Massimo Ambrosini è tornato a parlare del suo addio al Milan a distanza ormai di 13 anni, ricordando ciò che gli ha fatto male: "Più che per la scelta, mi ha dato noia il modo - racconta a MilanNews.it -. Avessi costruito la mia storia l'avrei finita al Milan, senza dubbio, però non ero pronto anche se mi avessero accompagnato all'uscita in un altro modo. Certo, l'avrei metabolizzato un po' più di tranquillità. Non aver avuto la possibilità di chiudere il cerchio, una sorta di saluto, ce l'ho ancora nel cuore, nella testa, quel buchino mancante. So che non lo riempirò. Dal punto di vista sportivo non puoi togliere a una società, a dei dirigenti, la possibilità di scegliere che tu non faccia più parte di un progetto tecnico. Nessuno deve avere la presunzione di quando giocare e per quanto tempo, salvo rarissimi casi, Paolo (Maldini) era uno di questi, ma la gestione non è stata fatta in modo corretto".
L'ex centrocampista prosegue: "Non c'è stata chiarezza. In quel momento lì ho avvertito non la responsabilità di parlare chiaramente. Si rimbalzava un po' la responsabilità di una scelta. Mi ha dato fastidio quello, perché se mi avessero convocato e ringraziato di tutto cosa puoi dirgli? Puoi avere le tue idee, ma te ne fai una 'ragione'. Se l'avessero gestita diversamente mi avrebbero permesso di salutare la gente".
di Redazione
05/07/2026 - 16:24
Massimo Ambrosini è tornato a parlare del suo addio al Milan a distanza ormai di 13 anni, ricordando ciò che gli ha fatto male: "Più che per la scelta, mi ha dato noia il modo - racconta a MilanNews.it -. Avessi costruito la mia storia l'avrei finita al Milan, senza dubbio, però non ero pronto anche se mi avessero accompagnato all'uscita in un altro modo. Certo, l'avrei metabolizzato un po' più di tranquillità. Non aver avuto la possibilità di chiudere il cerchio, una sorta di saluto, ce l'ho ancora nel cuore, nella testa, quel buchino mancante. So che non lo riempirò. Dal punto di vista sportivo non puoi togliere a una società, a dei dirigenti, la possibilità di scegliere che tu non faccia più parte di un progetto tecnico. Nessuno deve avere la presunzione di quando giocare e per quanto tempo, salvo rarissimi casi, Paolo (Maldini) era uno di questi, ma la gestione non è stata fatta in modo corretto".
L'ex centrocampista prosegue: "Non c'è stata chiarezza. In quel momento lì ho avvertito non la responsabilità di parlare chiaramente. Si rimbalzava un po' la responsabilità di una scelta. Mi ha dato fastidio quello, perché se mi avessero convocato e ringraziato di tutto cosa puoi dirgli? Puoi avere le tue idee, ma te ne fai una 'ragione'. Se l'avessero gestita diversamente mi avrebbero permesso di salutare la gente".