Questa è la nostra generazione e dobbiamo accettarlo. Le statistiche contano perché il mio lavoro è fare gol, ma il calcio non è solo questo, ci sono gli assist, le giocate e la costruzione delle azioni. Per questo prendo le distanze da ciò che si legge sui social, per evitare che mi condizioni. Vincere due scudetti in tre anni sarebbe qualcosa di enorme. Non sarà semplice, perché le avversarie sono forti, ma dobbiamo continuare a lavorare e imparare dagli errori, così possiamo riuscirci. Sono più maturo nel modo di giocare, le emozioni incidono meno sulle mie prestazioni. Le grandi partite di Champions mi hanno fatto crescere, mi sento un giocatore più intelligente e che sa muoversi nel modo giusto per aiutare la squadra. La società ha visto in me un giocatore creativo, capace di giocare accanto a Lautaro e aiutare la squadra a vincere. Era il momento giusto per un club del genere e per giocare a San Siro, ogni volta è un sogno. Ogni notte lì può diventare speciale e ho immagini fantastiche nella testa: la semifinale col Barcellona, i gol segnati al Milan. Mio fratello? Siamo simili, due grandi lavoratori che sanno cosa vogliono nella vita. Lui è molto competitivo e mi piace. In campo provavo a scherzare, lui no. Volevo dimostrare di essere il fratello maggiore, ma non è andata benissimo: ha segnato e di solito non segna mai. Ci sentiamo ogni giorno, il mio sogno è che entrambi possiamo esprimere il nostro massimo potenziale e crescere come uomini. A fine carriera devi essere più di un calciatore. Mio padre? Ho capito davvero chi fosse quando andò al Barcellona. Vedevo giocatori come Ronaldinho e Henry ed erano suoi compagni. Mi ha insegnato tanto, soprattutto a farmi domande. Essere curiosi, critici, persone prima che atleti".
di Redazione
05/02/2026 - 22:29
Marcus Thuram, attaccante dell'Inter, ha rilasciato un'intervista alla CBS: "Le persone sono ossessionate dai numeri, spesso nemmeno guardano le partite e assegnano il man of the match a chi ha segnato. Questa è la nostra generazione e dobbiamo accettarlo. Le statistiche contano perché il mio lavoro è fare gol, ma il calcio non è solo questo, ci sono gli assist, le giocate e la costruzione delle azioni. Per questo prendo le distanze da ciò che si legge sui social, per evitare che mi condizioni. Vincere due scudetti in tre anni sarebbe qualcosa di enorme. Non sarà semplice, perché le avversarie sono forti, ma dobbiamo continuare a lavorare e imparare dagli errori, così possiamo riuscirci. Sono più maturo nel modo di giocare, le emozioni incidono meno sulle mie prestazioni. Le grandi partite di Champions mi hanno fatto crescere, mi sento un giocatore più intelligente e che sa muoversi nel modo giusto per aiutare la squadra. La società ha visto in me un giocatore creativo, capace di giocare accanto a Lautaro e aiutare la squadra a vincere. Era il momento giusto per un club del genere e per giocare a San Siro, ogni volta è un sogno. Ogni notte lì può diventare speciale e ho immagini fantastiche nella testa: la semifinale col Barcellona, i gol segnati al Milan. Mio fratello? Siamo simili, due grandi lavoratori che sanno cosa vogliono nella vita. Lui è molto competitivo e mi piace. In campo provavo a scherzare, lui no. Volevo dimostrare di essere il fratello maggiore, ma non è andata benissimo: ha segnato e di solito non segna mai. Ci sentiamo ogni giorno, il mio sogno è che entrambi possiamo esprimere il nostro massimo potenziale e crescere come uomini. A fine carriera devi essere più di un calciatore. Mio padre? Ho capito davvero chi fosse quando andò al Barcellona. Vedevo giocatori come Ronaldinho e Henry ed erano suoi compagni. Mi ha insegnato tanto, soprattutto a farmi domande. Essere curiosi, critici, persone prima che atleti".