Calcio
L'EX INTER - Moratti: "Totti? Ci provai, ma Sensi mi disse che non se ne parlava”
18.09.2026 12:02 di Napoli Magazine
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Massimo Moratti torna a parlare di Inter alla vigilia della sfida dell’Olimpico contro la Roma. L’ex presidente nerazzurro, protagonista dell’era del Triplete, si racconta a la Repubblica tra ricordi del passato e considerazioni sul presente, con un occhio alla partita di sabato tra le due squadre in testa alla classifica. “È destino che la Roma sia competitiva quando lo siamo anche noi. Ormai è un classico, come Inter-Juventus e Inter-Milan”, racconta Moratti, che sulla stagione nerazzurra aggiunge: “Nell’arco del campionato, invece, dico Inter. Chivu è capace, ha buon senso, sa tenere la squadra”.

L’ex presidente ha parlato anche del rapporto con Cristian Chivu, che aveva portato all’Inter proprio dalla Roma, e del suo legame con alcuni protagonisti della storia dei due club. Dal tentativo di acquistare Francesco Totti al ricordo di Batistuta, passando per Mourinho, Lautaro, Milito e San Siro: un viaggio nella sua esperienza nerazzurra, senza dimenticare il presente e le ambizioni della squadra.

Moratti si aspetta una partita bella all’Olimpico, anche perché “Siamo all’inizio, le squadre non hanno troppa paura di perdere punti”. Una sfida che può essere utile anche in vista della Champions, “dove non ci si possono permettere stupidaggini”. Il pensiero va anche alla sconfitta dell’Inter a Madrid: “C’è da arrabbiarsi: sono stati quasi due autogol, prima la palla persa da Jones, poi l’errore del povero Martinez. È un peccato, perché la partita era stata preparata bene”. Moratti elogia poi Mourinho, definendolo “un maestro nell’impostare la partita sull’avversario”, e ricorda anche il legame con Chivu: “Aveva un carattere forte, lo dimostrò nel momento dell’incidente alla testa che quasi lo uccise. Andai a trovarlo in ospedale. Diceva che sarebbe tornato presto, senza lamentarsi. Un uomo coraggioso”. Sul rapporto con Gasperini, invece, nessun rancore: “Ci siamo incontrati, stretti la mano, abbracciati. Non ho rancore. Lui forse sì, e sarebbe giustificato”. E sulla Roma di oggi individua in Malen uno dei giocatori che più lo hanno colpito: “Si muove bene, vede la porta, dialoga con Dybala”.

Tra i ricordi più cari c’è naturalmente la finale di Coppa Italia del 2010: “La più bella ovviamente è la finale di Coppa Italia 2010. Durissima”. Moratti torna anche a un Roma-Inter vissuto da ragazzo: “Avevo quattordici anni, ero a Roma con mio padre. Sognai la partita, prima che si giocasse, e andò esattamente come l’avevo immaginata immaginata”. Parlando di Lautaro e Milito, non ha dubbi: “Milito è insuperabile. Se fossero stati contemporanei, i due argentini sarebbero stati una coppia formidabile”. E tra i giocatori dell’Inter attuale che avrebbe voluto nel Triplete indica Barella e Dimarco: “Si sarebbero giocati il posto nella squadra del triplete”.

Il retroscena più curioso riguarda Francesco Totti, che Moratti avrebbe voluto portare all’Inter: “Ci provai. Dissi a Sensi che non avrei fatto storie sul prezzo. Mi rispose che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante”. Dalla Roma arrivò invece Batistuta: “Fece due gol soltanto ma lo rifarei”. Moratti ricorda anche un calcio molto diverso da quello attuale, quello dei grandi proprietari italiani: “Ci si facevano dispetti, nessuno voleva fare la figura del fesso, qualcuno era più di parola di altri. Però era divertente, quello che dicevamo pesava”. Oggi, secondo l’ex presidente, il panorama è cambiato: “Oggi i presidenti non sono proprietari. E se lo sono pensano a vendere i club”. Quanto alla possibilità di ricomprare l’Inter, la risposta è netta: “Non mi sarebbe sembrato giusto. Ho fatto la mia vita con l’Inter ed è stata bellissima”. E su Marotta: “E' un grande professionista, e da interisti non possiamo che esserne contenti”.

Nel weekend si celebra il centenario di San Siro, uno stadio che per Moratti conserva un valore particolare: “Fra i ricordi, scelgo il primo derby vinto da presidente, con gol di Berti nel finale”. E sul rapporto tra lo stadio e la città aggiunge: “San Siro ha un significato per la città. Una certa riconoscenza, anche se parliamo di un immobile, bisogna averla”. Moratti comprende anche chi si oppone all’ipotesi di abbattimento: “Emotivamente capisco chi è contrario all’abbattimento”. 

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L'EX INTER - Moratti: "Totti? Ci provai, ma Sensi mi disse che non se ne parlava”

di Redazione

18/09/2026 - 12:02

Massimo Moratti torna a parlare di Inter alla vigilia della sfida dell’Olimpico contro la Roma. L’ex presidente nerazzurro, protagonista dell’era del Triplete, si racconta a la Repubblica tra ricordi del passato e considerazioni sul presente, con un occhio alla partita di sabato tra le due squadre in testa alla classifica. “È destino che la Roma sia competitiva quando lo siamo anche noi. Ormai è un classico, come Inter-Juventus e Inter-Milan”, racconta Moratti, che sulla stagione nerazzurra aggiunge: “Nell’arco del campionato, invece, dico Inter. Chivu è capace, ha buon senso, sa tenere la squadra”.

L’ex presidente ha parlato anche del rapporto con Cristian Chivu, che aveva portato all’Inter proprio dalla Roma, e del suo legame con alcuni protagonisti della storia dei due club. Dal tentativo di acquistare Francesco Totti al ricordo di Batistuta, passando per Mourinho, Lautaro, Milito e San Siro: un viaggio nella sua esperienza nerazzurra, senza dimenticare il presente e le ambizioni della squadra.

Moratti si aspetta una partita bella all’Olimpico, anche perché “Siamo all’inizio, le squadre non hanno troppa paura di perdere punti”. Una sfida che può essere utile anche in vista della Champions, “dove non ci si possono permettere stupidaggini”. Il pensiero va anche alla sconfitta dell’Inter a Madrid: “C’è da arrabbiarsi: sono stati quasi due autogol, prima la palla persa da Jones, poi l’errore del povero Martinez. È un peccato, perché la partita era stata preparata bene”. Moratti elogia poi Mourinho, definendolo “un maestro nell’impostare la partita sull’avversario”, e ricorda anche il legame con Chivu: “Aveva un carattere forte, lo dimostrò nel momento dell’incidente alla testa che quasi lo uccise. Andai a trovarlo in ospedale. Diceva che sarebbe tornato presto, senza lamentarsi. Un uomo coraggioso”. Sul rapporto con Gasperini, invece, nessun rancore: “Ci siamo incontrati, stretti la mano, abbracciati. Non ho rancore. Lui forse sì, e sarebbe giustificato”. E sulla Roma di oggi individua in Malen uno dei giocatori che più lo hanno colpito: “Si muove bene, vede la porta, dialoga con Dybala”.

Tra i ricordi più cari c’è naturalmente la finale di Coppa Italia del 2010: “La più bella ovviamente è la finale di Coppa Italia 2010. Durissima”. Moratti torna anche a un Roma-Inter vissuto da ragazzo: “Avevo quattordici anni, ero a Roma con mio padre. Sognai la partita, prima che si giocasse, e andò esattamente come l’avevo immaginata immaginata”. Parlando di Lautaro e Milito, non ha dubbi: “Milito è insuperabile. Se fossero stati contemporanei, i due argentini sarebbero stati una coppia formidabile”. E tra i giocatori dell’Inter attuale che avrebbe voluto nel Triplete indica Barella e Dimarco: “Si sarebbero giocati il posto nella squadra del triplete”.

Il retroscena più curioso riguarda Francesco Totti, che Moratti avrebbe voluto portare all’Inter: “Ci provai. Dissi a Sensi che non avrei fatto storie sul prezzo. Mi rispose che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante”. Dalla Roma arrivò invece Batistuta: “Fece due gol soltanto ma lo rifarei”. Moratti ricorda anche un calcio molto diverso da quello attuale, quello dei grandi proprietari italiani: “Ci si facevano dispetti, nessuno voleva fare la figura del fesso, qualcuno era più di parola di altri. Però era divertente, quello che dicevamo pesava”. Oggi, secondo l’ex presidente, il panorama è cambiato: “Oggi i presidenti non sono proprietari. E se lo sono pensano a vendere i club”. Quanto alla possibilità di ricomprare l’Inter, la risposta è netta: “Non mi sarebbe sembrato giusto. Ho fatto la mia vita con l’Inter ed è stata bellissima”. E su Marotta: “E' un grande professionista, e da interisti non possiamo che esserne contenti”.

Nel weekend si celebra il centenario di San Siro, uno stadio che per Moratti conserva un valore particolare: “Fra i ricordi, scelgo il primo derby vinto da presidente, con gol di Berti nel finale”. E sul rapporto tra lo stadio e la città aggiunge: “San Siro ha un significato per la città. Una certa riconoscenza, anche se parliamo di un immobile, bisogna averla”. Moratti comprende anche chi si oppone all’ipotesi di abbattimento: “Emotivamente capisco chi è contrario all’abbattimento”.