Calcio
L'OPINIONE - Piccari: "Napoli, serve un allenatore che conosca la Champions, bisogna migliorare il percorso europeo"
22.05.2026 18:03 di Napoli Magazine
aA
A "1 Football Club", programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Marco Piccari, giornalista direttore di TUTTOmercatoWEB Radio.
 
Il procuratore di Meret ha fatto capire che il portiere resterà al Napoli solo in caso di addio di Conte: come legge questa situazione? 

"La leggo come una situazione in cui, evidentemente, tra il portiere e l’allenatore non c’è mai stato un grande feeling. Considera anche che con l’arrivo di Vanja Milinkovic-Savic è arrivato un segnale anche nei confronti di Alex Meret. Io la interpreto così. Sul resto, sinceramente, non ho elementi certi per fare analisi più profonde, quindi mi attengo a quello che si è visto: una certa mancanza di feeling tra portiere e allenatore. Ho parlato spesso con Braglia, e ha sempre criticato Conte per le sue scelte sui portieri. Io ritengo Meret un buon portiere, uno che può stare tranquillamente nel Napoli, però non è mai stato particolarmente valorizzato. Evidentemente anche con Conte non ha trovato il feeling giusto. Se poi Conte dovesse andare via, tutto può cambiare: queste sono scelte che poi dipendono dagli allenatori".
 
Preferisce un portiere più bravo tra i pali o uno più moderno, bravo anche con i piedi? 

"Io sono un boomer da questo punto di vista, quindi faccio poco testo. È vero che il calcio va in una direzione diversa, i portieri oggi devono partecipare alla costruzione e giocare con i piedi. Però, dal mio punto di vista, io preferisco sempre un portiere forte tra i pali, che quella è la prima qualità che deve avere. Adesso invece si sta andando verso un modello diverso, anche nei settori giovanili, e secondo me non è sempre un segnale positivo. Io resto legato alla vecchia scuola: prima devi saper parare, poi il resto. Anche se oggi devi per forza adeguarti a un calcio che va in quella direzione. Poi, sono anche dell’idea che nei portieri debba esserci una gerarchia chiara: un numero uno e un numero dodici. Questa alternanza continua non mi piace, non è un buon segnale. Il titolare deve essere uno, il secondo lo sai che entra quando serve. Io sono cresciuto con questo calcio. Poi oggi è cambiato tutto, ma parlando anche con ex portieri come Michelangelo Rampulla, che è stato spesso secondo, emerge sempre lo stesso concetto: tu sai qual è il tuo ruolo. Nel calcio di oggi invece questa chiarezza si è persa, ma io continuo a pensare che la gerarchia fissa sia la soluzione migliore".
 
Direttore, dato per certo l’addio di Antonio Conte, chi vede come successore sulla panchina del Napoli? 
 
"Bella domanda, ma non semplice. In questi giorni si parla tanto di allenatori e il quadro non è ancora definito. Massimiliano Allegri è un profilo che piace perché è molto aziendalista, non chiede rivoluzioni. E in questo momento il Napoli non ha voglia di rivoluzioni, ma di sistemare alcune situazioni e ripartire. C’è anche da dire che la piazza napoletana non lo ama particolarmente. Poi c’è Simone Inzaghi, ma da quello che so io non si muove dall’Arabia. Sta bene, la famiglia è ambientata e non ha intenzione di cambiare ora. In generale, oggi devi scegliere un allenatore che conosca la Champions League e che sappia gestire quel tipo di pressione, perché il Napoli deve assolutamente migliorare il proprio percorso europeo dopo questa stagione".
 
Conte ha qualcosa di concreto per il futuro? 
 
"Da quello che mi risulta, chi lo conosce bene dice che potrebbe anche prendersi una pausa. Non è escluso. Si parla della Nazionale come opzione, ma io starei attento anche a quello che può succedere in casa Juventus. Lì si capirà qualcosa già dalla prossima settimana. Bisogna aspettare questi incastri, perché sarà una settimana molto importante sul fronte Juve e da lì si capiranno diverse cose".
ULTIMISSIME CALCIO
TUTTE LE ULTIMISSIME
NOTIZIE SUCCESSIVE >>>
L'OPINIONE - Piccari: "Napoli, serve un allenatore che conosca la Champions, bisogna migliorare il percorso europeo"

di Redazione

22/05/2026 - 18:03

A "1 Football Club", programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Marco Piccari, giornalista direttore di TUTTOmercatoWEB Radio.
 
Il procuratore di Meret ha fatto capire che il portiere resterà al Napoli solo in caso di addio di Conte: come legge questa situazione? 

"La leggo come una situazione in cui, evidentemente, tra il portiere e l’allenatore non c’è mai stato un grande feeling. Considera anche che con l’arrivo di Vanja Milinkovic-Savic è arrivato un segnale anche nei confronti di Alex Meret. Io la interpreto così. Sul resto, sinceramente, non ho elementi certi per fare analisi più profonde, quindi mi attengo a quello che si è visto: una certa mancanza di feeling tra portiere e allenatore. Ho parlato spesso con Braglia, e ha sempre criticato Conte per le sue scelte sui portieri. Io ritengo Meret un buon portiere, uno che può stare tranquillamente nel Napoli, però non è mai stato particolarmente valorizzato. Evidentemente anche con Conte non ha trovato il feeling giusto. Se poi Conte dovesse andare via, tutto può cambiare: queste sono scelte che poi dipendono dagli allenatori".
 
Preferisce un portiere più bravo tra i pali o uno più moderno, bravo anche con i piedi? 

"Io sono un boomer da questo punto di vista, quindi faccio poco testo. È vero che il calcio va in una direzione diversa, i portieri oggi devono partecipare alla costruzione e giocare con i piedi. Però, dal mio punto di vista, io preferisco sempre un portiere forte tra i pali, che quella è la prima qualità che deve avere. Adesso invece si sta andando verso un modello diverso, anche nei settori giovanili, e secondo me non è sempre un segnale positivo. Io resto legato alla vecchia scuola: prima devi saper parare, poi il resto. Anche se oggi devi per forza adeguarti a un calcio che va in quella direzione. Poi, sono anche dell’idea che nei portieri debba esserci una gerarchia chiara: un numero uno e un numero dodici. Questa alternanza continua non mi piace, non è un buon segnale. Il titolare deve essere uno, il secondo lo sai che entra quando serve. Io sono cresciuto con questo calcio. Poi oggi è cambiato tutto, ma parlando anche con ex portieri come Michelangelo Rampulla, che è stato spesso secondo, emerge sempre lo stesso concetto: tu sai qual è il tuo ruolo. Nel calcio di oggi invece questa chiarezza si è persa, ma io continuo a pensare che la gerarchia fissa sia la soluzione migliore".
 
Direttore, dato per certo l’addio di Antonio Conte, chi vede come successore sulla panchina del Napoli? 
 
"Bella domanda, ma non semplice. In questi giorni si parla tanto di allenatori e il quadro non è ancora definito. Massimiliano Allegri è un profilo che piace perché è molto aziendalista, non chiede rivoluzioni. E in questo momento il Napoli non ha voglia di rivoluzioni, ma di sistemare alcune situazioni e ripartire. C’è anche da dire che la piazza napoletana non lo ama particolarmente. Poi c’è Simone Inzaghi, ma da quello che so io non si muove dall’Arabia. Sta bene, la famiglia è ambientata e non ha intenzione di cambiare ora. In generale, oggi devi scegliere un allenatore che conosca la Champions League e che sappia gestire quel tipo di pressione, perché il Napoli deve assolutamente migliorare il proprio percorso europeo dopo questa stagione".
 
Conte ha qualcosa di concreto per il futuro? 
 
"Da quello che mi risulta, chi lo conosce bene dice che potrebbe anche prendersi una pausa. Non è escluso. Si parla della Nazionale come opzione, ma io starei attento anche a quello che può succedere in casa Juventus. Lì si capirà qualcosa già dalla prossima settimana. Bisogna aspettare questi incastri, perché sarà una settimana molto importante sul fronte Juve e da lì si capiranno diverse cose".