La festa lì per lì si prende tutto, perché una vittoria ai Mondiali non capita tutti gli anni e quando due milioni di persone si ritrovano per le strade c'è una sola priorità. Nel baccano collettivo le piccole stonature non si sentono, non fanno rumore, ma qualcuna riemerge il giorno dopo, spinta dall'algoritmo dei social. Sono tre micro-casi che coinvolgono la politica, e dividono i commenti della rete. I protagonisti sono tre titolarissimi della Roja 'mundial', su tutti capitan Rodri, che dal palco di Plaza de Cibeles urla di slancio 'viva il re!' prima di uno scontato 'viva la Spagna!', causando da una parte qualche critica e tanta ironia - soprattutto dall'estero - su un'istituzione vista come retaggio di un passato lontano e superato; dall'altra, suscitando l'orgoglio dei monarchici spagnoli che riconoscono in lui un vero 'patriota' a differenza di altri. Poi c'è il cappellino che Ferran Torres sfoggia dal bus scoperto, un "Make Spain Great Again" sulla falsariga di quello trumpiano, che sui social non è interpretato in modo univoco: ironia sul presidente Usa, invadente padrone di casa sul podio della premiazione, o appoggio alla destra nazionalista, che da anni ha importato quello slogan? Inequivocabile, invece, il gesto di Alex Baena, che quando si tratta di salutare il premier Pedro Sanchez passa veloce, stringendo la mano rapidamente e senza degnarlo di uno sguardo: la stessa cosa che fece due anni fa dopo l'Europeo Dani Carvajal, molto vicino all'estrema destra di Vox. Un po' più di affetto nei confronti del primo ministro da parte di Borja Iglesias, più volte schieratosi contro razzismo e omofobia, che addirittura lasciò la nazionale dopo il caso Rubiales (presidente federale che baciò senza consenso la calciatrice Jenni Hermoso dopo la vittoria dei Mondiali 2023) fino a quando non si dimise. Oltre alle questioni politiche, poi, restano quelle tecniche, soprattutto proiettandosi al prossimo Pallone d'Oro di ottobre: meno protagonista del previsto eppure campione del mondo, dopo il bis nella Liga, il debuttante Lamine Yamal; sempre al centro della ragnatela di gioco della Spagna capitan Rodri, che però è reduce una stagione più in ombra al Manchester City. Resta una suggestione per i romantici quella di Pau Cubarsí, miglior giovane del torneo, perno di una difesa pressoché impenetrabile e autore di un salvataggio al 120' che ha blindato il titolo: l'ultimo in quel ruolo a ricevere il premio fu Fabio Cannavaro nel 2006, quando lui non era ancora nato, e sono troppi - da Mbappé a Messi a Kane - anche gli avversari esterni.
di Redazione
21/07/2026 - 17:50
La festa lì per lì si prende tutto, perché una vittoria ai Mondiali non capita tutti gli anni e quando due milioni di persone si ritrovano per le strade c'è una sola priorità. Nel baccano collettivo le piccole stonature non si sentono, non fanno rumore, ma qualcuna riemerge il giorno dopo, spinta dall'algoritmo dei social. Sono tre micro-casi che coinvolgono la politica, e dividono i commenti della rete. I protagonisti sono tre titolarissimi della Roja 'mundial', su tutti capitan Rodri, che dal palco di Plaza de Cibeles urla di slancio 'viva il re!' prima di uno scontato 'viva la Spagna!', causando da una parte qualche critica e tanta ironia - soprattutto dall'estero - su un'istituzione vista come retaggio di un passato lontano e superato; dall'altra, suscitando l'orgoglio dei monarchici spagnoli che riconoscono in lui un vero 'patriota' a differenza di altri. Poi c'è il cappellino che Ferran Torres sfoggia dal bus scoperto, un "Make Spain Great Again" sulla falsariga di quello trumpiano, che sui social non è interpretato in modo univoco: ironia sul presidente Usa, invadente padrone di casa sul podio della premiazione, o appoggio alla destra nazionalista, che da anni ha importato quello slogan? Inequivocabile, invece, il gesto di Alex Baena, che quando si tratta di salutare il premier Pedro Sanchez passa veloce, stringendo la mano rapidamente e senza degnarlo di uno sguardo: la stessa cosa che fece due anni fa dopo l'Europeo Dani Carvajal, molto vicino all'estrema destra di Vox. Un po' più di affetto nei confronti del primo ministro da parte di Borja Iglesias, più volte schieratosi contro razzismo e omofobia, che addirittura lasciò la nazionale dopo il caso Rubiales (presidente federale che baciò senza consenso la calciatrice Jenni Hermoso dopo la vittoria dei Mondiali 2023) fino a quando non si dimise. Oltre alle questioni politiche, poi, restano quelle tecniche, soprattutto proiettandosi al prossimo Pallone d'Oro di ottobre: meno protagonista del previsto eppure campione del mondo, dopo il bis nella Liga, il debuttante Lamine Yamal; sempre al centro della ragnatela di gioco della Spagna capitan Rodri, che però è reduce una stagione più in ombra al Manchester City. Resta una suggestione per i romantici quella di Pau Cubarsí, miglior giovane del torneo, perno di una difesa pressoché impenetrabile e autore di un salvataggio al 120' che ha blindato il titolo: l'ultimo in quel ruolo a ricevere il premio fu Fabio Cannavaro nel 2006, quando lui non era ancora nato, e sono troppi - da Mbappé a Messi a Kane - anche gli avversari esterni.