Carlo Alvino, nel corso del suo editoriale “Dillo ad Alvino”, in onda alle ore 12 su Teleclub Canale 77, ha affrontato il momento "no" del Napoli dopo le tre sconfitte consecutive tra campionato e Champions contrapponendo la solidità del progetto societario alle critiche degli ultimi giorni. Voglio aprire con un titolo: “I fatti contro il rumore”», ha esordito Alvino, contestando quella che considera una narrazione pronta a trasformare ogni momento di difficoltà degli azzurri in un’occasione per formulare giudizi definitivi.
Secondo il commentatore, basta infatti una serie di risultati negativi o un avvio poco continuo per alimentare nuovamente un clima di forte critica intorno al Napoli, mentre le valutazioni sulla stabilità di un club dovrebbero partire da elementi ben più concreti rispetto alle reazioni immediate sui social.
«Basta un ciclo di risultati storti o un avvio altalenante per attivare la solita, prevedibile contraerea di critiche, una narrazione tossica che sembra quasi aspettare il passo falso del Napoli per emettere sentenze già definite».
Alvino ha quindi spostato l’attenzione sulla gestione societaria, sostenendo che la solidità di un progetto non possa essere giudicata sulla base dell’ultimo commento apparso sui social, ma debba essere valutata attraverso la struttura e la continuità.
«La stabilità di un club non si misura sulla pancia dell’ultimo tweet o dell’ultima considerazione fatta sui social. I fatti ci dicono che la Società Sportiva Calcio Napoli è un modello di gestione virtuoso».
In questo quadro rientra anche la scelta compiuta dal club di affidare la panchina a Massimiliano Allegri.
«Quest’anno la scelta del club è ricaduta su un top manager, perché Massimiliano Allegri è un top manager. Può piacere o non piacere, ma è un tecnico di caratura internazionale, la cui bravura e la cui esperienza sono indiscutibili. Che non piaccia è un altro discorso».
Anche le critiche rivolte alla proposta di gioco del tecnico, spesso definita superata, non modificano il ragionamento di Alvino. L’allenatore, a suo giudizio, deve poter disporre del tempo necessario per costruire un’identità e trovare gli equilibri migliori all’interno di un gruppo che presenta ancora alcune criticità.
«Il calcio che propone Allegri è un calcio che qualcuno definisce vecchio, ma lasciamo perdere queste considerazioni. La bacchetta magica non esiste, nessuno ne è in possesso. Allegri sta lavorando: diamogli tempo».
Alvino non ha nascosto, allo stesso tempo, i limiti strutturali dell’attuale organico. Ha evidenziato l’età media elevata, soprattutto per alcuni elementi chiave, e una composizione della rosa che ritiene ancora incompleta in determinati settori strategici.
«Sta lavorando per dare un’identità a una rosa che è sicuramente anziana, la seconda più anziana della Serie A, soprattutto in alcuni elementi chiave. Una rosa, se vogliamo, anche incompleta in alcuni reparti strategici».
Da qui l’invito conclusivo a calibrare aspettative e giudizi sul momento effettivamente attraversato dal Napoli, evitando di pretendere risultati e automatismi immediati da una squadra che necessita ancora di trovare la propria configurazione definitiva.
«Pretendere tutto e subito da un gruppo strutturalmente ancora da registrare significa, per quanto mi riguarda, ignorare la realtà dei fatti».
di Redazione
11/09/2026 - 13:23
Carlo Alvino, nel corso del suo editoriale “Dillo ad Alvino”, in onda alle ore 12 su Teleclub Canale 77, ha affrontato il momento "no" del Napoli dopo le tre sconfitte consecutive tra campionato e Champions contrapponendo la solidità del progetto societario alle critiche degli ultimi giorni. Voglio aprire con un titolo: “I fatti contro il rumore”», ha esordito Alvino, contestando quella che considera una narrazione pronta a trasformare ogni momento di difficoltà degli azzurri in un’occasione per formulare giudizi definitivi.
Secondo il commentatore, basta infatti una serie di risultati negativi o un avvio poco continuo per alimentare nuovamente un clima di forte critica intorno al Napoli, mentre le valutazioni sulla stabilità di un club dovrebbero partire da elementi ben più concreti rispetto alle reazioni immediate sui social.
«Basta un ciclo di risultati storti o un avvio altalenante per attivare la solita, prevedibile contraerea di critiche, una narrazione tossica che sembra quasi aspettare il passo falso del Napoli per emettere sentenze già definite».
Alvino ha quindi spostato l’attenzione sulla gestione societaria, sostenendo che la solidità di un progetto non possa essere giudicata sulla base dell’ultimo commento apparso sui social, ma debba essere valutata attraverso la struttura e la continuità.
«La stabilità di un club non si misura sulla pancia dell’ultimo tweet o dell’ultima considerazione fatta sui social. I fatti ci dicono che la Società Sportiva Calcio Napoli è un modello di gestione virtuoso».
In questo quadro rientra anche la scelta compiuta dal club di affidare la panchina a Massimiliano Allegri.
«Quest’anno la scelta del club è ricaduta su un top manager, perché Massimiliano Allegri è un top manager. Può piacere o non piacere, ma è un tecnico di caratura internazionale, la cui bravura e la cui esperienza sono indiscutibili. Che non piaccia è un altro discorso».
Anche le critiche rivolte alla proposta di gioco del tecnico, spesso definita superata, non modificano il ragionamento di Alvino. L’allenatore, a suo giudizio, deve poter disporre del tempo necessario per costruire un’identità e trovare gli equilibri migliori all’interno di un gruppo che presenta ancora alcune criticità.
«Il calcio che propone Allegri è un calcio che qualcuno definisce vecchio, ma lasciamo perdere queste considerazioni. La bacchetta magica non esiste, nessuno ne è in possesso. Allegri sta lavorando: diamogli tempo».
Alvino non ha nascosto, allo stesso tempo, i limiti strutturali dell’attuale organico. Ha evidenziato l’età media elevata, soprattutto per alcuni elementi chiave, e una composizione della rosa che ritiene ancora incompleta in determinati settori strategici.
«Sta lavorando per dare un’identità a una rosa che è sicuramente anziana, la seconda più anziana della Serie A, soprattutto in alcuni elementi chiave. Una rosa, se vogliamo, anche incompleta in alcuni reparti strategici».
Da qui l’invito conclusivo a calibrare aspettative e giudizi sul momento effettivamente attraversato dal Napoli, evitando di pretendere risultati e automatismi immediati da una squadra che necessita ancora di trovare la propria configurazione definitiva.
«Pretendere tutto e subito da un gruppo strutturalmente ancora da registrare significa, per quanto mi riguarda, ignorare la realtà dei fatti».