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L'ANALISI - Alvino: "Nazionale? Per De Laurentiis quella di Conte sarebbe una scelta poco felice"
14.04.2026 16:42 di Napoli Magazine
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Carlo Alvino, giornalista di Radio CRC, è intervenuto in diretta a ‘Calcio Napoli 24 Live’ su CalcioNapoli24 TV: “Conte Nazionale? Io devo essere sincero la leggo così: è un modo per dire che non ci sono le condizioni per anticipare un eventuale divorzio e che si va avanti insieme per il terzo anno. A me è parso di leggere questo tra le righe: per De Laurentiis quella di Conte sarebbe una scelta poco felice, ove mai dovesse decidere di lasciare il Napoli anzitempo per la Nazionale. Come sempre, il presidente ama essere chiaro, poi io faccio sempre un distinguo tra il rapporto professionale e quello amichevole che hanno i due. De Laurentiis non perde mai occasione per ricordare che c’è un rapporto nato diversi anni fa, quasi per caso, alle Maldive, che si è consolidato nel corso degli anni, che da amichevole è diventato professionale. La famiglia Conte e quella De Laurentiis sono in amicizia, ed è evidente. Quindi, non sembrano essere arrivati segnali di una direzione opposta rispetto a quella della volontà comune di tenere fede all’impegno del terzo anno, almeno ad oggi. È un modo per gettare la pallina nel campo di Conte? De Laurentiis in questo è maestro, non lo metti mai spalle al muro, è uno che per esperienza, carisma, personalità, storia personale sa sempre come uscirsene dalle situazioni più difficili. Il dritto di De Laurentiis è stato perfetto, gliel’ha messa sul lato meno forte di Antonio Conte, che potrebbe essere il rovescio: la pallina De Laurentiis l’ha decisamente lanciata nel campo di Conte, ma senza cattiveria, da bravo tennista. Competizioni europee e serie A 16 squadre? Il discorso è che a noi che siamo nati con un calcio dove la provincia ha sempre trovato spazio e questo non fa piacere. Parlo soprattutto per quelli della mia generazione, facciamo fatica a credere in una rivoluzione. Coltivare sempre la speranza che Davide possa battere Golia, ti fa innamorare del calcio, come il Porto che vince la Champions. De Laurentiis non fa il romantico, fa l’imprenditore. Ha detto cose che magari nell’aprile 2046 potranno avere uno sbocco positivo, lui è vent’anni avanti a tutti. Quelle che oggi possono sembrare cazzate sparate, magari tra vent’anni, non dico tutte, ma la stragrande maggioranza troverà piena effettività nel calcio del futuro. Io so che il calcio per tornare ad essere un prodotto appetibile, deve svecchiarsi. Sulla rivoluzione del fuorigioco io sono d’accordo, questi fuorigioco di mezza unghia, mezzo tacchetto del piede, sono un obbrobrio. Anche sul tempo effettivo sono d’accordo. Siamo più su un campo economico finanziario legato al calcio, che allo sport vero e proprio. De Laurentiis ha il coraggio di parlare: è stato il primo a indicare Malagò, il giorno dopo la disfatta in Bosnia. Quando dice qualcosa, fa discutere sempre. Replica ad agenti, è l’unico dei presidenti di serie A che pensa delle cose e ha il coraggio di dirle. Anche perché le presidenze della Serie A sono abbastanza anomale, basti pensare a qualche dirigente che fino a qualche anno fa era un bravissimo direttore sportivo ora si trova a fare il presidente dell’Inter. Per me il ruolo del presidente è altro, ci sono i fondi, tante proprietà non italiane, uno delle poche proprietà italiane è De Laurentiis, che cerca di salvaguardare il bene comune del calcio italiano”.

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L'ANALISI - Alvino: "Nazionale? Per De Laurentiis quella di Conte sarebbe una scelta poco felice"

di Redazione

14/04/2026 - 16:42

Carlo Alvino, giornalista di Radio CRC, è intervenuto in diretta a ‘Calcio Napoli 24 Live’ su CalcioNapoli24 TV: “Conte Nazionale? Io devo essere sincero la leggo così: è un modo per dire che non ci sono le condizioni per anticipare un eventuale divorzio e che si va avanti insieme per il terzo anno. A me è parso di leggere questo tra le righe: per De Laurentiis quella di Conte sarebbe una scelta poco felice, ove mai dovesse decidere di lasciare il Napoli anzitempo per la Nazionale. Come sempre, il presidente ama essere chiaro, poi io faccio sempre un distinguo tra il rapporto professionale e quello amichevole che hanno i due. De Laurentiis non perde mai occasione per ricordare che c’è un rapporto nato diversi anni fa, quasi per caso, alle Maldive, che si è consolidato nel corso degli anni, che da amichevole è diventato professionale. La famiglia Conte e quella De Laurentiis sono in amicizia, ed è evidente. Quindi, non sembrano essere arrivati segnali di una direzione opposta rispetto a quella della volontà comune di tenere fede all’impegno del terzo anno, almeno ad oggi. È un modo per gettare la pallina nel campo di Conte? De Laurentiis in questo è maestro, non lo metti mai spalle al muro, è uno che per esperienza, carisma, personalità, storia personale sa sempre come uscirsene dalle situazioni più difficili. Il dritto di De Laurentiis è stato perfetto, gliel’ha messa sul lato meno forte di Antonio Conte, che potrebbe essere il rovescio: la pallina De Laurentiis l’ha decisamente lanciata nel campo di Conte, ma senza cattiveria, da bravo tennista. Competizioni europee e serie A 16 squadre? Il discorso è che a noi che siamo nati con un calcio dove la provincia ha sempre trovato spazio e questo non fa piacere. Parlo soprattutto per quelli della mia generazione, facciamo fatica a credere in una rivoluzione. Coltivare sempre la speranza che Davide possa battere Golia, ti fa innamorare del calcio, come il Porto che vince la Champions. De Laurentiis non fa il romantico, fa l’imprenditore. Ha detto cose che magari nell’aprile 2046 potranno avere uno sbocco positivo, lui è vent’anni avanti a tutti. Quelle che oggi possono sembrare cazzate sparate, magari tra vent’anni, non dico tutte, ma la stragrande maggioranza troverà piena effettività nel calcio del futuro. Io so che il calcio per tornare ad essere un prodotto appetibile, deve svecchiarsi. Sulla rivoluzione del fuorigioco io sono d’accordo, questi fuorigioco di mezza unghia, mezzo tacchetto del piede, sono un obbrobrio. Anche sul tempo effettivo sono d’accordo. Siamo più su un campo economico finanziario legato al calcio, che allo sport vero e proprio. De Laurentiis ha il coraggio di parlare: è stato il primo a indicare Malagò, il giorno dopo la disfatta in Bosnia. Quando dice qualcosa, fa discutere sempre. Replica ad agenti, è l’unico dei presidenti di serie A che pensa delle cose e ha il coraggio di dirle. Anche perché le presidenze della Serie A sono abbastanza anomale, basti pensare a qualche dirigente che fino a qualche anno fa era un bravissimo direttore sportivo ora si trova a fare il presidente dell’Inter. Per me il ruolo del presidente è altro, ci sono i fondi, tante proprietà non italiane, uno delle poche proprietà italiane è De Laurentiis, che cerca di salvaguardare il bene comune del calcio italiano”.