Calcio
ITALIA - Ranieri: “Questo lavoro mi rende felice, Nazionale? Non è tutto da rifare, ma da migliorare"
05.11.2026 13:16 di Napoli Magazine
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A cento giorni dalla presentazione della nuova squadra federale, Claudio Ranieri ha fatto il punto sul lavoro svolto alla guida del Club Italia, illustrando le idee e gli obiettivi per il futuro del calcio italiano. Nell'intervista rilasciata a Sky Sport con Luca Marchetti, il dirigente ha individuato due priorità: migliorare la formazione dei bambini tra i cinque e i tredici anni e intervenire sul percorso dei ragazzi che, dopo la Primavera, faticano a trovare spazio nel calcio professionistico.

"È un incarico che mi impegna molto, sotto tanti punti di vista. Mi riempie le giornate, ma è un lavoro che mi rende felice", ha raccontato Ranieri, che ha spiegato di aver individuato fin dall'inizio due aspetti sui quali concentrare il proprio lavoro: "Il primo riguarda il calcio di base, soprattutto i bambini dai cinque ai tredici anni. Il secondo è il passaggio dalla Primavera al professionismo: tanti ragazzi tra i 18 e i 21 anni non riescono a trovare spazio nelle categorie professionistiche".

L'altro grande tema riguarda i ragazzi che, terminato il percorso in Primavera, non riescono a trovare una collocazione nel calcio professionistico. Ranieri vorrebbe introdurre misure capaci di incentivare le società a puntare maggiormente sui giovani italiani: "È un tema sul quale dobbiamo ancora confrontarci e sviluppare le nostre idee. Credo che in Primavera ci siano ragazzi che ormai hanno un'età importante e che faticano a trovare una collocazione. In Serie C esiste già un sistema di minutaggio che premia economicamente le società che fanno giocare i giovani. Mi piacerebbe provare a introdurre qualcosa di simile anche in Serie B".

Da qui anche una riflessione sul sostegno economico ai club che scelgono di investire sui talenti italiani: "Abbiamo favorito l'arrivo degli stranieri con il Decreto Crescita: perché non pensare a un sostegno anche per i giovani italiani, così da permettere ai club di B e C di farli giocare e aiutarli a crescere? Naturalmente, per riuscirci, serve la collaborazione delle istituzioni e del Governo".

Il lavoro sulle due direttrici è già cominciato attraverso il confronto con le diverse componenti del movimento calcistico. "Abbiamo organizzato diversi incontri con tutte le componenti: Club Italia, Settore Tecnico, Lega Nazionale Dilettanti e Settore Giovanile e Scolastico. Stiamo portando avanti un progetto pilota che partirà l'11 gennaio e proseguirà fino a giugno. Al termine valuteremo insieme cosa funziona e cosa può essere migliorato, in modo da arrivare preparati alla nuova stagione". Non si tratterà, nelle intenzioni del presidente del Club Italia, di un'iniziativa destinata a esaurirsi con la prima fase: "L'obiettivo è che abbia una prospettiva più ampia. Attraverso questo lavoro potremo arrivare a parlare tutti la stessa lingua".

Ranieri ha inoltre chiarito di non voler ripartire necessariamente da progetti elaborati in passato: "Devo essere sincero: non ho letto il piano di Maldini e Leonardo. Quando entri in un ambiente come questo, vuoi prima di tutto costruire una tua visione e un tuo modo di lavorare. Non sono comunque solo in questo percorso: mi avvalgo di persone molto importanti, senza le quali non sarei riuscito a fare nulla. Penso a Zola, Viscidi e Milani, che stanno portando avanti un lavoro davvero significativo per il Club Italia". Sul fronte delle prossime elezioni federali, il dirigente ha spiegato di aver avuto un confronto soltanto con Giovanni Malagò: "Sono un uomo di campo e preferisco non occuparmi di altre questioni. Credo che il progetto sia valido e possa partire. Maldini aveva parlato di un percorso da otto-dieci anni: sono d'accordo, ci vuole tempo".

Tra i modelli dai quali prendere spunto c'è anche l'esperienza francese di Clairefontaine, conosciuta da Ranieri attraverso il suo collaboratore Christian Damiano: "Ho avuto come collaboratore Christian Damiano, che ha lavorato con Gérard Houllier nel progetto di Clairefontaine. Lì c'era una figura incaricata di formare gli allenatori e trasmettere loro le indicazioni da seguire. Poi andava direttamente nei diversi centri per verificare che il lavoro venisse svolto nel modo previsto. È un modello dal quale possiamo sicuramente prendere qualcosa". L'ex Roma ha però escluso l'idea di imporre un modello personale: "Non voglio sentire parlare di metodo Ranieri. Siamo italiani e dobbiamo tornare a valorizzare le cose che sappiamo fare bene".

Anche perché, secondo il presidente del Club Italia, il talento nel nostro Paese non manca: "Io credo proprio di sì, ma deve essere sviluppato. Al centro deve esserci il bambino, al quale dobbiamo dare tutti gli strumenti per esprimere le proprie qualità. Soltanto crescendo si potrà passare gradualmente alla tattica di reparto e poi a quella di squadra. Le nostre Nazionali giovanili sono ben condotte, ma dobbiamo recuperare la capacità di fare i maestri di calcio". Un progetto che richiederà anche risorse economiche e la disponibilità di tutte le componenti a collaborare: "Dobbiamo sederci tutti intorno a un tavolo e trovare un modo per aiutare i bambini. Non possiamo pensare che ogni volta che la Nazionale non ottiene un risultato tutto debba essere rifatto da capo. Non è tutto da rifare, è tutto da migliorare. La cosa più bella per me sarebbe riuscire a vedere sul campo la realizzazione di ciò di cui sto parlando".

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ITALIA - Ranieri: “Questo lavoro mi rende felice, Nazionale? Non è tutto da rifare, ma da migliorare"

di Redazione

05/11/2026 - 13:16

A cento giorni dalla presentazione della nuova squadra federale, Claudio Ranieri ha fatto il punto sul lavoro svolto alla guida del Club Italia, illustrando le idee e gli obiettivi per il futuro del calcio italiano. Nell'intervista rilasciata a Sky Sport con Luca Marchetti, il dirigente ha individuato due priorità: migliorare la formazione dei bambini tra i cinque e i tredici anni e intervenire sul percorso dei ragazzi che, dopo la Primavera, faticano a trovare spazio nel calcio professionistico.

"È un incarico che mi impegna molto, sotto tanti punti di vista. Mi riempie le giornate, ma è un lavoro che mi rende felice", ha raccontato Ranieri, che ha spiegato di aver individuato fin dall'inizio due aspetti sui quali concentrare il proprio lavoro: "Il primo riguarda il calcio di base, soprattutto i bambini dai cinque ai tredici anni. Il secondo è il passaggio dalla Primavera al professionismo: tanti ragazzi tra i 18 e i 21 anni non riescono a trovare spazio nelle categorie professionistiche".

L'altro grande tema riguarda i ragazzi che, terminato il percorso in Primavera, non riescono a trovare una collocazione nel calcio professionistico. Ranieri vorrebbe introdurre misure capaci di incentivare le società a puntare maggiormente sui giovani italiani: "È un tema sul quale dobbiamo ancora confrontarci e sviluppare le nostre idee. Credo che in Primavera ci siano ragazzi che ormai hanno un'età importante e che faticano a trovare una collocazione. In Serie C esiste già un sistema di minutaggio che premia economicamente le società che fanno giocare i giovani. Mi piacerebbe provare a introdurre qualcosa di simile anche in Serie B".

Da qui anche una riflessione sul sostegno economico ai club che scelgono di investire sui talenti italiani: "Abbiamo favorito l'arrivo degli stranieri con il Decreto Crescita: perché non pensare a un sostegno anche per i giovani italiani, così da permettere ai club di B e C di farli giocare e aiutarli a crescere? Naturalmente, per riuscirci, serve la collaborazione delle istituzioni e del Governo".

Il lavoro sulle due direttrici è già cominciato attraverso il confronto con le diverse componenti del movimento calcistico. "Abbiamo organizzato diversi incontri con tutte le componenti: Club Italia, Settore Tecnico, Lega Nazionale Dilettanti e Settore Giovanile e Scolastico. Stiamo portando avanti un progetto pilota che partirà l'11 gennaio e proseguirà fino a giugno. Al termine valuteremo insieme cosa funziona e cosa può essere migliorato, in modo da arrivare preparati alla nuova stagione". Non si tratterà, nelle intenzioni del presidente del Club Italia, di un'iniziativa destinata a esaurirsi con la prima fase: "L'obiettivo è che abbia una prospettiva più ampia. Attraverso questo lavoro potremo arrivare a parlare tutti la stessa lingua".

Ranieri ha inoltre chiarito di non voler ripartire necessariamente da progetti elaborati in passato: "Devo essere sincero: non ho letto il piano di Maldini e Leonardo. Quando entri in un ambiente come questo, vuoi prima di tutto costruire una tua visione e un tuo modo di lavorare. Non sono comunque solo in questo percorso: mi avvalgo di persone molto importanti, senza le quali non sarei riuscito a fare nulla. Penso a Zola, Viscidi e Milani, che stanno portando avanti un lavoro davvero significativo per il Club Italia". Sul fronte delle prossime elezioni federali, il dirigente ha spiegato di aver avuto un confronto soltanto con Giovanni Malagò: "Sono un uomo di campo e preferisco non occuparmi di altre questioni. Credo che il progetto sia valido e possa partire. Maldini aveva parlato di un percorso da otto-dieci anni: sono d'accordo, ci vuole tempo".

Tra i modelli dai quali prendere spunto c'è anche l'esperienza francese di Clairefontaine, conosciuta da Ranieri attraverso il suo collaboratore Christian Damiano: "Ho avuto come collaboratore Christian Damiano, che ha lavorato con Gérard Houllier nel progetto di Clairefontaine. Lì c'era una figura incaricata di formare gli allenatori e trasmettere loro le indicazioni da seguire. Poi andava direttamente nei diversi centri per verificare che il lavoro venisse svolto nel modo previsto. È un modello dal quale possiamo sicuramente prendere qualcosa". L'ex Roma ha però escluso l'idea di imporre un modello personale: "Non voglio sentire parlare di metodo Ranieri. Siamo italiani e dobbiamo tornare a valorizzare le cose che sappiamo fare bene".

Anche perché, secondo il presidente del Club Italia, il talento nel nostro Paese non manca: "Io credo proprio di sì, ma deve essere sviluppato. Al centro deve esserci il bambino, al quale dobbiamo dare tutti gli strumenti per esprimere le proprie qualità. Soltanto crescendo si potrà passare gradualmente alla tattica di reparto e poi a quella di squadra. Le nostre Nazionali giovanili sono ben condotte, ma dobbiamo recuperare la capacità di fare i maestri di calcio". Un progetto che richiederà anche risorse economiche e la disponibilità di tutte le componenti a collaborare: "Dobbiamo sederci tutti intorno a un tavolo e trovare un modo per aiutare i bambini. Non possiamo pensare che ogni volta che la Nazionale non ottiene un risultato tutto debba essere rifatto da capo. Non è tutto da rifare, è tutto da migliorare. La cosa più bella per me sarebbe riuscire a vedere sul campo la realizzazione di ciò di cui sto parlando".